Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Ira Levin – Rosemary’s baby

Ira Levin – Rosemary’s baby

written by Gianluigi Bodi 4 febbraio 2016
Ira Levin

Ho iniziato l’anno sotto il segno del fantastico. Vuoi per una serie di saggi che mi sono capitati tra le mani, vuoi perché uno dei libri che mi ero tenuto per il 2016 era quel “Rosemary’s baby” di cui tanto avevo sentito parlare negli anni e che ancora non avevo letto.
Nota en passant, non ho visto il film per cui la lettura, per me, è stata priva di pregiudizi.

Che dire di questo libro? Innanzitutto che mi ha inquietato come pochi.
Andiamo per ordine, Rosemary e Guy Woodhouse stanno per trasferirsi in un nuovo appartamento. All’improvviso se ne libera uno nel prestigioso palazzo del Bramford per cui i due decidono di lasciar cadere l’opzione che stavano percorrendo. Al Bram li attendono dei vicini di casa impiccioni. Due vecchietti gentili che rispondono al nome di Roman e Minnie Castevet. La vita di Guy si divide tra casa e i tentativi di sfondare come attore. Rosemary invece fa amicizia con la ragazza al quale i Castevet ha dato ospitalità. Un’amicizia di breve durata visto che l’ex tossicodipendente decide di buttarsi giù dalla finestra dell’appartamento dei due vecchietti e schiantarsi al suolo. Da questo momento le attenzioni dei Castevet si indirizzeranno su Rosemary e sulla sua gravidanza.
Quella dei Castevet inizia con una blanda curiosità per arrivare ad un interesse morboso, ad un controllo quasi maniacale della vita di Rosemary. Anche Guy sembra diverso. La sua carriera improvvisamente inizia a volare, mentre una serie di sfortunati eventi gli spianano la strada. Sembra tutto troppo bello per essere reale.

Quello di Ira Levin è un libro in cui l’inquitudine la fa da padrona. Leggiamo sospesi nel mondo del fantastico, sfogliamo le pagine nell’incertezza. Sospendiamo il nostro giudizio perché non possiamo decidere se le fantasie di Rosemary, i sogni che assomigliano a visioni, i dubbi crescenti, i libri che parlano di magia nera, siano soltanto un parto della sua immaginazione oppure abbiano un fondamento concreto.
In tutto ciò che succede possiamo trovare una spiegazione razionale. Gli incidenti sono colpi di sfortuna. La fame di carne cruda una voglia un po’ bizzarra, ma normale nelle donne incinta (secondo il dottore che ha in cura Rosemary, un amico di famiglia dei Castevet), la paranoia un effetto ormonale. Tutto ha una spiegazione logica, tranne la fine. Alla fine del libro cade un velo nero e ci troviamo di fronte all’orrido, al terribile. E siamo costretti ad avere paura.

Con questo libro, mi sia concesso dirlo, Sur Edizioni diventa completamente una creatura di Cassini. Sembra di vedere qualcosa del passato di Minimum Fax. Tutto questo mantenento la forte identità che ha acquisito Sur. Spero non me ne voglia Cassini, che per me è stato un compagno di letture nel corso degli ultimi venti anni. Quando si parla del passato non si sa mai come la possa prendere il prossimo, ma da questo innesto radicato nel passato io ci vedo tutto lo splendore del futuro.

Davvero ottima la traduzione di Attilio Verdali. Un libro così coinvolgente meritava una traduzione così ben fatta.

Ira Levin (1929-2007) è stato un romanziere e drammaturgo statunitense. Tra i suoi libri: Un bacio prima di morire, La donna perfetta, Questo giorno perfetto e, di prossima pubblicazione per BIG SUR, I ragazzi venuti dal Brasile. Elogiato da scrittori come Chuck Palahniuk, Stephen King e Truman Capote, nella sua lunga carriera letteraria ha vinto il Prometheus Award e, per tre volte, l’Edgar Allan Poe Award.

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27 comments

Carlotta 5 febbraio 2016 at 12:29

Io l’ho letto dopo aver visto il film, quindi sapendo cosa cercare: è costruito benissimo, lascia cadere tutti gli indizi che servono ma hanno tutti una doppia interpretazione. Molto bello.

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