Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Intervista a Pietro Del Vecchio – Del Vecchio Editore

Intervista a Pietro Del Vecchio – Del Vecchio Editore

written by Gianluigi Bodi 25 maggio 2015
Pietro del vecchio

Siamo molto lieti di ospitare sulle pagine di Senzaudio l’intervista a Pietro Del Vecchio, editore della omonima casa editrice Del Vecchio.

Cosa spinge una persona sana di mente ad alzarsi una mattina e decidere di fondare una casa editrice in un paese che ha un rapporto con la lettura quantomeno problematico?

Per rispondere rigiro la domanda. Tutti parlano del basso tasso di lettura in Italia. Far nascere una nuova casa editrice significa in qualche modo provare a dare una soluzione a questo problema? Ecco, secondo me occorre leggere la realtà da punti vista molteplici. Il fatto che tutti parlino dei bassi tassi di lettura non focalizza necessariamente il problema. Altri mantra, oltre a quello secondo il quale in Italia non si legge: al Sud non si legge, il rosso (o il verde, a seconda delle stagioni) non vende, i racconti non vendono, la poesia non vende, le copertine complicate non vendono. Io noterei il comune denominatore di queste narrazioni: ad esempio, l’affermazione secondo la quale “i racconti non vendono” non è neutra e non ha lo stesso peso se pronunciata da un editor, da un direttore editoriale, da un distributore piuttosto che da un lettore. Il punto fondamentale è, secondo me, che siamo stati inondati in questi anni da migliaia di sottoprodotti culturali e letterari spacciati per “capolavori”, da moltitudini di operazioni pseudo-giornalistiche etichettate come “recensioni”, e molti dei luoghi deputati a produrre cultura e democrazia – case editrici, librerie, quotidiani, periodici, radio e televisioni – hanno svenduto la propria funzione e la propria missione. Citando Ben Parker, il nonno di Peter Parker, «da un grande potere derivano grandi responsabilità. Ci si potrebbe interrogare a lungo sull’uso che di questo potere è stato fatto. Bisogna vendere, è questo l’imperativo, e per vendere ci si è convinti che occorra pubblicare in grande quantità scrittori e scritture di basso livello. Io credo che sia vero l’esatto contrario. Per incrementare il numero dei lettori occorre strutturare e appoggiare progetti editoriali di qualità, case editrici che facciano della qualità il proprio business. Insomma, non esiste una crisi del libro o dei lettori (questa idea e la sua propagazione sono funzionali a chi vuole continuare con la politica del “tutto e subito”), esiste invece una crisi di un modello di editoria basato sui bestsellers costruiti a tavolino e sull’invasione delle novità.

Quando e come è nata la casa editrice Del Vecchio?

Siamo una casa editrice di ricerca e progetto e siamo nati a Roma nel 2007. Pubblichiamo letteratura in tre collane: formelunghe, formebrevi e poesia. Formelunghe si concentra sul romanzo: i classici moderni, le grandi scritture contemporanee e nessuna preclusione geografica o ideologica. Nella collana formebrevi pubblichiamo racconti, novelle brevi, short stories, reportages e brevi saggi narrativi. La collana poesia, premiata nel 2013 come la migliore in Italia quanto ad autori tradotti e coraggio di scelte editoriali, propone sempre in testo a fronte alcuni tra i maggiori poeti contemporanei internazionali. Nel 2015 abbiamo ottenuto il Premio Nazionale per le Traduzioni. Punto di forza della casa editrice è la cura del testo, dalla sua valutazione alla sua presentazione al lettore: siamo infatti convinti che cultura e bellezza siano valori etici interdipendenti e come tali vadano presentati al lettore. Dal maggio del 2013 abbiamo rinnovato interamente la nostra grafica affidandoci a Maurizio Ceccato/ifix. Siamo riusciti – ovviamente a nostro parere – a realizzare un oggetto valido anche dal punto di vista estetico, pensato per un consumo e un piacere che non siano affrettati e distratti: i libri hanno bisogno di tempo, cure e attenzione. Diamo infatti il giusto valore alla bellezza e alla utilità delle informazioni e per questo motivo nei nostri volumi ci si può fare un’idea del testo attraverso i tag in quarta di copertina che raccontano il libro per parole chiave oppure si può scoprire la lettura della redazione attraverso le ironiche “istruzioni per l’uso” in fondo al testo, oppure trovare in cover il nome del traduttore accanto a quello dell’autore e grazie alla sua “scatola nera” seguirne le scelte che lo hanno guidato nella sua operazione di resa in italiano.

Le vostre copertine sono sempre molto belle, sempre aderenti al testo, quasi come se volessero anticiparlo. Quali sono le fasi che coinvolgono voi e Maurizio Ceccato nella creazione di una vostra copertina?

Cerchiamo innanzitutto di rispettare l’intelligenza del lettore. Grazie a Ceccato, possiamo dire innanzitutto che i nostri libri sono diventati più colorati. Ora, moltissimi lettori che si sono accostati a noi allo stand al Salone del Libro di Torino senza conoscerci hanno dovuto confutare a se stessi una prima impressione – direi quasi subliminale – connessa alla sensazione di trovarsi di fronte a “libri per ragazzi”. A domanda diretta la risposta è stata nella maggior parte dei casi relativa al colore e alle illustrazioni in copertina. Come se il colore, la vivacità compositiva e il tratto non convenzionale rispondano a logiche estranee alla letteratura o alla stessa adultità. Il dato mi sembra interessante per due motivi. Innanzitutto perché ci indica che il rigore geometrico e il “classico” da una parte (o i volti ammiccanti dall’altra) hanno informato il nostro immaginario grafico: come se la letteratura non possa che essere “seria” e “classica” e quindi veicolata attraverso un layout “serio” e “classico”, in qualche modo rassicurante (il corollario di questo postulato è che la letteratura o i libri per ragazzi siano invece “frivoli”, cioè adatti a uno stato evolutivo inferiore: i ragazzi sono quindi in questa accezione, ancora una volta, degli adulti in miniatura, difettosi o quantomeno bisognosi di progresso). Di questi tempi occorre essere rassicurati, guidati, presi per mano e non turbati nella nostra ricerca di serenità e disimpegno. Siamo felici di proporre ai lettori testi che li sfidino, che non li rassicurino, che mettano in moto il loro cervello e le loro funzioni critiche. In secondo luogo mi pare che il tema del “colore” indichi come la bibliodiversità sia oggi più che mai un fondamentale strumento di lotta alla lobotomizzazione di massa: il messaggio che molte librerie veicolano, specie quelle di catena, è che esiste solo un modo di fare editoria, un modo esposto in maniera privilegiata (e spesso prezzolata) nella grande maggioranza dei negozi. Diventa una priorità per la vita democratica di questo Paese, invece, mostrare come esista un universo che non ha in molte librerie una sua corretta e doverosa collocazione; mostrare che se molti grandi editori o gruppi editoriali hanno smesso di fare ricerca e progetto – convinti a torto che il pubblico richieda soltanto consolazione, evasione, identificazione, stupidità – molte case editrici indipendenti fanno invece della ricerca e del progetto il cuore pulsante della propria attività, portando avanti una concezione altissima della missione editoriale. Con Ceccato l’intesa è immediata, lui è bravissimo a captare il taglio che vogliamo dare al nostro lavoro. La redazione “racconta” il testo e individua una serie di suggestioni iconografiche. E il gioco è fatto: al 99% la bozza di Maurizio avrà fatto centro al primo colpo.

Il nome in copertina, la scatola nera del traduttore e ora anche la breve biografia. Dove nasce questo rapporto stretto con i traduttori?

 

Dall’idea che il libro sia un prodotto artigianale collettivo. Non è possibile immaginare il libro soltanto attraverso il testo che in esso è contenuto. La lavorazione di un volume prevede molteplici fasi e molteplici professionalità, a ciascuna delle quali va dato il giusto riconoscimento. Non solo il traduttore, quindi, ma anche l’editor, il redattore, e così via, il cui lavoro è debitamente rendicontato nella pagina dei crediti.

Nel corso del 2015 pubblicherete “Kruso” di Lutz Seiler. Come riesce una casa editrice indipendente ad accaparrarsi quello che in Germania è stato votato Deutscher BuchPreis del 2014?

 

Siamo abituati diversamente, specie a queste latitudini, ma non esiste soltanto il denaro a regolare i rapporti tra individui e aziende. La casa editrice tedesca di Seiler, Suhrkamp, con cui abbiamo lavorato per i titoli precedenti dell’autore, e i suoi agenti italiani, Berla&Griffini, hanno cercato di privilegiare i nostri punti di forza, anche a discapito di offerte economiche ben più consistenti: la cura dell’edizione, della traduzione, dell’oggetto-libro, il rapporto con l’autore. Abbiamo dato maggiori garanzie di qualità in tal senso.

Continue spallate alla legge Levi, il tentativo di acquisizione di RCS da parte di Mondadori e la saturazione delle librerie con centinaia di migliaia di titoli con vita brevissima. Quali sono le mosse della Del Vecchio per navigare in questo mare impetuoso? Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro delle casa editrice Del Vecchio?

 

Le librerie indipendenti – che costituiscono il nostro bacino privilegiato – rappresentano un cuore pulsante del sistema sociale e culturale di questo Paese. E rappresentano anche il futuro del mondo librario italiano. Può sembrare paradossale affermarlo in un momento in cui molte rischiano la chiusura. Ma, a ben vedere, è l’intero sistema del libro che vacilla: se le piccole librerie non stanno bene, le catene stentano sempre di più e affidano le proprie speranze all’aumento esponenziale dello spazio non dedicato al libro; i grandi gruppi si rincorrono a colpi di titoli sensazionalistici il cui valore si esaurisce nell’operazione commerciale che promuovono. In questo contesto il libraio torna a essere un valore aggiunto e una speranza di riscossa giunge proprio dalle librerie che hanno nel libraio di consiglio il fulcro della propria proposta. E ciò anche da un punto di vista economico: i lettori non sono spariti per una improvvisa epidemia, si sono ritratti anche a causa della immane marea di prodotti inutili che affollano il nostro mercato editoriale. I lettori non possono essere rincorsi a suon di proselitismo e di iniziative-fuffa che si esauriscono nella visibilità che regalano agli organizzatori. La legge Levi è un pasticcio normativo, un regalo alle concentrazioni di potere che governano l’editoria italiana. Che siamo stati noi indipendenti a doverla difendere – come in occasione dell’ultimo paventato tentativo di abolizione – fornisce da un lato lo stato dell’arte (una crisi figlia anche e soprattutto delle dissennate scelte culturali e produttive portate avanti dell’industria editoriale italiana negli ultimi 20 anni) dall’altra rende palesi quelle che sono le forze in campo, che cominciano a non trarre beneficio neanche più da una legge che lungi dal sanare i conflitti li regola in senso oligopolistico, mascherandoli di buone intenzioni. Non c’è nulla di peggio dell’ingiustizia travestita da diritto. Il futuro di questa industria – così come il nostro – è solo nella qualità. Solo i progetti che operano in tal senso hanno una chance di successo. Nel nostro piccolo cercheremo di sfidare ancora di più i lettori, rispettando la loro intelligenza e curiosando il più possibile in territori letterari poco battuti e che meritano di essere messi a disposizione dei lettori di questo paese.

Un sentito grazie a Pietro Del Vecchio per la sua cortesia e disponibilità.

Commenti a questo post

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25 comments

Vanamonde 26 maggio 2015 at 1:12

Applausi! 🙂

Però Ben Parker era lo zio di Peter, non il nonno. 😉

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Pietro 26 maggio 2015 at 9:06

Cado su Ben Parker, chiedo venia 😉

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RASSEGNA CULTURALE 25 MAGGIO-21 GIUGNO | rassegna culturale 21 giugno 2015 at 13:11

[…] Senzaudio INTERVISTA ALL’EDITORE PIERO DEL VECCHIO “[…] siamo stati inondati in questi anni da migliaia di sottoprodotti culturali e letterari spacciati per ‘capolavori’, da moltitudini di operazioni pseudo-giornalistiche etichettate come ‘recensioni’, e molti dei luoghi deputati a produrre #cultura e democrazia – case editrici, librerie, quotidiani, periodici, radio e televisioni – hanno svenduto la propria funzione e la propria missione”: sono alcune delle considerazioni dell’editore Del Vecchio in questa bella intervista. http://senzaudio.it/intervista-a-pietro-del-vecchio-del-vecchio-editore/ […]

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