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5 dritte sulla proposta di traduzione

by senzaudio

Venerdì scorso, durante il Translation Day del Pisa Book Festival, ho preso parte a un incontro dal titolo “Cominciare a tradurre per l’editoria indipendente” che ha visto la partecipazione, oltre a me, di Marco Cassini di SUR, Pietro Del Vecchio di Del Vecchio e Isabella Ferretti di 66thand2nd, con la supervisione di Ilide Carmignani. Vi starete chiedendo che ci facessi in mezzo a tali colossi dell’editoria indipendente. Semplice: facevo la sostituta! (Di Annalisa Proietti, editrice della “mia” gran vía edizioni.) Durante l’incontro si è parlato anche di come inviare proposte di traduzione e così ho deciso di darvi qualche consiglio al riguardo…

Premessa: non vi racconterò per filo e per segno tutti i passaggi da compiere per fare una proposta; per questo c’è già questo utilissimo post di Thais Siciliano. Se non l’avete mai letto, fatelo subito (poi tornate qui, eh!) e se l’avete letto, rileggetelo che male non fa.

Fatto? Bene siamo pronti.

Consiglio 1: Siate realistici. Ovvero: la vostra tesi non è riciclabile.

Lo so che avete fatto una traduzione fantastica di grande classico o di un testo ipersperimentale ma al 90% quella proposta non sarà spendibile. Se è un classico, non lo sarà perché difficilmente un editore corre il rischio di affidare un testo importante a un esordiente. Capisco che avete preso 110 e lode e che il testo l’avete tradotto con il relatore, ma le modalità della traduzione per così dire “accademica” spesso non coincidono con quelle del mondo editoriale. Magari potrete tirar fuori quel titolo dal cappello tra qualche anno, quando vi sarete fatti un nome.

Se invece il testo è ipersperimentale, l’editore non si assumerà il rischio per un altro motivo: teme che quel testo, per quanto interessante, non possa trovare abbastanza pubblico, soprattutto in un Paese di non lettori come il nostro. Tutto dipende dalla casa editrice a cui vi rivolgete, ma come consiglio generale conviene scegliere un autore giovane ma non esordiente che sia già stato tradotto all’estero.

E qui arriviamo al

Consiglio 2: Siate convincenti.

Perché l’editore dovrebbe pubblicare il testo che gli proponete? Avete già scritto che la trama è interessante, lo stile altrettanto, che si adatterebbe perfettamente al catalogo della casa editrice (avete controllato, no?) ma dovete anche dimostrare che quel libro ha avuto una buona accoglienza di pubblico e di critica, se possibile non solo nei Paesi in cui è stato pubblicato in lingua generale, ma anche in quelli in cui è uscito in traduzione. Includete nella proposta una rassegna stampa ragionata, elencate gli eventuali premi vinti dall’autore o meglio ancora da quel testo, se avete dati sulle vendite mettete anche quelli. Io, di solito, chiedo alla casa editrice estera o all’agenzia letteraria di fornirmi la loro press release. Non tutte acconsentono, ma tentar non nuoce.

Che cosa c’entra questo con il modo in cui traducete? È proprio questo il punto. Non basta proporre l’autore giusto all’editore giusto, non basta dimostrare di saper tradurre bene, anzi benissimo: l’editore vuole qualcuno che abbia una conoscenza del mercato editoriale italiano e estero, qualcuno consapevole che il libro è un prodotto editoriale, e che in quanto prodotto ha dei costi e verosimilmente dei ricavi che dipendono dalla quantità di acquirenti che è in grado di raggiungere. È poco poetico, lo so, ma this is business e se dimostrate di essere attenti anche a questi aspetti, se insomma sapete che i libri si vendono anche grazie ai premi, le recensioni, gli uffici stampa… be’, partirete avvantaggiati.

Consiglio 3: Non fatevi dimenticare.

Gli editori sono delle brutte bestie (se siete editori andate al consiglio 5). Presi da mille impegni, non sempre leggono la proposta che inviate e anche se la leggono spesso se ne dimenticano. Se dopo qualche mese (sì, i tempi sono lunghi e il tutto sembra un po’ una corsa a ostacoli, come illustrano Cosi&Repossi in questa infografica) l’editore non ha dato segni di vita, fatevi vivi. Attenzione: non trasformatevi in stalker. Passate a trovarlo a una fiera oppure scrivete un’e-mail gentile in cui gli ricordate la vostra prova. A questo proposito, ripeto qui un consiglio che ho dato anche all’incontro a Pisa. Un modo carino e poco invadente per ricordare all’editore la nostra esistenza è quello di inviare qualche nuova informazione sul libro che proposto: ha vinto un premio, è apparsa una recensione su un’importante rivista internazionale (o magari italiana), l’autore sta per pubblicare un nuovo libro (seguito su Facebook/Twitter)… In questo modo, oltre a ricordare all’editore la vostra proposta, dimostrate di avere una conoscenza aggiornata del panorama editoriale, che spesso si muove più velocemente delle piccole case editrici.

Consiglio 4: Scegliete con cura l’editore.

Piccole case editrici. O case editrici indipendenti (Del Vecchio mi passi il termine, anche se ha spiegato di non condividere l’uso di questa definizione sia a Pisa sia qui). O piccole case editrici indipendenti di qualità e rispettose nei confronti dei collaboratori, che forse è la definizione migliore. Se conoscete l’editor di narrativa straniera di una grande casa editrice, benissimo. Ma di solito è più facile iniziare con i piccoli, spesso più interessati a nuove proposte perché non possono contare sulla schiera di lettori a disposizione delle big.

Inoltre, posto che scrivere all’indirizzo info@casaeditrice.it spesso è completamente inutile, bisogna procurarsi il contatto dell’editor di narrativa straniera o del responsabile dell’acquisto dei diritti. Si può controllare sul sito, telefonare alla casa editrice – io non l’ho mai fatto – oppure si può chiedere informazioni durante le fiere – e questo lo faccio sempre. Vado allo stand della casa editrice prescelta, mi presento, spiego che vorrei inviare una proposta, chiedo di poter parlare con l’editor di riferimento o almeno di avere il suo indirizzo e-mail. Non mi porto mai il curriculum, ma lascio il mio biglietto da visita, più pratico. E se so che qualcuno della casa editrice parteciperà a un incontro durante quella fiera, seguo l’evento e alla fine la vittima designata, mi presento e… vedi sopra.

Consiglio 5: Anche l’editore è il vostro prossimo.

Pare che anche gli editori (e gli editor) siano esseri umani, che a volte non abbiano tempo di rispondere a tutte le e-mail, che le fiere siano massacranti anche per loro, che non sempre si ricordino tutto. Quindi, quando mandate una proposta, inserite sempre il vostro nome e cognome e indirizzo e-mail nel file. E inseriteli anche nella prova di traduzione. Quando mandate un promemoria, siate gentili e fate sempre riferimento al testo che avete proposto (o riprendete direttamente quel thread). Se li incontrate a fiere o eventi, non abusate del loro tempo. E se li contattate qualche giorno dopo, ricordate loro dove vi siete incontrati e che cosa vi siete detti. Se vi comporterete in modo professionale e comprensivo (che non significa remissivo), saranno meglio disposti nei vostri confronti e, se la proposta che avete fatto proprio non la possono accettare, potrebbero comunque proporvi qualche altra forma di collaborazione con la casa editrice per iniziare a farvi le ossa. 😉

Tutto chiaro? Allora forza: scegliete il libro, preparate, inviate e… in bocca al lupo!

E per non farvi consumare dall’attesa, leggetevi questa chicca delle Doppioverso girls.

Commenti a questo post

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11 comments

Il curriculum nell'era 2.0 | Senzaudio 26 Novembre 2015 - 10:48

[…] la pubblicazione dell’articolo sulla proposta editoriale, alcuni (o meglio alcune) di voi mi hanno scritto chiedendomi altri post della stessa natura. […]

Reply
Chi vuole fare lo scout? | Senzaudio 19 Maggio 2016 - 9:15

[…] indicazioni su come presentare una buona proposta editoriale (tema di cui vi ho già parlato in questo articolo), ha spiegato a grandi linee il meccanismo della compravendita dei diritti di traduzione e […]

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