Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Intanto da qualche parte, una fiera del libro

Intanto da qualche parte, una fiera del libro

by Angelo Orlando Meloni

 

Ho scoperto la casa editrice Gorilla Sapiens andando in giro per fiere. Fiere del libro, intendo, quelle curiose manifestazioni durante le quali il pubblico compra gli stessi libri che avrebbe trovato nella cartolibreria sotto casa e gli addetti ai lavori stanno tutto il tempo a dirsi tra loro che il pubblico compra gli stessi libri che avrebbe trovato nella cartolibreria sotto casa. Per quanto mi riguarda, dopo aver comprato qualche volume e aver placato i sensi di colpa (quelli della cartolibreria sotto casa li avevo già prenotati giustappunto nella suddetta cartolibreria), un interrogativo continuava però a pressarmi impedendomi la meritata soddisfazione. E così, dopo averci rimuginato su, alla fine presi una decisione per me inusuale e scrissi alla redazione: “cari amici di Gorilla Sapiens cordiali saluti grazie per l’attenzione eccetera e perdonate la mia curiosità ma ecco insomma mi piacerebbe sapere il motivo di questo omaggio al romanzo di fantascienza Gorilla sapiens, vecchio Urania firmato da L. Sprague de Camp e Peter Schuyler Miller”. Ma non era un omaggio, nossignore. Alla faccia delle cospirazioni era una vera coincidenza, che oggi non ci si crede quasi più, alle coincidenze. E siccome nello Stivale gli originaloni come me evidentemente abbondano e hanno un sacco di tempo libero, devono essere arrivate così tante lettere che alla fine i coraggiosi gorillasapienti un libro che omaggiasse la gloriosa sci-fi l’hanno pubblicato per davvero.

 

Intanto, da qualche parte nello spazio… è una gradevole, scorrevole antologia fantascientifica, pur venata da un sentimento quasi luttuoso circa le sorti della Penisola che accomuna più d’uno dei racconti ospitati nel volumetto. Il che potrebbe farci riflettere su quel saporaccio di sconfitta generazionale e dopo-sbronza cattivo che negli ultimi anni ci ha, come dire, rovinato la festa. Ma non la lettura, in verità stimolante fin dalla copertina, con quell’alieno che risale su per l’arcobaleno forse a fare uno scherzetto ai gonzi in cerca della pignatta piena di monete d’oro. Eccolo, insomma, il sense of wonder: da bambini eravamo certi che nel duemila avremmo colonizzato il sistema solare e quando arriva il duemila ti rendi conto che gli shuttle hanno bisogno di qualcosa in più di una sistematina. Eccolo qua, quel che resta del sense of wonder nella nostra repubblica fondata sul lavoro, raccontato da Alessandro Sesto (già autore del delizioso & spassoso Moby Dick e altri racconti brevi) in Agata, breve e toccante, fantozziana storia di androidi, bugie e ferocissima disoccupazione. O da quel mattacchione d’un funambolo di Carlo Sperduti, a cui va tutta la mia stima per essersi inventato il letto ciclico: “Se tento di scendere da destra, mi ritrovo sul bordo sinistro del letto. Scendendo da sinistra, eccomi sul bordo destro”. O ancora da Massimo Eternauta che in Pompex in poche pagine tratteggia un divertente incubo zozzon-sociologico. Pur con i suoi alti e bassi, tutto il volume in verità si legge con una certa piacevolezza e nell’attesa di scoprire come reagirà e se reagirà il fandom a questo sconfinamento nello spazio astrale della Federazione, non posso fare altro che invitarvi alla lettura. Questo raccolta non cambierà il destino delle patrie lettere e fantascientifiche, ma vi darà modo di conoscere una nuova casa editrice e alcuni nuovi autori.

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