Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Andrés Neuman – Le cose che non facciamo

Andrés Neuman – Le cose che non facciamo

by Gianluigi Bodi

La sensazione è che per Andrés Neuman le cose che non facciamo siano anche quelle che non diciamo.

Andrés Neuman è indubbiamente una delle scoperte migliori di questo 2016. Non in quanto scrittore di racconti, ma in quanto scrittore punto e basta. I racconti di “Le cose che non facciamo” sono brevi, a volte brevissimi, lo spazio di una pagina per frantumare un po’ del terreno sotto ai nostri piedi. E, quando avrete finito di leggere queste piccole perle vi resterà il dubbio che ciò che avete letto non sia tutto quello che c’era da sapere. Che la parte lasciata al buio sia tremendamente importante.

Una visione del mondo leggermente diversa.

L’impressione che ho avuto è che Andrés Neuman cerchi di esplorare un lato oscuro dell’animo umano, ma che lo faccia dipingendo una realtà che non è la nostra. Una realtà quasi del tutto simile eppure leggermente diversa. Come se dovessimo recuperare dalla nostra memoria il volto di una persona e, nell’incontrarla, ci accorgessimo delle piccole differenze tra il reale e ciò che avevamo riesumato. Quello che racconta Neuman è il mondo, ma non il nostro mondo, una versione plausibile e sottilmente disturbante. Perché il fatto è che a leggere questi racconti spesso si rimane con una sensazione sgradevole addosso, una sorta di brivido lungo la schiena. Sai che sta per succedere qualcosa, sai che la bomba potrebbe esplodere da un momento all’altro e non puoi far nulla per fermarla.

Ciò di cui è difficile parlare.

Si tratta di una raccolta di racconti e a parlare di ogni singolo racconto ci vorrebbero due giorni. C’è qualcosa di disturbate nella linea tratteggiata sulla sabbia, c’è qualcosa di inquietante nell’appartamento chiuso a chiave e nella seduta dallo psichiatra. C’è qualcosa che da i brividi nell’incendio che devasta un palazzo e nei commenti lasciati da N.N. nel libro degli ospiti di alcuni alberghi. In qualsiasi modo la si voglia mettere il modo migliore per parlare di questi racconti e leggerli.

L’arte padroneggiata.

Un bravo scrittore padroneggia la sua arte nel momento in cui riesce a capire che ciò che lascia fuori è importante al pari di ciò che inserisce. Andrés Neuman è, sotto questo aspetto, una continua sorpresa. Ci rendiamo conto che mentre leggiamo, la parte non detta, il sottinteso, ha iniziato a premere sopra le nostre teste e, alla fine del racconto, questo peso ci schiaccia. C’è sempre un’ombra diabolica, un soffio di cinismo e malvagità, un accenno di pazzia dalle conseguenze inaspettate. C’è sempre un elemento o una chiusa finale che ci pone di fronte al fatto che il personaggio di cui abbiamo letto è la nostra metà oscura. Se lo incontrassimo per strada è probabile che qualcosa ci farebbe scattare sull’attenti e ci farebbe stare alla larga.

Una questione di scala

Andrés Neuman lo scrive anche in uno dei quattro dodecaloghi che sono riportati alla fine della raccolta: la brevità non è una questione di scala ma di struttura. Struttura che lui padroneggia perfettamente sia nei racconti più lunghi che in quelli brevissimi. Questi racconti si possono leggere con occhio ironico o, come nel caso del sottoscritto, con una malcelata diffidenza nei confronti dei personaggi. Una diffidenza che mi fa dire che quello che non sappiamo è importante tanto quello che sappiamo.

Extra

Prosegue l’incredibile lavoro di Sur nel campo della letteratura latinoamericana. Andrés Neuman non è nuovo al pubblico italiano, ma sono certo che servisse il coraggio di Sur per pubblicare una raccolta di racconti di questo tipo in un paese in cui il racconto è nicchia.
Ottima la traduzione di Silvia Sichel che deve aver instaurato con Neuman un rapporto quasi simbiotico.

Andrés Neuman (1977) è nato a Buenos Aires, dove ha trascorso l’infanzia. Figlio di musicisti argentini, è cresciuto a Granada, dove è stato professore di letteratura latinoamericana. È autore di romanzi: Frammenti della notte, La vida en las ventanas, Una volta l’Argentina, Il viaggiatore del secolo e Parlare da soli; raccolte di racconti: El que espera, El último minuto, Alumbramiento y Hacerse el muerto; poesie: Métodos de la noche, El jugador de billar, El tobogán, La canción del antílope, Mística abajo, No sé por qué Patio de locos; aforismi: El equilibristaBarbarismos y Caso de duda; e di un libro di viaggio sull’America Latina: Cómo viajar sin ver. Le sue poesie sono raccolte nel volume Década. Il suo blog Microrréplicas è stato selezionato tra i migliori blog letterari da El Cultural. È stato tra gli autori scelti per Bogotá 39 ed è stato selezionato dalla rivista Granta tra i migliori giovani scrittori in lingua spagnola.  Ha vinto, tra gli altri, il Premio de la Crítica, il Premio Hiperión de poesía e il Premio Alfaguara de novela. È stato finalista del Premio Herralde e del Rómulo Gallegos, è entrato nella shortlist dell’IMPAC Dublin Literary Award e ha ricevuto una Menzione Speciale dalla giuria dell’Independent Foreign Fiction Prize. L’antologia dei suoi racconti tradotti in inglese è stata premiata negli Stati Uniti con il Firecracker Award, concesso dalla Community of Literary Magazines and Presses insieme all’Associazione dei Librai Statunitensi. I suoi libri sono tradotti in più di venti lingue.

Silvia Sichel traduce per l’editoria da oltre vent’anni. Le sue lingue di lavoro sono lo spagnolo e il russo. Ha una lunga esperienza come redattrice e tiene laboratori di traduzione letteraria presso l’Instituto Cervantes di Milano. Di Andrés Neuman ha tradotto tutte le opere pubblicate recentemente in Italia.

 

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