Welcome to Club 27

by senzaudio

We all die. The goal isn’t to live forever, the goal is to create something that will.” Questa frase, tratta dal romanzo di Chuck Palahniuk “Diary”, non può che farci pensare ad un famoso club, la cui iscrizione non richiede alcun modulo, né una quota minima d’ingresso. L’unico pagamento previsto, in questo club, è a costo della vita.

Il Club 27 (il cui nome fu coniato per la stampa) è un club, immaginario s’intende, che riunisce alcune delle personalità artistiche più influenti di tutti i tempi, soprattutto in ambito musicale, decedute (sia per cause naturali sia per incidenti e/o suicidi) all’età di 27 anni.

La maledizione del Club 27 ha colpito artisti del calibro di Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis JoplinBrian Jones e perfino il leader dei Nirvana, Kurt Cobain, fino alla scomparsa più recente, avvenuta due anni fa, della cantante inglese Amy Winehouse. Fu proprio in occasione della morte della Winehouse che scoprii l’esistenza di questa, seppur di origine mediatica, maledizione, e la cosa, non lo nego, per quanto estremamente arricchita di fronzoli anch’essi mediatici, mi colpì parecchio.

Nonostante la giovane età, Amy Whinehouse fu senz’altro la fondatrice di un genere innovativo, in quanto lanciò il white soul, le cui attuali seguaci, come Adele, Duffy (a livello internazionale) e Nina Zilli (in Italia) hanno venduto tantissimi dischi. Oltretutto, col suo look assolutamente singolare e il suo timbro vocale, così affine al suo sguardo malinconico, l’hanno assolutamente resa un’icona dei nostri tempi, nonostante la perdita di stile ricollegabile ad una delle sue ultime esibizioni, in Serbia, qualche mese prima del decesso, dove salì sul palco completamente ubriaca.

La storia di Amy Winehouse, sebbene avvenuta recentemente, non si discosta più di tanto dai grandi artisti che hanno segnato la storia del rock negli anni Sessanta-Settanta. Basti pensare a Janis Joplin, che, giovanissima, scappò dal Texas per mettersi a cantare, dapprima senza alcuna cognizione (in un’intervista dichiarò «Cantavo come mi veniva»), per poi esplodere nella Janis che tutti noi conosciamo, una voce talmente potente, talmente graffiante da far venire i brividi. Basta riascoltare alcuni dei suoi pezzi più noti, come “Try”o “Cry baby”, per rendersene conto. Oltretutto, Janis Joplin fu una delle regine indiscusse del festival di Woodstock del 1969 (non so voi, ma avrei desiderato non poco assistervi), e non fu l’unica. Su quel palco, in quello stesso anno, salì un, anzi, IL chitarrista (e il maiuscolo non è un errore) Jimi Hendrix. Sebbene il suo nome sia sufficiente a descrivere la magnificenza e l’innovatività che il suo contributo fornì al panorama musicale, ritengo che la sua interpretazione di “Star Spangled Banner”, l’inno nazionale americano, sia stata una delle punte di diamante della sua breve, ma intensa carriera. E le lacrime dei partecipanti del Festival di Woodstock del 1994, ben venticinque anni dopo, ne sono la testimonianza.

Naturalmente non possiamo dimenticarci di citare Jim Morrison, la cui poesia (quella autentica, non quella spicciola che spesso gli viene attribuita) è riscontrabile negli album dei Doors che, sebbene a parer mio non siano di facile ascolto, sono indubbiamente pietre miliari del rock psichedelico. Oppure Brian Jones, morto per annegamento, a cui dobbiamo la fondazione dei Rolling Stones, e scusate se è poco.  Per ultimo, ma non per importanza, Kurt Cobain, che nell’ultima lettera alla moglie confessò il suo malessere e il suo desiderio di «bruciare in fretta», ma è una storia che tutti noi conosciamo fin troppo bene.

Ognuna di queste scomparse premature ha certamente segnato la storia della musica e dell’arte, in un contesto più generico, e molto probabilmente è proprio ciò che ha reso gli artisti del Club 27 delle leggende. Ma quello che è più importante ricordare, indipendentemente dalle loro vicende personali, è proprio l’immensa eredità che ognuno di loro ci ha lasciato. Da qui, torniamo alla frase d’apertura: l’importante non è vivere per sempre, ma realizzare qualcosa che vivrà per sempre.

Ed è certo che tra altri cento anni si sentirà ancora parlare di loro.

 

P.S. Se volete sapere di più a proposito del Club 27 vi consiglio questi due articoli:  http://www.cronaca-nera.it/focus/490-maledizione-club-27.html e http://culture.you-ng.it/2013/08/17/club-27-15-musicisti-morti-a-27-anni-foto/ e ovviamente la pagina di Wikipedia dedicata al Club 27 http://it.wikipedia.org/wiki/Club_27

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