Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Vincenzo Zonno – L’ultimo spettacolo

Vincenzo Zonno – L’ultimo spettacolo

by Gianluigi Bodi

Sono passati un bel po’ di anni dalla prima volta che la mia strada e quella di Vincenzo Zonno si sono incrociate. Era il 2015 e mi è capitato tra le mani “Non è un vento amico” il suo primo romanzo. Una scrittura che in maniera perfettamente mimetica ricalcava lo stile dei grandi classici russi ottocenteschi. Da allora ho avuto modo di leggere altre cose sue e ciò di cui sono certo, se mai si può essere certi di qualcosa, è che ogni libro, ogni racconto, di Vincenzo Zonno è un viaggio diverso dal precedente.

E anche nel caso de “L’ultimo spettacolo” questa mia convinzione si è rafforzata, ma ci sono anche altre cose da dire e che mi fanno pensare che Zonno sia uno scrittore unico nel suo genere che meriterebbe più pubblico di quanto al momento la fortuna non gli abbia concesso. I suoi viaggi non sono mai lineari, ci perdiamo in trame e sottotrame, la soluzione all’enigma è a portata di mano, ma è quella sbagliata, bisogna cercare oltre. Bisogna cercare fino alla fine.

Veniamo al libro di oggi. “L’ultimo spettacolo”, edito da Catartica a febbraio 2020 e quindi, temo, inghiottito come tanti altri nel pandemonio pandemico. Una ragazza viene trovata priva di vita, ha una lama piantata tra le scapole e di bell’aspetto e, pure essendo morta, sembra essere, in un certo senso, l’unica cosa reale e viva dei dintorni. L’erba è finta, gli alberi sono finti, animali veri vengono nutriti a forza dagli esseri umani e, più in generale, il senso di finzione, di aver a che fare con qualcosa di sintetico, si associa automaticamente anche ai rapporti umani. Sembra un caso di omicidio qualunque, e sembra che tutto si svolga in una distopia fin troppo a portata delle nostre mani. I dirigibili sorvolano i cieli, il Delegato indaga, tutto sembra una spettacolare messa in scena e poi c’è un uomo che dorme, Harpo (che tra parentesi è pure il nome della prima raccolta di racconti di Zonno).

“Harpo ha ucciso una donna? È impossibile, non riuscirò mai ad accettarlo. Spero si svegli presto dal suo sonno e decida…di difendersi.”

E no, questa citazione non è uno spoiler, è però il fulcro di questo romanzo che ha davvero molte vie di fuga e che sembra prendere da fonti che si fatica a tenere a mente. Ad esempio mi ha ricordato lo Steampunk, ma anche la freddezza di alcuni romanzi gialli svedesi, senza contare l’ombra russa che mi pare aleggi un po’ ovunque.

Chi ha ucciso quella donna? Ha davvero importanza? Come si può arrivare a risolvere un caso quando niente sembra essere vero attorno a noi?

In conclusione. Vincenzo Zonno ha, dalla sua, una caratteristica che gli invidio molto, una facilità e un precisione linguistica davvero notevoli, se poi aggiungiamo l’inventiva tipica di una mente vulcanica il quadro complessivo è chiaro. Non lo conosco bene e di conseguenza non dovrei sbilanciarmi molto, ma ho sempre avuto l’impressione che, prima di tutto, prima della trama, della lingua e della forma, Vincenzo Zonno si diverta davvero tanto a creare.

Vincenzo Zonno nasce a Brindisi, ma vive a Bologna dal 1990. Pubblica alcune raccolte di racconti prima di esordire con due romanzi storici e successivamente con un thriller psicologico. Il suo lavoro non è facilmente riconducibile ad un vero stile per una scrittura molto personale e delle trame ingannevoli. Caratteristica riscontrabile anche nei tanti racconti che ha pubblicato su altrettante riviste letterarie.

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