Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Tiziana D’Oppido – Il narratore di verità

Tiziana D’Oppido – Il narratore di verità

by Gianluigi Bodi

Il narratore di verità

Intro.

Devo ammetterlo. Ci ho messo un po’. Mentre leggevo questo libro c’era una parte del mio cervello che cercava di comunicarmi qualcosa. Non era un vero e proprio deja-vu, era più che altro un assonanza con qualcosa. Pensavo, all’inizio, che si trattasse di qualcosa che avevo già letto. Niente di più facile. Stai leggendo un libro, te ne vengono in mente altri. Ma non riuscivo a trovare nella memoria questo libro. Mi fermavo e riflettevo. Poi, proprio come ci si immaginano le folgorazioni, mi sono reso conto che non era un libro che dovevo cercare. Ho capito che “Il narratore di verità” mi ricordava un certo tipo di commedia all’italiana. Totò contro Aldo Fabrizi, Totò e Peppino, quella tradizione lì.

Trama.

Parte tutto dai due impreditori. Gildo Blumenthal e il vicino e Arsenio Pantone. Abitano di Val di Brodima, il primo ha un allevamento di quaglie e il secondo una fabbrica di fuochi d’artificio. Va da sè che le due cose sono poco compatibili. Vi immaginare allevare quaglie mentre dall’altra parte della strada uno fa scoppiare fuochi d’artificio? Le quaglie si innervosiscono, le uova vengono male, la carne ne risente. Poi, se vi immaginate il vecchio Gildo Blumenthal nell’atto di sviluppare altri prodotti a base di quaglia, tipo il prosciutto o il gelato, allora capirete che il quadro è già bello strano di suo.

A questo panorama si aggiunge il figlio di Gildo, Lucio Blumenthal che poche cose sa nella vita, ma di sicuro sa che n on vuole continuare la carriera del padre. Lucio ha bisogno di trovare la propria strada e proprio come gli suggerisce involontariamente il padre ad un certo punto della narrazione, decide di inventarsi un lavoro. Farà il narratore di verità. In cosa consiste questo lavoro e quale impatto abbia sulla vita dei personaggi della Val di Brodima ve lo lascio scoprire leggendo il libro, vi basti sapere, come aperitivo, che ad un certo punto il cliente di Lucio sarà proprio il padre Gildo che ovvimente non sa quali siano le fonti di reddito del proprio erede.

Considerazioni.

Come dicevo in apertura la storia e lo sviluppo dei personaggi a mio parere ricorda molto le commedie anni cinquanta. Quella speranza del dopoguerra riposta nelle risate. Gildo e Arsenio sono uomini di bassa cultura, ma di straordinaria furbizia. Quel tipo di italiano che rimane sempre in piedi e la cui fama supera anche i confini dello stato. Lucio serve a riportare in vista l’elemento razionale, ma non è detto che immerso in quel microcosmo chiamato Val di Brodima i suoi sforzi vengano premiati.
Lo stile è fresco, il romanzo è scorrevole e i dialoghi, punto dolente di tanti romanzi, sono ben stutturati e donano ai personaggi una voce credibile. L’ambientazione è davvero piacevole e i personaggi secondari si muovono sulla tela non solo come semplici riempitivi, ma come veri e proprie entità con una dignita propria.

Chi potrebbe leggere questo libro?

Beh, fermo restando che ognuno legge i libri che vuole e che non è facile donare ad un’opera il giusto target, direi che “Il narratore di verità” dovrebbe finire sulle librerie degli amanti della commedia. Di coloro che nella letteratura cercano del sano intrattenimento e dei personaggi che provocano tenerezza.


Tiziana D’Oppido ha studiato presso l’École d’Interpretès Internationaux di Mons-Hainaut, Belgio, e la Facoltà di Interpreti e Traduttori di Trieste, e lavorato come ricercatrice di CAT. Da dieci anni è traduttrice e interprete. Collabora con case editrici e Festival letterari. Con i suoi racconti e con questo romanzo d’esordio, ha vinto diversi premi nazionali per l’originalità di trama e stile. Vive fra Matera, Roma e Trieste.
Il suo sito web è www.tizianadoppido.it

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