The Rumble in the Jungle

by senzaudio

Esattamente trentanove anni fa si combatté a Kinshasa in Zaire “the Rumble in the Jungle”, storico incontro di boxe tra Foreman e Alì. E quando scrivo “storico” non lo faccio per modo di dire, ma perché per mezzo di Alì, della sua storia personale nel contesto del suo tempo, è stato vettore di un messaggio.

Ma andiamo con ordine. Vorrei raccontarvi una storia, della quale però non ne sono stato nemmeno indiretto testimone. Ma c’è qualcuno che mi può aiutare. Si tratta di Michael Mann, il regista di Alì. Se non l’avete mai visto fatelo. Non è un film sulla boxe, un film alla Rocky per intenderci. E’ più un documentario sulla figura di Alì nella società del suo tempo. Il regista, e con lui Will Smith che interpreta il pugile, ci portano all’interno della sua vita. Nelle scene sul ring, siamo con lui, abbiamo la percezione dei colpi subiti, i suoni attutiti, la vista annunciata. Il realismo creato parte dalla cura del regista per i dettagli. Ad esempio Will Smith è ingrassato 10 kg e si è allenato dieci mesi con Angelo Dundee, l’allenatore storico di Alì e sotto la supervisione del più Grande. Si è guardato tutte le registrazioni degli incontri di Alì fino a impararli a memoria (e si nota soprattutto nell’ultimo round dell’ultimo incontro del film, la sequenza dei colpi e come sono tirati è la stessa dei filmati veri dell’incontro). Perché è questo che chiede Michael Mann ai suoi attori, di svuotarsi delle proprie caratteristiche e di assimilare il background dei personaggi che vanno a interpretare, assumendone caratteristiche e comportamenti. In questo modo l’attore recita non solo fisicamente, ma anche emotivamente. Smith si è trasfigurato in Mohammed Alì, sembrano fratelli. Questo solo per dire il grado di realismo del film, che diventa appunto come un documentario, ma interpretato da attori, con lo spettatore che non si limita ad osservare, ma entra all’interno delle scene. Meglio di un 3d.

La nostra storia inizia dieci anni prima, con l’incontro con Sonny Liston nel 1964 che decreta Cassius Clay campione del mondo per la prima volta. Subito possiamo apprezzare la dialettica, e le intelligenti provocazioni, spesso in rima, che fa agli avversari. Dopo questo incontro Cassius abbraccia la fede musulmana, grazie al rapporto d’amicizia con Malcom X, rifiuta il suo nome, di origine schiavista, e diventa Muhammad Alì. Alì sente molto la discriminazione verso i neri nella società americana del suo tempo, per questo si è avvicinato molto alla Nation of Islam, un movimento di origine musulmana americano. Le tensioni razziali negli Stati Uniti assumono connotati sempre più violenti, ma anche all’interno della stessa Nation of Islam e fra neri di fedi diverse, queste tensioni sfoceranno nell’assassinio di Malcom X prima e Martin Luther King poi.
Le sue convinzioni lo porteranno a rifiutare la chiamata alle armi per la guerra in Vietnam, rischiando seriamente il carcere, e vedendosi revocato il titolo di campione del mondo. Per Alì è una questione di principio, “Non ho niente contro i Vietcong, non mi hanno mai chiamato negro”. Saranno gli anni più bui per lui, costretto a non combattere, messo in crisi anche a livello finanziario da un lungo processo.
La tenacia di Alì ha però  la meglio, torna a combattere e a vincere, viene assolto, e ha una chance di battersi per il titolo con Frazier nel primo e più epico degli incontri contro Smoking Joe, col quale, nonostante le battute di sfida, era legato da profonda stima e amicizia. Il match finirà con la prima sconfitta ai punti di Alì, ai punti.
Riesce ad avere un’ulteriore occasione per tornare campione, la rivincita, ma Frazier viene sconfitto dal giovane e potente Foreman. L’incontro si farà ugualmente per designare lo sfidante, anche questa volta finirà ai punti, ma con la vittoria di Alì

Arriviamo all’incontro più atteso. The Rumble in the Jungle. Un incontro che muoverà interessi in tutti i campi, etnici, politici, economici oltre che, ovviamente, politici. L’organizzatore è lo stravagante Don King, afroamericano ma interessato ai soldi. Il cash lo mette il dittatore dello Zaire Mobotu, fondamentalmente era interessato alla propria immagine, al prestigio internazionale. Alì vuole dimostrare che è ancora lui il più grande, e lo vuole dimostrare davanti a quella che considera la propria gente, il proprio popolo. Il popolo africano. Che lo ama, lo adora, quando arriva a Kinshasa, o quando corre tra le strade dei quartieri più poveri mentre si allena, la gente gli grida Alì boma ye, Alì uccidilo. Foreman è visto come il nemico, è a disagio in Africa, abituato alle comodità statunitensi, mentre Alì è si trova perfettamente, sulle rive del fiume Congo.
Ma Alì in realtà è sfavorito, Foreman è più giovane e potente, e anche il suo staff lo sa. Ce ne parla anche Norman Mailer, nel suo libro Il combattimento, che parla di questa sfida. Mailer ha seguito per tutto il periodo africano Alì, entrando in confidenza con lui, fino a farci jogging assieme, e ad essere nello spogliatoio prima dell’incontro. Alla vigilia, “Norman non vedeva come Alì avrebbe potuto vincere. Aleggiava un odore di sconfitta che solo Alì sembrava rifiutarsi di respirare”. E aveva ragione a rifiutarlo.

Nel match Foreman scarica tutta la sua rabbia contro Alì, che sta alle corde e subisce colpi continuamente, si è allenato a subire. Le prende Alì, ma continua a sfottere Foreman sul ring e continua a incassare. Ma è continuamente alle corde, Mailer dice della quinta ripresa che “Alì (è) appoggiato alle corde, inclinato all’indietro come un pescatore d’altura sulla sua sedia nello sforzo di tirare su un pesce enorme”. Le successive due riprese i colpi di Foreman si fanno meno potenti. Nell’ottava ripresa Foreman è stremato e Alì esce dalle corde. Con una serie di colpi precisi e veloci stordisce e manda al tappeto Foreman per il conto di dieci. Alì è nuovamente campione del mondo

All fine dell’incontro “la stagione delle piogge scoppiò e caddero le stelle del cielo africano. In quell’interminabile alba di un verde lunare la pioggia cadde a torrenti, a fiumi, a secchiate d’argento, a cascate, laghi di pioggia cadevano come pietre dall’alto, con un crepitio più forte di quello di una foresta in fiamme

Alì batte Foreman in un incontro che è la metafora della sua vita. Batte le discriminazioni che anche lui, campione olimpico e mondiale, ha dovuto sopportare, batte chi per questo ha cercato di fermalo, vince per la tenacia dimostrata, vince per i suoi ideali, vince perché sa soffrire, vince per non essersi piegato ad accordi sottobanco, vince perché Alì è un uomo libero.

P.S. Alì è un film del 2001 di Michael Mann
in corsivo brani tratti da “Il combattimento”, un libro di Norman Mailer del 1975, ora ripubblicato con il titolo La Sfida

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