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Sono senza casa, se questa non è la mia – Lorrie Moore – La Nave di Teseo

by Gianluigi Bodi
6 minutes read
Lorrie Moore

Vorrei iniziare questa recensione manifestando una mia ignoranza. Prima di leggere “Sono senza casa, se questa non è la mia” avevo solo sentito nominare Lorrie Moore e sapevo solo che La Nave di Teseo stava pubblicando la sua opera. Qualche giorno fa mi è capitato sotto agli occhi un post che parlava di questa scrittrice e, immagino per puro caso, dopo qualche ora mi sono trovato nella casella di posta la newsletter dell’editore che annunciava la pubblicazione di questo volume. Ho dato un’occhiata alla descrizione del libro, banalmente ho letto la quarta di copertina e ho immaginato che la storia raccontata in questo romanzo potesse interessarmi e ho quindi deciso di leggerla.

Lorrie Moore è diventata improvvisamente una delle mie scrittrici preferite e ora andrò a ritroso perché voglio leggere tutto quanto è stato pubblicato di questa scrittrice americana, anche in considerazione del fatto che Lorrie Moore non si è cimentata solo con i romanzi ma ha pubblicato anche un buon numero di racconti.

Queste mie righe valgono come preambolo, in un certo senso vogliono ribadire un concetto che mi è molto caro: leggere significa scoprire. Scoprire nuove storie, scoprire nuove autrici e nuovi autori, scoprire nuove affinità e scoprire qualcosa di cui non sapevamo di avere bisogno.
Ora voglio parlare del libro.
Sono senza casa, se questa non è la mia” racconta la storia di Finn, un professore di mezza età che al momento è in congedo temporaneo (lui dice che il congedo potrebbe derivare dall’aver rifiutato le avance della moglie del preside, ma il fratello pensa che forse il suo allontanamento momentaneo possa essere dovuto al fatto che Finn sta cercando di insegnare ai suoi ragazzi il pensiero critico, cosa vista sotto una cattiva luce). Qualsiasi sia il motivo al momento Finn ha del tempo libero, purtroppo per lui una parte di questo tempo lo deve passare al capezzale del fratello Max che oramai è allettato in un hospice e che ha pochissimi giorni di vita. Il rapporto tra i due fratelli vieni dipinto in maniera vivida, vengono mostrate piccole complicità e soprattutto ci viene mostrato come Finn, nell’atteggiamento e nelle parole scelte per comunicare con il fratello, cerchi di tenersi costantemente lontano a tutto ciò che possa ricordare la fine.
Come se non bastasse gli arriva una telefonata da casa che gli dice di tornare subito indietro. Lily, la donna che ha amato e che lo ha lasciato qualche mese prima per mettersi con Jack, all’ennesimo tentativo di suicidio ha finalmente raggiunto (c’è da dire con molta determinazione) il suo scopo. Quando finalmente riesce ad andare sulla tomba di Lily la trova lì, sotto forma di fantasma.
Quanto vi ho raccontato non si può considerare spoiler perché è già scritto nella quarta di copertina. Non è uno spoiler perché in questo romanzo, la trama ha un valore secondario, ciò che risplende di una luce assoluta sono i dialoghi tra Finn e il fratello Max e tra Finn e il fantasma di Lily, ma anche la caratterizzazione dei personaggi.
E sono proprio i dialoghi che mi hanno fatto apprezzare fin da subito la qualità di questa scrittrice. Gli scambi di battute tra i personaggi sono tutti sull’orlo dell’assurdo e come probabilmente avrete capito, di assurdo, in questo romanzo, ne troviamo molto; ma a di là di questo aspetto i dialoghi sono “freschi” e suonano, passatemi il termine, veri. Per farli suonare un questo modo non basta mettersi con il registratore, raccogliere scambi di battute di persone a caso e poi portarli sulla pagina, per farli suonare così veri il lavoro che va fatto sul testo è enorme e complicatissimo.

“Sono senza casa, se questa non è la mia” è ovviamente un testo incentrato sulla morte, su quella che deve avvenire e su quella che è già avvenuta, ma è un testo che affronta la morte scardinando i tabù a essa collegata. Non fa sconti, non si nasconde dietro a perifrasi trite e ritrite, Lorrie Moore mette in scena un percorso di accettazione della morte. La morte è mostrata in ogni dettaglio, la Moore non si ferma a raccontarla nel momento in cui avviene, ma ci porta anche oltre, ci mostra quello che succede al corpo di Lily anche dopo la sepoltura perché questo è il primo passo per accettare ciò che ci spaventa.
A un certo punto del testo Finn è alterato, se la prende con Lily perché lui vorrebbe sentirle dire qualcosa che lo metta al riparo dei sensi di colpa e lei, altrettanto alterata, gli risponde che la propria morte, il proprio suicidio non ha a che fare con nessuno se non con lei, che non tutto gira attorno a Finn. Forse qui può esserci un’esagerazione perché un suicidio porta con sé delle reazioni a catena, ma è anche vero che per arrivare all’accettazione forse bisogna smetterla di pensare che tutte le storie abbiano a che fare con noi. Non siamo sempre noi i protagonisti di una storia.
“Sono senza casa, se questa non è la mia” è un romanzo fantastico che ho apprezzato dalla prima pagina fino all’ultima. L’ho apprezzato anche per gli inserti che la scrittrice ha disseminato nel testo. Il libro infatti inizia con una lettera che una donna scrive alla sorella, ma questa lettera è totalmente staccata dalla storia di Finn almeno per le prima centocinquanta pagine. Alla fine, quando in qualche modo, le due storie convergono si riescono a rintracciare gli elementi comuni e si capisce che entrambe le storie raccontano la stessa storia di morte e accettazione della stessa.

Vorrei finire con il dire che i dialoghi tra Finn e il fratello Max orami morente mi hanno commosso come non mi capitava più da anni e la battuta “Sei ancora su Facebook?” che Finn, a pagina 100, rivolge al fantasmi di Lily mi ha fatto ridere come un cretino e mi ha fatto gridare al genio.
Non ho dubbi che la mia storia di lettore di Lorrie Moore sia appena cominciata, ce l’ho un po’ con voi che non mi avete mai detto quanto questa autrice sia meravigliosa.

Doverosa anche la menzione alle due traduttrici Maria Baiocchi e Anna Tagliavini.

Lorrie Moore è autrice di romanzi e racconti, tra cui Tutto da sola (1985, La nave di Teseo 2018), Amo la vita (1990), L’ospedale delle rane (1994, La nave di Teseo 2018), Ballando in America (1998), Oltre le scale (2009). Ha vinto l’Irish Times International Prize for Literature, l’O. Henry Award, il PEN/Malamud Award, e il Rea Award for the Short Story. È stata inclusa nella lista John Updike’s Best American Short Stories of the Century, e collabora con le fondazioni Guggenheim e Lannan. È stata ammessa all’American Academy of Arts and Letters. Nata a nord dello Stato di New York, vive con suo figlio a Madison, dove insegna all’Università del Wisconsin. La sua opera è in corso di pubblicazione in una nuova edizione presso La nave di Teseo.

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