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Silenzio di Pierangelo Consoli – Neo edizioni

by senzaudio
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Pierangelo Consoli

A volte, quando leggi un nuovo romanzo che ti è piaciuto, hai voglia di ringraziare. Vorresti ringraziare chi te lo ha consigliato o chi te lo ha regalato, a volte perfino chi te lo ha venduto. Molto spesso vorresti ringraziare l’autore o l’autrice per averlo scritto. Questo è il caso in cui vorrei ringraziare l’autore sia per quello che ha scritto, sia per quello che non ha scritto. C’è stato un momento, secondo me, in cui Pierangelo Consoli avrebbe potuto prendere la strada facile. Il libro sarebbe stato ancora godibile, ma gli sarebbe mancata la forza che invece ha in questa versione. Consoli poteva usare un trucchetto, non l’ha fatto. Meno male.

Dopo tutti gli anni da lettore che abbiamo sulle spalle lo sappiamo benissimo. Ci sono opere che parlano del silenzio e altre che sembrano essere scritte direttamente dentro il silenzio. Ci sono opere che si fanno leggere come fossero una poesia e altre che invece diventano l’essenza della poesia. “Silenzio” di Pierangelo Consoli appartiene, in entrambi i casi, alla seconda categoria. Non perché sia un libro privo di parole, anzi: il suo protagonista parla moltissimo ed è al limite della logorrea. Tende a imporre sugli altri una propria visione, quasi dogmatica, del mondo: le cose sono come dico io o non sono affatto. Ma più racconta, più si ha la sensazione che stia cercando di arrivare a qualcosa che non riesce a dire, si ha la sensazione che l’assenza di ciò che avrebbe voluto dire si sia mescolata al silenzio, agli spazi tra un verso e l’altro. Un legame indistricabile. 

Il protagonista ha settantuno anni, è un poeta riconosciuto e stimato, vive a San Lorenzo nel sud Italia e ha alle spalle una vita intera passata a scrivere, leggere e osservare gli altri con una distanza che spesso assomiglia alla crudeltà. E ovviamente, ha un segreto custodito in fondo al cuore. 

Il suo sa essere uno sguardo cinico e talvolta privo di sentimenti e infatti a un certo punto, uno dei protagonisti gli dirà che è strano che uno come lui abbia scritto poesia nella vita. 

La moglie Olga è morta, ha una figlia, Claudia, che si occupa della sua opera e sta preparando per lui un Meridiano. Un Meridiano, un onore che solitamente spetta a scrittori e poeti defunti, sono in pochi quelli che possono vederne la nascita da vivi. E poi c’è Danilo, diciannove anni, un ragazzo senza famiglia che, quasi senza spiegazioni, entra nella sua casa e comincia a vivere nello studio del vecchio poeta. Da quel momento qualcosa cambia, c’è una leggera frattura che a poco a poco si allarga e ci fa guardare dentro il silenzio del poeta.

Con Danilo il protagonista torna a scrivere. Ma soprattutto torna a desiderare. Ed è qui che Consoli porta il lettore in una zona scomoda, perché il desiderio del vecchio poeta non è semplice e non può essere ricondotto facilmente a una definizione. Il suo desiderio non è solo legato al presente e alla figura del ragazzo, ma ha radici profonde e racconta del poeta molto di più di quanto si possa immaginare.

Danilo è figlio, nipote, possibile amante, proiezione, ossessione, qualcuno da proteggere ma anche qualcuno da cui imparare. Il protagonista continua a chiedersi cosa siano l’uno per l’altro e la conclusione è che forse non servono le etichette, servono solo le persone.

In “Silenzio” di Pierangelo Consoli le persone non vengono ordinate, catalogate, messe al posto giusto quasi che si dovesse obbedire a uno spirito che ha bisogno di equilibro e chiarezza. Restano invece contraddittorie, spesso incapaci di capire ciò che accade dentro di loro. Un po’ come accade a tutti noi. Anche il protagonista, per quanto passi molto del suo tempo ad analizzare la propria vita e a rivivere il passato, a volte dà la sensazione di non aver completamente compreso la propria traiettoria nel mondo.

Consoli gli costruisce intorno una voce ironica, colta e irritabile, ma ci mostra anche sprazzi di tenerezza che il poeta però quasi non sa gestire per mancanza di abitudine. Soprattutto quando cerca di avvicinarsi alla figlia Claudia che per anni ha messo in secondo piano. Una voce che può passare da un ricordo doloroso, magari legato all’amico Roberto, a una battuta sulle mutande comprate al mercato, da Thomas Bernhard a una tazzina rotta, da un Nobel alle porte alla paura di essere chiamato “Maestro”. 

La storia di Roberto è forse il punto in cui il romanzo acquista la sua profondità maggiore. Roberto parte per il Cile, torna senza quasi più mani e senza più voce, perde la madre, si chiude in se stesso e alla fine muore. Il protagonista si porta dietro per anni la convinzione di non aver fatto abbastanza e il senso di colpa diventa una forma di memoria che perdura. È difficile non leggere Danilo come una possibilità, tardiva e quasi disperata, di non perdere ancora una volta qualcuno. Ma proprio alla fine della vita del poeta, lui stesso si accorge, che il grande segreto, l’amore per Roberto, era davanti agli occhi di tutti. Che Roberto lo sapesse, poco importa. Il silenzio era comunque stato decriptato.

Forse il paradosso più riuscito del romanzo è che l’uomo che ha passato la vita a osservare gli esseri umani non sa vedere le persone che ha più vicino. Guarda, analizza, interpreta, ricorda. Ma ascoltare è un’altra cosa. Il silenzio del titolo non è soltanto assenza di parole. È ciò che rimane quando le parole non riescono più a raggiungere l’altro.

Pierangelo Consoli vive a Salerno dove tiene corsi di scrittura creativa. Si è laureato in Lettere Moderne con una tesi su Stanley Milgram e le teorie sull’obbedienza, ha conseguito un diploma di sceneggiatura cinematografica presso la scuola di cinema Pigrecoemme di Napoli. Finalista al premio Nazionale “La Giara” Rai Eri, con il romanzo Salta Tutto poi pubblicato dalle edizioni Besa Nadir (2016), con lo stesso romanzo ha partecipato al programma televisivo Masterpiece in onda su Rai 3. Vincitore nel 2020 del concorso “Io Scrittore” per il gruppo editoriale Mauri Spagnol con il romanzo Come il buio per le stelle.
Suoi i romanzi Personae (Giraldi Editore, 2006), Replicare (Giraldi Editore, 2010) e Salvarsi la vita(Nuova Editrice Berti, 2024)
Scrive di letteratura per la rivista Satisfiction, per Linea Mezzogiorno e Latinoamerica Pop.

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