Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Sicuri non sia colpa nostra?

Sicuri non sia colpa nostra?

by senzaudio

In questo periodo di campagna elettorale l’immigrazione è evidentemente uno dei temi più in auge. Tanti, troppi, candidati si sono riempiti la bocca di questo tema, i più denotando tendenze scioviniste, gli altri sciorinando banalità. Ambe due gli atteggiamenti celano, tuttavia, un pensiero comune alla radice: non è un problema nostro. Poi tale mantra si può declinarsi in diversi modi o nell’esacerbato e deprecabile “tutti a casa” oppure nel più morigerato, ma anche meno efficace “L’Europa ci aiuti”. Ecco proprio questo è il punto saliente: siamo sicuri che non sia un problema nostro? Superando di slancio il celeberrimo e inflazionato stereotipo, vero, dell’italiano migrante, esportatore di malattie e criminalità, e in quanto tale necessariamente obbligato ad accettare qualsiasi frutto migratorio, si rivolga lo sguardo verso questa fantomatica e famigerata casa in cui gli immigrati dovrebbero restare in silenzio.  Zitti. Senza dare fastidio. Si tratta di paesi retti da democrazie nominali e virtuali i cui presidente stanno lì immutati ed immutabili, eletti, si fa per dire, da decenni o più. Nient’altro che  regimi mascherati. Posti infernali, abbandonati da Dio, falcidiati da epidemia, cinti d’assedio da inedia ed indigenza, fatalmente abbracciati dalla violenza. L’infanzia è negata, piegata, stuprata dai conflitti, o stordita dalla colla, che i ragazzini sniffano mentre gironzolano per discariche fetide e città fantasma. E fin qui si potrebbe ancora obbiettare, specie se muniti di una spiccata vena di cinismo, che ancora non si tratta di un nostro problema. In fondo che colpa ne abbiamo noi? Ma che dire allora delle forze occidentali che da sempre si nutrono dei conflitti che infestano quelle terre della disperazione? Che dire dei nostri governanti che da sempre vedono di buon occhio quei signori medievali che dominano, incontrastati, quelle terre, in quanto in loro trovano alleati politici fedeli, partner commerciali e assidui acquirenti di armi? Oppure che opinione si deve avere di quelle multinazionali che rendono imbevibile l’acqua, incoltivabile la terra, che sfruttano donne e bambini? Si citi un caso per tutti, si citi L’avita Eni e la Nigeria, suo terreno di conquista,  e lo sversamento di petrolio nei corsi e nei pozzi d’acqua a causa di oleodotti mal funzionanti, lisi. Lasciati a giacere senza manutenzione. Il tutto coperto da falsi sabotaggi, come denunciato da Amnesty International, al fine di non pagare i risarcimenti alla popolazione. Ora ditemi se vi chiedessi chi ha affamato il sud del mondo siamo sicuri di non dover alzare la mano anche noi, che nel nostro piccolo non abbiamo fatto nulla per opporci, ma anzi siamo stati lussuriosi complici? Allora siete ancora certi che non sia un problema nostro?

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