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Quattro cose di chi scrive – Maddalena Fingerle

by Gianluigi Bodi
4 minutes read
Maddalena Fingerle

Come si manifesta la storia che vuoi scrivere?

Si accende una sorta di scintilla, una sensazione, che nasce da una domanda, da qualcosa che
non capisco fino in fondo, che inizia a ossessionarmi. Prima ancora di mettere a fuoco il resto
cerco la voce. Ti faccio un esempio: stavo svuotando la casa di mia nonna quando ho trovato
lettere, diari, quaderni che le appartenevano. Lì ho sentito che è qualcosa di cui mi piacerebbe
scrivere, ma prima ancora di fare qualsiasi altra cosa sto cercando la voce di quel personaggio,
la sto provando, me la rigiro in testa e la metto su carta, la leggo, la registro; è un gioco. Lavoro
molto con le registrazioni e la voce, che si rivela sempre più essere uno strumento di scrittura,
ma anche ciò che cerco nella scrittura.


E dopo che il primo seme è stato piantato che fai?

Sinossi, schemi, scalette, ne parli con qualcuno? Come funziona il tuo processo di scrittura?

Inizio a scrivere una prima stesura quando la storia non è ancora definita, assolutamente impresentabile, che però serve a me per centrare la voce e capire la storia che voglio raccontare.

Mi confronto subito con persone fidate, senza troppa vergogna. Ieri ho ricevuto il consiglio forse più sincero e utile che mi è stato dato: esci da te stessa. Nelle persone con cui mi confronto cerco proprio questo: una sincerità che mi metta davanti ai miei limiti.

Poi faccio dettagliatissime schede dei personaggi, con foto, immagini, disegni, file audio e descrizioni
vocaliche, questa è una fase che mi diverte molto. A differenza della fase successiva, quando
definisco la trama e passo alle altre stesure. Ne faccio davvero tante, non sono mai stata una di
quelle persone che ha tutto in testa, ho bisogno di scrivere per capire cosa sto scrivendo. Poi
adoro la fase dell’editing, del confronto, mi piace anche essere spietata con il testo,
migliorarlo, trovarne i difetti, trasformarlo insieme a qualcun altro. Ma la fase in cui mi sembra
di capire per davvero il testo avviene molto dopo: quando è ormai pubblicato e arrivano le
domande, le presentazioni, lettrici e lettori che lo leggono con una distanza e spesso anche con
una sensibilità che mi fa scoprire cose nuove.


Come legge uno scrittore?

Non saprei distinguere con precisione ciò che viene dalla scrittura e ciò che viene dal lavoro
accademico, perché nella lettura tutto si mescola. Una delle scrittrici contemporanee che mi fa
amare di più l’essere lettrice è Maylis de Kerangal; Riparare i viventi, ma anche Canoe,
contengono delle intuizioni secondo me geniali sul tema della voce, che è oggetto dei miei
studi accademici, ma mi smuove qualcosa anche a livello di scrittura, mi dico: non sarei riuscita
a trovare le parole per dirlo, ma l’ho sentito anche io e allora si innesca una serie di tentativi di
dire cose che non so dire. Leggo con evidenziatori e penne, ci scrivo sopra, leggo a voce alta e
registro le parti che mi sembrano importanti, leggo spesso ascoltando in contemporanea – o
per così dire in differita – gli audiolibri.


Quale argomento insegneresti per primo in un corso di scrittura?

Credo che la cosa più importante, quando si fa un corso di scrittura, sia non credere che
funzioniamo tutte/i nello stesso modo. I paragoni con la costruzione delle case, per cui si parte
dalle fondamenta, ha senso per la maggior parte delle persone. Ma scrivere non è come
costruire una casa, si può (e secondo me si deve) partire da dove è più naturale e giusto farlo
in base a come funziona la propria scrittura. Se mi si chiedesse di partire dalla trama andrei in crisi e lascerei perdere. È un argomento difficile da affrontare in un gruppo eterogeneo, ma
anche molto importante, perché si capisce presto che ci sono diversi approcci alla scrittura,
che il procedimento è diverso da persona a persona e un metodo non è migliore di un altro,
solamente più o meno adatto al modo di pensare e creare di una data persona.

Maddalena Fingerle ha studiato germanistica e italianistica ed è ricercatrice universitaria. Nel 2021 pubblica Lingua madre (Italo Svevo) che vince il premio Italo Calvino, il premio Comisso under 35, il premio Flaiano under 35, il premio Città di Girifalco, il premio Fondazione Megamark e il premio POP. Nel 2022 esce la monografia Lascivia mascherata. Allegoria e travestimento in Torquato Tasso e Giovan Battista Marino (De Gruyter).

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