Come si manifesta la storia che vuoi scrivere?
Non sempre allo stesso modo: a volte un’idea arriva al risveglio, altre volte “mi” sveglia, altre ancora spunta dal nulla mentre osservo o ascolto qualcosa. Quando l’idea di una storia comincia a tormentarmi, allora devo mettermi a scrivere. È un processo che funziona come un setaccio: le storie che col passare dei giorni sbiadiscono, in genere, non tornano. Magari scrivo qualche appunto che però poi abbandono. I tormentoni, invece, non mi danno pace finché non ci lavoro seriamente. Quando mi metto a scrivere guidata dalla prima idea ho alcune aspettative che vengono quasi sempre disilluse. La storia va per conto suo, se ne frega di quello che speravo o che avevo progettato all’inizio, direi che si prende gioco di me e delle mie pseudo certezze. Credo sia una delle cose più belle e interessanti che possano capitare a chi scrive.
E dopo che il primo seme è stato piantato che fai? Sinossi, schemi, scalette, ne parli con qualcuno? Come funziona il tuo processo di scrittura?
Non ho un metodo, sono sincera: di certo c’è solo quello che ho detto prima e cioè che inizio a scrivere con un’idea e che la storia si sviluppa in modo quasi sempre inaspettato. Nella vita, poi, sono abbastanza disordinata e discontinua e la scrittura quasi sempre si manifesta con le stesse caratteristiche: disordine, discontinuità, molte pause, intervalli lunghi anche diversi mesi. Il tempo per scrivere mi sembra sempre insufficiente, mi ci metto appena posso ma non è sempre facile: a volte sto lì ore senza concludere niente. Mi arrabbio, mi rammarico, poi esco e spero in un’occasione migliore. In generale, evito le scalette, anche se qualche volta, per l’ultimo romanzo ad esempio, all’inizio buttar giù una specie di canovaccio mi ha aiutato a focalizzare meglio il tono con cui volevo scrivere quella storia. Forse perché dal precedente romanzo sono passati quindici anni.
Una cosa a cui tengo invece è il lavoro sul profilo psicologico dei personaggi. Su quello mi soffermo a lungo e con attenzione.
Parlo raramente della storia a cui sto lavorando, se lo faccio è con pochi amici stretti che a loro volta scrivono.
Come legge uno scrittore?
Senza tregua e senza pietà, mi verrebbe da dire. Ma ti rispondo rispetto a come mi sono sforzata di leggere negli ultimi anni: per fortuna riesco ancora a godermi la lettura di un bel romanzo senza star sempre lì con la matita in mano. Però scrivendo sono diventata inevitabilmente più esigente, questo sì. Non saprei se sia un bene o un male. È così e penso di non poterci fare niente.
Chi scrive legge molto per prepararsi a scrivere e devo dire che questo è uno dei passaggi che amo di più. Se riesco a farlo con la dovuta attenzione, mi sento soddisfatta e sento meno il peso del “senza tregua e senza pietà”.
Se dovessi insegnare in una scuola di scrittura quale argomento affronteresti per primo?
Insegnare io? Non scherziamo. Posso dirti cosa mi piacerebbe venisse affrontato in una prima lezione a cui parteciperei come discente: l’importanza della propria voce autoriale, la cura dello stile. Penso che una bella storia sia importante, ma saperla raccontare con uno stile personale, distinguibile e riconoscibile, la renda ancora più bella. Però questa potrebbe essere una di varie risposte. Non mi spiacerebbe neanche una prima lezione su come funzionano i meccanismi dell’editoria, credo sia importante per chiunque si appresti a scrivere una storia, soprattutto per prepararsi a non avere fretta, ad avere molta cura del lavoro da fare e a saper utilizzare le proprie energie per scrivere, rileggere, riscrivere, limare. Con fiducia, ma senza farsi prendere dall’ansia di concludere e pubblicare.
Nata a Messina nel 1967, si è trasferita a Pisa negli anni ’80, dove ad oggi vive e lavora. Insegna nutrizione all’università di Pisa come docente a contratto ed esercita la libera professione come biologa nutrizionista.
Ha pubblicato vari testi divulgativi destinati alla famiglia e a un pubblico in età evolutiva. Di seguito, i dettagli:
Mangiando in allegria; mangiare sano e inquinare meno, proviamo?, Felici Editore, 2008 (coautrice);
Montefoscoli e il museo della civiltà contadina. Piccola guida per piccoli visitatori, Felici Editore, 2008 (coautrice);
A spasso per Volterra. Giulia ci accompagna attraverso la storia e l’arte della città, Felici Editore, 2008 (ghostwriter ed editor);
Spunti di nutrizione ed altro, MdS editore, 2009;
Ti racconto la terra. Apologia del buon cibo fra agricoltura e buone pratiche alimentari, Edizioni ETS, 2014;
Conosci il tuo cibo. Impara, scegli, gusta!, Edizioni ETS, 2015;
Il cibo dell’accudimento, MdS editore, 2016.Il suo primo romanzo è Il bene tolto, Felici Editore, 2009.
Scrive racconti e testi liberi, alcuni dei quali sono apparsi sulle seguenti riviste: “Crack Rivista”, “Rivista Blam”, “Offline”, “Bomarscé”, “In allarmata radura”, “Salmuria”, “Fernweh”, “Al passo coi tempi. Un blog evolutivo”. È autrice/redattrice presso la rivista “Quaerere”. Collabora occasionalmente con il periodico “Gardenia” e con alcuni quotidiani locali.
