Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non.Quattro cose di chi scrive – Enrico Prevedello

Quattro cose di chi scrive – Enrico Prevedello

by senzaudio
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Enrico Prevedello

Come si manifesta la storia che vuoi scrivere?

    Tra tutte le cose fantastiche e terribili che mi passano per la testa (ovvero tra tutte quelle a cui non credo) alcune illusioni sono più languide di altre e ritornano spesso a farmi sentire il loro odore. Se sono abbastanza insistenti riescono a bucare il velo della ragione, non tanto da convincermi di essere reali, ma abbastanza da farmi venire il desiderio di inseguirle. In un primo periodo che dura mesi, se non anni, ci confrontiamo senza pensarci, ci annusiamo e ci sfidiamo a morderci. A volte vinco io e me le dimentico o le risolvo leggendo qualcosa che parla di loro. Altre volte loro sono più forti, ovvero ancora non esistono e quindi sono vive, non definite, così non resisto al desiderio di cacciarle e parte la ricerca: l’obiettivo è seguire le loro tracce, scoprire dove e come vivono, e infine dar loro una forma, ovvero ucciderle.

    E dopo che il primo seme è stato piantato che fai? Sinossi, schemi, scalette, ne parli con qualcuno? Come funziona il tuo processo di scrittura?

    Più che altro aspetto. Studio quello che le riguarda o le ricorda, come per informarmi sul loro habitat naturale; chiedo in giro, intanto le lascio avvicinarsi, prendo qualche appunto sui primi avvistamenti, attento a non farmi notare. Prima parlavo di mesi, anni: credo di dover passare così tanto tempo assieme alle storie che mi ossessionano (senza fissarne neanche un pelo a parole) perché dobbiamo fare delle esperienze assieme. Devo vivere del tempo con loro dentro di me, credo che serva a conoscerci, a creare una relazione ovvero prima capire come stiamo assieme, e poi riconoscere dove arrivo io e dove iniziano loro, tastare il limite tra noi, la loro forma (e la mia per contrasto), così da avere il bersaglio a cui mirare. Credo che debbano rimanere a frollare nella mia memoria, lungo il percorso dei miei respiri. Devo aspettare il momento giusto per cominciare a scrivere le storie che mi ossessionano, altrimenti mi scappano o si mangiano da sole, fino all’ultimo dente.

    Come legge uno scrittore?

    Quando sto inseguendo una storia, tutto quello che faccio è dedicato a lei. Ogni momento libero la penso e durante la lettura la cerco in quello che leggo. A volte lascia indizi anche fuori dai libri, per terra, sui muri o nelle parole degli altri.

    Quando non sto scrivendo leggo con l’accidia di chi è sazio.

    Quale argomento insegneresti per primo in un corso di scrittura?

    Penserei a qualcosa che dia risalto all’importanza della curiosità. Credo che la curiosità sia il motore più importante nella scrittura: muove tutto, dalla scelta del punto di vista alle battute dei personaggi. Avere curiosità per quello che si scrive mentre lo si scrive, usare le parole come pilastri piantati nel pantano senza forme di ciò che ancora non conosciamo per farsi strada nella nebbia. Scrivere per mangiare, non per dormire.

    Enrico Prevedello (1984) è cresciuto in provincia di Padova. Ha pubblicato racconti in varie riviste, un reportage narrativo nel volume Gli estinti della Trilogia normalissima di CTRL Magazine (2021) e un romanzo, Le stelle mobili del sottosuolo (NEO, 2022).

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