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Quattro cose di chi scrive – Cristò

by Gianluigi Bodi
4 minutes read
Cristò

Come si manifesta la storia che vuoi scrivere?


Comincia sempre con un’immagine o una piccola idea che arriva all’improvviso. Può essere
veicolata da qualcosa che vedo o sento per strada, una frase letta, un particolare che noto
in un’immagine. In genere è qualcosa che mi spiazza o di cui non comprendo fino in fondo
la logica.
L’idea – in genere piccola, poco più di una suggestione – comincia a stagnare nella mia
testa e torna di tanto in tanto, si arricchisce di particolari e conseguenze. Mentre faccio le
cose del quotidiano mi abita, è un’espressione esagerata ma credo che restituisca la
sensazione che provo, oppure scompare per mesi per poi tornare come maturata.
Ne ho molte di queste idee vaganti nella testa che rimangono là ad aspettare.
Poi succede che una di queste immagini cominci a diventare invadente, troppo presente,
mi distrae dalle altre faccende, persino mi accompagna al sonno la sera per farsi ritrovare
al mattino.
Quello è il momento in cui comincio a scrivere, più che altro per togliermela di dosso; un
po’ come quando ti svegli con un motivetto musicale che ti si ripete in testa e non riesci a
liberartene.


E dopo che il primo seme è stato piantato che fai? Sinossi, schemi, scalette, ne parli con
qualcuno? Come funziona il tuo processo di scrittura?


Non faccio niente di tutto questo, perché in genere non ho alcuna idea di dove mi porterà
questa idea che è una specie di innesco misterioso.
Comincio a scrivere e, il più delle volte, l’unico risultato che ottengo è di liberarmi
definitivamente di quell’idea che, al dato di fatto, si rivela sterile dal punto di vista
narrativo. Nella scrittura non funziona, o non trovo il modo giusto di raccontarla.
Raramente, invece, una di queste idee sembra essere feconda. All’inizio la scrittura
procede spedita e mi sembra che possano succedere cose interessanti attorno a quella
premessa. Poi arriva sempre il momento in cui, invece, mi fermo – magari dopo aver scritto
diverse pagine – e mi sembra di essermi sbagliato: che tutto sia da buttare, che
l’esperimento è fallito. Spesso ho ragione, è così, lascio perdere e abbandono il file di word
nella cartella delle cose non finite.
A volte ho torto e, anche mesi dopo, l’idea si ripresenta. E allora vado a rileggere e ho
dimenticato ciò che avevo scritto, adesso mi sembra buono, mi chiedo come possa aver
abbandonato quel racconto.
Allora correggo, rileggo e provo a continuare. So che sto scrivendo come mi piace se
mentre scrivo sono un lettore, se vado avanti perché voglio sapere come va a finire la
storia, se sono curioso.
Ovviamente non è solo questo, c’è anche un livello di ricerca formale, ma è la curiosità che
mi spinge a continuare.

Come legge uno scrittore?


Credo che sia come per un regista guardare un film, per un pittore un quadro.
Mi capita spesso di leggere la scrittura più che la storia; di spiare, invidiare, deprecare,
imparare.
Però, quando mi rendo conto che, leggendo, mi dimentico di essere anche uno che scrive,
allora so che sto leggendo un grande libro.
Per esempio, recentemente ho letto Il coltivatore del Maryland di John Barth, un romanzo
fiume che è anche una palestra di scrittura (e di traduzione, visto che Bianciardi ha fatto un
capolavoro traducendolo in italiano), ma che per lunghi tratti mi ha fatto dimenticare di
essere in un libro. Nonostante fossi di fronte a una scrittura esplosiva, stavo anche
partecipando a una storia meravigliosa.


Quale argomento insegneresti per primo in un corso di scrittura?


Il primo, il più importante: imparare ad aspettare.
La fretta è nemica dello scrittore.
Bisogna saper aspettare le idee e poi il tempo della scrittura che è lungo e vuole pause e
riflessione; e poi – a libro finito – attendere prima di rileggerlo; e poi i tempi delle risposte
degli editori; e poi il tempo dell’editing, della correzione di bozze, dell’impaginazione; e poi
l’attesa che arrivi la data in cui il libro esca davvero; e poi mesi e mesi per sapere se ha
venduto qualche copia.
Saper attendere è, secondo me, la prima cosa

Cristò vive a Bari. Tra le sue ultime pubblicazioni, Restiamo così quando ve ne andate (2017), La meravigliosa lampada di Paolo Lunare (2019) e Uno su infinito (2021) per TerraRossa, oltre che La carne (Neo, 2020) e L’estate in cui sparirono i cani (Giunti, 2023).

Commenti a questo post

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1 comment

Lorenzo Berra 24 Aprile 2025 - 11:55

Grazie, Gianluca Bodi per l’articolo; grazie Cristo’, per i consigli di scrittura.

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