Pruderie romane

by senzaudio

L’altra settimana si parlava di critica letteraria, di quelli che possono essere i suoi effetti sui criteri di selezione di autori “canonici” o meno.

Dopo aver letto del caso scoppiato a Roma ormai qualche settimana fa, il “Mazzucco – Giulio Cesare”, non ho potuto fare a meno di pensare a quali invece possano essere i danni che un’errata interpretazione di un libro o una sua completa strumentalizzazione può fare.

Il caso è questo: viene assegnato agli studenti del liceo romano Giulio Cesare – o consigliato, girano diverse versioni al riguardo – di leggere Sei come sei, romanzo di Melania Mazzucco. Durante un viaggio che sta compiendo attraverso tutta l’Italia, Eva, una ragazzina, racconta la storia d’amore dei suoi genitori. Nulla di strano, pare. E invece no, perchè i suoi genitori sono due uomini coinvolti in un rapporto d’amore omosessuale, dal quale attraverso la fecondazione artificiale è nata lei. Il romanzo è stato scelto proprio per questo dai docenti del liceo, nell’ambito di una doppia campagna di sensibilizzazione, alla lettura e alla diversità.

Ma non è nell’omosessualità o nella fecondazione artificiale il problema che fa scoppiare lo scandalo, o così sembra. Nel libro sono infatti contenute alcune scene a sfondo sessuale: in particolare, un rapporto orale tra i due giovani. Dopo la discussione in classe, successiva alla lettura personale ed individuale dei ragazzi, arriva la comunicazione che alcuni genitori – attraverso l’associazione Giuristi per la vita e Pro vita Onlus – hanno sporto denuncia contro gli insegnanti, per la “la divulgazione di materiale dichiaratamente osceno” che  “non può non urtare la sensibilità dell’uomo medio, specie se si considera che tale divulgazione era diretta ad un pubblico composto da minorenni.”

Senza soffermarsi troppo sui successivi dettagli della vicenda – Mazzucco appellata per difendersi (giustamente), preside che tenta di calmare le acque, putiferio dei media – quello che mi interessa, e che mi ha spinto a scegliere questo tema per l’articolo, è questo: è normale che nel 2014, in una società oggettivamente multiculturale, multietnica, multisessuale e altri molti “multi”, ci sia ancora tutto questo pudore, questo puritanesimo?

Parliamo chiaramente: quale è esattamente il problema? Il fatto che a ragazzi di quindici o sedici anni sia stato fatto leggere un libro contenente una scena di sesso esplicito o il fatto che questa scena avesse come protagonisti due uomini? La “sensibilità dell’uomo medio” che è stata urtata cosa impone come giusto o sano?

Perché, nel caso in cui si trattasse della prima ipotesi, sarebbe bello sapere se davvero questi genitori pensino che i loro figli non abbiano idea di cosa sia il sesso (o alcune sue pratiche in particolari) o se il loro sia solo un eccesso di bigottismo ed ipocrisia (del tipo “queste cose si fanno ma non si dicono”); quale che sia la motivazione, non sarebbe forse meglio prendere da parte il proprio figlio/a, farlo sedere e fare il discorsetto sulle api e sui fiori, invitandolo a praticare la realtà nascosta che il libro della Mazzucco gli ha svelato magicamente in maniera intelligente ed appropriata? (E a quel punto vorrei davvero vedere la reazione del sedicenne di turno.)

Per quanto riguarda la seconda ipotesi, cioè il fatto che i genitori si siano rivoltati perché a praticare la fellatio non fosse una donna ad un uomo, bensì un uomo ad un altro, non ho neanche molto da dire. Assistiamo ancora all’ennesimo caso di razzismo sessuale? Rompere la campagna contro la discriminazione portata avanti dal Giulio Cesare usando come capro espiatorio un prodotto letterario dichiaratamente “realista” – dove si raccontano cioè cose realmente accadenti in realtà – è un’azione ignobile, meschina ed inutile, inoltre.

Non cambierà nulla infatti la protesta dei genitori: né che i loro figli sedicenni scoprano – prima o poi – cosa sia una fellatio (e che anche loro potrebbero un giorno praticarla) né che l’omosessualità esista, né tantomeno che la letteratura racconti della vita e che chiunque, imbattendosi anche solo per sbaglio in un libro possa scoprire realtà che possano piacere o meno. Non servirà a nulla chiudere porte e finestre, occhi ed orecchie, se non a fomentare scandali sterili come questo.

Pruderie di città, nulla di più.

(Sarebbe forse più naturale dir “di paese”, ma la vicenda è ambientata a Roma. Si, Roma, la stessa città che l’anno scorso fece correre ovunque i suoi autobus tappezzati di manifesti contro la disfunzione erettile.)

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