Quando leggo un gran bel libro di una casa editrice mi viene sempre da chiedermi come ha fatto, quel libro, ad accasarsi proprio lì. Inizio a fantasticare su incontri mossi dal destino, coincidenze, incroci, cose così. Insomma, inizio a pensare che ci sia una forte influenza della componente fortuna. Poi però accade che leggendo altri libri dello stesso editore scopri che la qualità della proposta è sempre tanto alta al punto che capisci presto che la fortuna, se c’è, c’entra in piccola parte e ciò che invece ha un ruolo preponderante è la compentenza con la quale si scelgono i libri da pubblicare.
Questi e altri ragionamenti sono sorti spontaneamente mentre leggevo “Proprietà privata” di Julia Deck edito da Prehistorica Editore. Di base, quando leggo un libro di questo editore, non so mai bene cosa aspettarmi. Insomma, stanno pubblicando Eric Chevillard che, in fatto a stranezze, non è secondo a nessuno ma al di là di questo scrittore tanti sono stati i libri di Prehistorica che hanno saputo spiazzarmi e quest’ultimo non è affatto da meno. Mi sono trovato a terminare il libro senza nemmeno accorgermente tanto ero entrato nel ritmo della lettura.
I due protagonisti principali di questo romanzo sono una coppia di professionisti: Eva è un’urbanista parigina che lavora attorno al concetto di “spazio incerto” mentre Charles, il marito, è un professore universitario profondamente depresso che fa largo uso di antidepressivi e che vive la maggior parte del suo tempo segregato in camera da letto. Vive la vita a una velocità molto più lenta delle persone che lo circondano, muovendosi in uno stato di apatia. Ad un certo punto decidono di lasciarsi alle spalle il vivere caotico della grande città e decidono di acquistare casa in un comune più tranquillo che ha però delle buone possibilità di espansione. Inizialmente la nuova dimora sembra far parte di un quadro idilliaco. La casa fa parte di un complesso più ampio di villette a schiera, teoricamente ogni villetta dovrebbe essere autosostenibile dal punto di vista energetico (dico teoricamente perché a un certo punto assistiamo a un colpo di scena), Eva di questo è particolarmente felice. Sembra che la scelta che ha compiuto la porti a vivere un sogno. C’è però un brusco risveglio che prende il nome di Annabelle, una vicina chiassosa, pettegola, invadente, che provoca tutti (soprattutto gli uomini) e che guarda tutti con uno sguardo di superiorità. Con l’arrivo di lei e il marito la vita idilliaca di Eva e Charles si sgretola e tutto parte dal momento in cui Charles inizia a progettare l’assassinio di Pel di Carota, il gatto (altrettanto ficcanaso) dei vicini. Se Charles riuscirà o meno a portare a termine il suo progetto è un particolare che non interessa ai fini di questa recensione, quello che importa sapere è che da quel momento le cose prenderanno una brutta piega e i personaggi si infileranno in una spirale discendente impossibile da fermare.
La lingua di Julia Deck è molto precisa, a tratti le descrizioni sfiorano l’asetticità, ma il suo approccio al raccontare questa storia non può essere che questo. Il punto di vista privilegiato è quello di Eva, una persona dall’alto livello culturale, abituata a considerarsi superiore agli altri. Il mondo in cui la storia viene raccontata rispecchia esattamente la sua personalità. Ed è anche per questo motivo, che alla fine del libro, ci sentiamo spiazzati. Abbiamo l’impressione che la narrazione di Eva non sia stata del tutto sincera e che abbia voluto mostrare solo una piccola parte del quadro complessivo, quella che serviva a giustificare ai nostri occhi le sue scelte.
Credo sia esattamente questo il motivo per cui questo libro mi è piaciuto perché alla fine del romanzo il lettore è costretto a tornare indietro e rivalutare tutto quello che ha letto per metterlo sotto una nuova luce, anzi, in penombra.
Il libro è stato tradotto ottimamente da Francesca Scala e Lorenza di Lella.
Julia Deck nasce a Parigi nel 1974 da padre francese, artista plastico, e madre britannica, traduttrice. Julia Deck ha studiato Lettere alla Sorbona, e la sua tesi verteva su La principessa di Cléves. Lavora per un anno nell’editoria a New York. Dopo essere stata responsabile della comunicazione in diversi gruppi editoriali, nel 2005 si dedica completamente alla scrittura. In Francia è pubblicata dalle leggendarie Edizioni di Minuit. Sigma è il suo secondo romanzo tradotto in Italiano, dopo Viviane Elisabeth Fauville recentemente pubblicato da Adelphi.
