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Pensa il risveglio – Alessadro Cinquegrani – Recensione di Giacomo Carlesso

by senzaudio

Pensa il risveglio di Alessandro Cinquegrani, uscito per TerraRossa Edizioni, dieci anni dopo Cacciatori di frodo, nasce da una frase, caduta in fase di riscrittura e riproposta dall’autore nelle note finali, che recita:

«Ho sempre sentito il bisogno di scomparire».

La necessità di riportare alla luce e di affrontare il sentimento che ha generato queste parole si percepisce ovunque: in ciascuno dei tre piani narrativi – quello della realtà attuale, quello storico e quello immaginifico – che costituiscono il romanzo e, ancor prima, nel titolo, tratto dalla poesia Neve di Umberto Saba. L’elaborata complessità di Pensa il risveglio, con le sue molteplici chiavi di lettura, rimanda a questa profonda ed elementare autenticità.

Durante le riprese del suo film, Albert Speer è morto, Lorenzo scompare. L’attore e aiuto regista, Alberto, suo amico, nonché protagonista e narratore per gran parte del romanzo, accompagna nelle ricerche Caterina, moglie di Lorenzo. Ben presto, Alberto finisce per sostituirsi all’amico, legandosi alla donna e completando le riprese del film che intitola La nostalgia dell’acqua. Consapevole che la sua presenza dipende soltanto dall’assenza di Lorenzo, Alberto ha una crisi interiore circa la propria identità, elaborata attraverso un’intensa riflessione sul nazismo, tema centrale nel film, e in particolare sulle figure archetipiche di Speer e Mengele.

Al riguardo, è interessante osservare il ruolo che assumono nell’opera gli studi di Cinquegrani sulla narrazione della Shoah. Per esempio, nel saggio Il sacrificio di Bess (2018), ricorrendo ai tipi psicologici junghiani, identifica il prototipo del nazista col tipo pensiero estroverso puro. Mengele e Speer, in questo senso, rappresentano una doppia declinazione di tale profilo. Mentre Mengele, nell’incarnare l’essenza del male assoluto, non rinnega il proprio ideale e fugge per evitare il processo di Norimberga; Speer rimane, riuscendo a celare le proprie responsabilità in merito alla soluzione finale, da lui atrocemente approvata, salvaguardando così la sua presenza nella società. Alberto si trova di fronte alla tentazione di abbandonare Lorenzo all’oblio, riducendosi a un essere «vigliacco e approfittatore» come Speer, ma sceglie di cercare l’amico, al quale è indissolubilmente legato, e in questo modo fa i conti con la propria zona d’ombra, lasciando emergere il sentimento della vita vissuta, essiccato dalla pura razionalità, per tentare di definire la propria identità in armonia con lo scorrere del Tempo, nemico dell’Ideale nazista.

Cinquegraniriesce a veicolare un profondo contenuto etico, riabilitando, al contempo, il potenziale mitopoietico della narrazione, depauperato negli ultimi vent’anni dall’affermarsi della non fiction. La raffinata intelaiatura della trama rispecchia il travaglio interiore del protagonista alla ricerca del proprio significato nel mondo, e viceversa. Non a caso, la stessa struttura tripartita del romanzo è investita di senso dalle parole, riportate in esergo, pronunciate dal padre dell’autore nei giorni precedenti alla morte:

«Sei sicuro che sia la tua realtà quella giusta?».

È una frase diretta al figlio certo, ma può essere rivolta anche ai personaggi del romanzo e, soprattutto, ai lettori. Con Pensa il risveglio, Cinquegrani nobilita in arte quelle parole, proponendo un’opera che invita il lettore a guardarsi dentro, a porsi dei dubbi, a entrare, se necessario, in conflitto con se stesso, abbandonando l’ombra, rischiando il vuoto, per inseguire la luce.

Giacomo Carlesso

Alessandro Cinquegrani (Treviso 1974) è professore di Letteratura comparata all’Università Ca’ Foscari di Venezia. È autore di diversi volumi di critica letteraria tra cui Solitudine di Umberto Saba (Marsilio, 2007) e Il sacrificio di Bess. Sei immagini su nazismo e contemporaneità (Mimesis, 2018). Ha esordito nella narrativa nel 2012 con il romanzo Cacciatori di frodo (Miraggi), finalista al Premio Calvino e candidato al Premio Strega, da cui è stato tratto lo spettacolo teatrale omonimo (regia di Giuseppe Emiliani, protagonista Stefano Scandaletti), e che è ora in corso di traduzione in Francia. Collabora con importanti riviste di critica letteraria e cinematografica. Ha scritto la drammaturgia Medea per il Teatro Bresci, selezionata nel Circuito Off del Teatro Stabile del Veneto.

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