Missione applauso

by senzaudio

Non so se vi è mai capitato di entrare in uno studio televisivo e di partecipare dal vivo a una trasmissione. La mia prima volta è stata con la classe delle superiori. Per una intera settimana siamo stati ospiti di un programma in onda il sabato mattina in cui le scolaresche erano al centro di dibattiti più grandi di loro. Diritti umani, immigrazione, pedofilia, abusi sessuali, scandali politici. All’inizio uno spasso, poi un impegno gravoso. Soprattutto, scoprimmo la finzione televisiva. Perché si era in registrato e quindi i tempi si dilatavano all’infinito.

Non potevo sapere che avrei lavorato per un periodo abbastanza considerevole della mia vita – due anni – in televisione. No, non facendo l’imbianchino, l’addetto alla pulizie. Se la mia prima esperienza aveva contribuito a togliermi le fette di salame sugli occhi, la seconda mi ha permesso di conoscere certi meccanismi. Mi ha fatto conoscere il pubblico. E da allora faccio attenzione a chi partecipa alle trasmissioni televisive.

Ci sono diversi tipi. Le vagonate di anziani che vanno a vivere dal vivo qualche puntata di Gerry Scotti o Carlo Conti, autentiche industrie di spettatori – pure paganti – che decidono di conoscere uno dei loro idoli e di far parte del proprio programma preferito. Generalmente sono i preferiti dai conduttori, anche perché portano in gentile omaggio delle prelibatezze culinarie che male non fanno mai.

Ci sono poi i professionisti della comparsata. Sono quelli che trovi in più trasmissioni. Il loro compito è quello di fingersi sempre interessati, avanzare delle domande e annuire alle risposte. Ormai conoscono a memoria i tempi televisivi e sanno quando devono stare in silenzio e quando invece esplodere in applausi fragorosi.

Come non parlare poi del pubblico delle trasmissioni politiche? Nei talk show, come Ballarò, gli ospiti si portano dietro un numero minimo di simpatizzanti il cui compito consiste nell’applaudire gli interventi del loro politico di riferimento e di mugugnare su quello avversario. Insomma, la claque. Il peggio però è il pubblico personale del conduttore o della trasmissione. Avete presente l’episodio Brunetta vs Fazio? Andate a rivederlo. Silenzio quando il politico (giustamente o ingiustamente non ci interessa in questa sede), esultanza a mo’ di gol quando il conduttore risponde. Infine, le comparse, chi ha fatto dell’essere pubblico il proprio mestiere. Anche questa è televisione.

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