Michele Cocchi – La cosa giusta

by Gianluigi Bodi

La cosa giusta

E’ chiara fin dall’inizio, fin da quella prima scena sincopata di fuga ed inciampi, è chiaro fin dal lì che non leggerai un romanzo banale, che non leggerai letteratura scadente, aria riempita a forza. Michele Cocchi comprime il vuoto, sembra riempire anche gli spazi bianchi tra una riga e l’altra. Caccia dentro a forza le parole, quasi come se volesse dire di più, ancora di più e non avesse spazio a sufficienza.

I rapporti tra padri e figli sono complicati e hanno fornito alla letteratura tantissimo materiale. Qui ci troviamo di fronte ad un ragazzo sedicenne che trasforma lo scontro generazionale in uno scontro fisico. Rimane fermo e presente il peso dello scontro dialettico tra le due generazioni. Abbiamo un padre ferito che non ricorda e un figlio che non riesce a trovare la strada per dire ciò che sa, ciò che crede di sapere. Tutta l’azione si svolge in assenza di riferimenti temporali e geografici in un sapiente crescendo di ritmo. Cocchi ti fa assaporare la speranza di riuscire a spezzare le pesanti catene familiari per poi riportarti alla realtà: alcune fughe non hanno speranza.

Come già detto, una delle parti più importanti di questo libro è la capacità di scrittura di Michele Cocchi. Quella non si può riassumere come una trama. Per quella ci vuole tempo. Io mi sono trovato invischiato nella lettura senza rendermene conto. Ho avuto un inizio lento, ho mollato il libro e poi l’ho ripreso, e quando l’ho ripreso l’ho finito. E sapete perché ho lasciato il libro sul comodino? Perché parla di un rapporto padre e figlio. Michele Cocchi, complice probabilmente la sua professione (vedi note biografiche) riesce a pennellare con sapienza la psicologia umana dei due personaggi principali e a descrivere il loro rapporto in maniera talmente vivida e reale che ho avuto paura. Ho iniziato a pensare al rapporto che ho ora con mio figlio e ho cercato di capire come avrei potuto evitare che si deteriorasse. Quando sono giunto alla conclusione che non tutto è in mano nostra ho lasciato sedimentare il libro. Ho raccolto il coraggio e l’ho finito. Spero che mi serva da insegnamento.

Spesso mi è capitato di riflettere sul problema dell’incomunicabilità tra padre e figlio. Un giorno dissi a mio padre che non avevo bisogno di un amico, ma di un padre. Quella frase detta senza nemmeno sapere cosa significasse mi perseguita anche ora. Michele Cocchi dà voce a questa incomunicabilità. Un equilibrio su cui giocano i dialoghi, altro punto di forza di questo libro. Un Equilibrio che sembra sempre sul punto di vacillare e frantumarsi.

Note biografiche dal blog dell’autore.

Sono nato a Pistoia nel 1979. Di mestiere sono uno psicoterapeuta dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia. Amo la narrativa e la scrittura. Nel 2009 ho pubblicato il racconto «Animali» sull’antologia Padre (Elliot Edizioni), nel 2010, sempre per Elliot ho pubblicato la raccolta di racconti Tutto sarebbe tornato a posto. Nel 2016, il romanzo La cosa giusta (Effigi Editore). Miei racconti sono apparsi su numerose riviste («Graphie», «Nazione Indiana», «Primo Amore», «Colla»…), con uno di essi ho vinto il premio della giuria all’edizione 2010 del festival letterario Esor-dire. Vivo a Pistoia, in collina, con mia moglie e mio figlio, a poche decine di metri dal bosco, che amo, e che in qualche modo ha sempre a che vedere con quello che scrivo.

 

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