Quando lo scorso anno è uscito il bando del concorso Premio Nazionale di Narrativa “Anno zero” indetto dalla casa editrice Neo credo di essermi fatto alcune domande che anche i tipi di Neo devono essersi posti. La prima tra tutte: ma c’è davvero bisogno di un nuovo concorso letterario visto che in Italia ce ne sono a centinaia? Questa secondo me è la domanda da cui poi possono partire tutta una serie di riflessioni fondamentali. La mia risposta, letto il bando, è stata sì. Non solo perché io nutra un affetto che non voglio nascondere nei confronti della gente di Neo, ma soprattutto perché il premio di questo concorso letterario era un premio chiaro, importante. L’editore avrebbe scelto il romanzo migliore e lo avrebbe pubblicato. Un po’ il sogno di tutti quelli che hanno un romanzo nel cassetto. Ora, il romanzo di cui sto per parlare non ha vinto. È arrivato secondo. E allora perché è stato pubblicato se è arrivato secondo? Perché l’editore ha deciso che era meritevole di essere pubblicato e io sono d’accordo. Questo è un uso intelligente del premio, fare scouting di nuovi talenti. Anche il terzo classificato al concorso ha ottenuto la pubblicazione e secondo me questa è la prova più lampante del fatto che il Premio Nazionale di Narrativa abbia funzionato. Guardatevi attorno, il bando per il secondo anno è ancora aperto.
Ma veniamo al libro di cui voglio parlare ora. Si tratta de “L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte” di Manuela Montanaro. Sono subito due le cose che saltano all’occhio. La copertina fantastica e quella scritta in carattere leggermente più piccolo di quello con cui è stato scritto il nome dell’autrice: prefazione di Chris Offutt. Chris Offutt, come sapete, è uno scrittore eccezionale, portato in Italia da Minimum Fax. Allora mi sono chiesto come mai ci fosse una sua prefazione. Inizio a leggere il romanzo e scopro una storia ambientata a Keystone nel South Dakota. Ricontrollo il nome dell’autrice: italiana. Ok, allora indosso il mio proverbiale scetticismo e mi dico che non c’è verso che una scrittrice italiana che magari nemmeno c’è stata in South Dakota, abbia scritto un libro ambientato a Keystone rendendolo vero e vivido. Sia chiaro, mi è già capitato di leggere lavori di questo tipo che erano effettivamente buoni, ma mi sono pure capitate tra le mani delle cosine che fanno venire in mente il parere del ragionier Ugo Fantozzi a proposito de “La corazzata Potëmkin”.
Mi sono bastate poche pagine per rendermi conto che “L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte” rientrava nel primo gruppo di romanzi. Callista Wood, una nativa di quindici anni scompare. Otto uomini si accusano della sua morte. Da questo spunto parte un romanzo che a tratti si accosta al romanzo per racconti. Otto punti di vista per una morte, ma che è stato davvero a uccidere Callista Wood e che fine ha fatto il suo corpo? In tutto questo, dopo anni dalla scomparsa di un’anziana signora vengono ritrovate delle ossa. Sono forse i resti di Seraphine Jackson? Amanda Jones, una vita trascorsa lontano da casa, una gamba in meno, ma tanta voglia di raccontare storie, decide di ritornare a Keystone. L’indagine su Seraphine Jackons si intreccia con quella della scomparsa di Callista Wood e dovranno essere prese decisioni che sconvolgeranno per sempre la vita di alcune persone. Tutto per un bene più grande, per una specie di giustizia divina.
I punti di forza di questo romanzo sono secondo me molti. A partire dalla lingua che sa essere evocativa e che si adagia alla perfezione nella ricostruzione di un South Dakota immaginato ma plausibilissimo. A tratti il racconto delle confessioni degli otto uomini ha un tocco onirico, ogni cosa viene raccontata con una palpabile misericordia. Dal punto di vista tecnico mi è poi piaciuta la scelta di far saltare la narrazione in prima persona da un presunto omicida all’altro. Attraverso gli occhi di queste persone facciamo esperienza di otto modi diversi di uccidere una persona, ma nel loro racconto c’è sempre qualcosa che ci fa pensare che non tutto quello che ci viene raccontato sia vero. Chi è stato? Questa è la domanda che continuiamo a farci fin dall’inizio e forse non è la domanda corretta.
Come ultima cosa vorrei parlare del finale. Senza ovviamente svelare dettagli e particolari che possano rovinarvi la lettura di questo meritevole romanzo, mi viene da dire che “L’incredibile storia di Callista Wood che morì otto volte” ha decisamente un’ottimo finale. Uno di quei finali che ti fanno tornare indietro a rileggere il libro, te lo fanno rivalutare nella sua interezza. I finali sono sempre una brutta bestia da affrontare, ma qui, quando l’ho letto, mi sono trovato in pace. L’immaginario di Manuela Montanaro mi ha conquistato.
Manuela Montanaro nasce e cresce in una provincia del Sud. Appassionata di cavalli e di frontiera, ha pubblicato diversi racconti su riviste letterarie, tra le quali ’Tina e Crack. Sua la raccolta di racconti Catrame (Ensemble, 2021). Continua a vivere a Sud con un cane, tre gatti, un cavallo e due figli.
Questo è il suo primo romanzo.
