Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. La tavola del paradiso – Donald Ray Pollock

La tavola del paradiso – Donald Ray Pollock

by Angelo Orlando Meloni

Per vari motivi esistenzial-professionali mi accade più spesso di quanto sia emotivamente preparato di dover rispondere alla domanda: “mi consigli un libro appassionante”? Ci sono poi quelli, una minoranza, ma ragguardevole, che vogliono essere consigliati su di un libro appassionante e “scritto bene”. E infine ci sono quelli che non fanno prigionieri, ti chiedono direttamemente un “capolavoro”. Ed è davvero molto difficile scansare questi assalti senza vendere l’anima al diavolo e far imbarcare l’amico in una lunga e mesta traversata verso la fuffa con un libro di m. Avete presente quei libri di cui tutti parlano, ma che poi nessuno legge ? Sarebbe molto facile consigliarne uno, ma siccome nella vita come nella letteratura l’onestà è tutto, cerco sempre di passare dritte sicure, roba genuina che se attacchi un capitolo poi non smetti più. Ed è per questo che ho ringraziato gli dei, e la casa editrice Elliot, quando è uscito il nuovo romanzo di Donald Ray Pollock, La tavola del paradiso.
Me lo aveva già detto un amico, un caro amico che qui ringrazio pubblicamente, uno che se ne intende. Leggi Pollock, mi aveva detto, non te ne pentirai. E aveva ragione, santo cielo se aveva ragione. La tavola del paradiso (tradotto da Gianluca Testani) è un romanzone brutto, sporco e cattivo, ma con un cuore grande così, ambientato negli USA rurali durante la prima guerra mondiale. Un po’ western, ma western crepuscolare da fine epopea, un po’ thriller-pulp-splatter, il romanzo ci racconta di tre balordi che decidono di svoltare e farla finita con la miseria in cui sguazzano emulando le gesta di Bloody Bill Bucket, il loro idolo, cioè il pistolero protagonista dell’unico libro che hanno letto. Ne viene fuori una storia bellissima, esaltante e gagliardissima in cui il destino fosco dei tre, rapina dopo rapina, si va a incrociare con il destino mesto di altri personaggi vinti dalla vita, dalla sfortuna, dalla miseria, sopraffatti dalla legge del più forte. Ma a differenza della cupa mistica nichilistico-verghiana che abbiamo studiato a scuola, qui una luce c’è, anche se bisognerà scavare fino in fondo e oltre per trovarla e fare un bel respiro.
La tavola del paradiso è una bomba di romanzo iperrealistico, come se Cormac McCarthy avesse fatto indigestione di noccioline di super Pippo e lo spirito del far west in acido si fosse impossessato del realismo socialista sviluppando un’epica dei vinti spalmabile in potenza su tutto il novecento e non solo sulla piccola contea di Knockemstiff nell’Ohio. O forse, forse, Donald Ray Pollock non è niente di tutto questo, più semplicemente è un grande scrittore, con una voce tutta sua, e fare il gioco dei paragoni serve e non serve. L’unico consiglio utile è questo: leggetelo pure voi, non ve ne pentirete.

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