La Strega – Marie Ndiaye

by senzaudio
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Marie Ndiaye

“Quante frottole, sapessi! Esclamò con aria estasiata. Ma non c’è niente di più redditizio, ora come ora.”

Che novità, questa di Prehistorica Editore! “La Strega” romanzo di Marie Ndiaye, autrice pluripremiata in Francia e non solo, può ora trovare posto nelle nostre librerie, e chissà, animarle, scuoterle, far alzare un po’ la polvere grazie ad una stupenda cover (“Streghe della Foresta”, olio su carta e juta di Paul Klee), e soprattutto alla folta schiera di personaggi che mi pare di veder spuntare dai ripiani, tra le pagine, sopra e sotto, per interrogarmi con domande simili a “Dolcetto o scherzetto?”.

Mi sono divertito molto a leggere il romanzo di Marie Ndiaye, ad ascoltare e vedersi muovere qua e là, gli innumerevoli personaggi le cui vite si intrecciano in un crescendo continuo di occasioni, le più strane e imprevedibili, spesso anche un po’ inquietanti, qualche volta irritanti, ma una lumaca, con la sua casetta portatile, rimane pur sempre un’opera d’arte della natura.

La Strega è un romanzo corale, il palco di una grande orchestra con una direttrice che catalizza desideri, dubbi e angosce di ogni suo componente. Lucie, la protagonista, donna moglie madre di due figlie, Maud e Lise, strega figlia di strega e madre di streghette, che vede il prima e il dopo, ammaliata forse dai suoi stessi poteri, si offre, vive a disposizione, di tutti, di ognuna ed ognuno, senza paura. Lei è una strega (fallita dice di sé stessa).

“Pierrot non aveva intrapreso la strada dell’insegnamento, ma era diventato un eccellente venditore esaurito, e io non potevo fare più nulla per lui.”

Le streghe, quelle vere, non quelle bruciate perché considerate tali da uomini idioti, io le ho sempre pensate potenti, in grado di fare cose grandi e utili, non per forza lanciare malefici. Insomma, ho sempre pensato alla strega come colei che agisce, proattiva, determinata, non certo che subisce, passiva, azioni altrui di persone comuni. Ma si sa che ad essere troppo buoni, si finisce per passare da … troppo buoni. La nostra Lucie sembra proprio attrarre tutto, tutte e tutti a sé, cose fatti e persone le ronzano attorno, l’accerchiano, la punzecchiano, approfittano di lei in molti modi. Ma lei strega è e strega vuol rimanere.

Veniamo ad un accenno di trama, che si sviluppa tra Parigi e i suoi dintorni, ai giorni nostri. Tutto nasce da un deciso scossone che la famiglia di Lucie subisce a causa della fuga del marito Pierrot, che si appresta a travestirsi veramente come la celebre maschera. L’uomo fugge dalla sua quotidianità, incapace di tutto, ma furbo quanto basta per scappare rubando “la cassa”. L’unica parte buona della fuga è abbandonare un lavoro di merda, ma poi bisognerebbe trovarsene un altro, che puzzi un po’ meno. Tutto nasce da qui perché attivandosi per la ricerca di Pierrot, Lucie e le figlie entreranno in contatto con vecchie e nuove conoscenze, e gliene capiteranno di tutti i colori, ma davvero! Non potete immaginare a cosa andranno incontro. La nonna paterna è tutto un programma, la materna (la Strega Madre), tutto pare fuorché una strega. Ma ci sorprenderà alla grande. E ho tralasciato un personaggio pazzesco, Isabelle, l’amica di Lucie, una vera … scoppiata? Svalvolata? Boh, fate voi, ma è un personaggio che solo una superba fantasia può creare, e che dall’inizio alla fine metterà il pepe su questa storia.

Il ritmo, la scrittura, gli eventi sono frizzanti e coinvolgenti. Divertitevi, quanto ho fatto io. Si incontrano anche molti spunti di riflessione, sul lavoro, i soldi, la relazioni umane, ce n’è se volete per fermarsi anche molto, a pensare. Ma questo è un libro divertente (?!). Chiedetelo alla Strega. 

“Aggiunsi con convinzione: – Si vede proprio che qui sei felice.”

Buona lettura.

Claudio Della Pietà

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