Joe Brainard – Autoritratto

by Gianluigi Bodi

Non sono una persona che dimentica facilmente i debiti di riconoscenza, anche se a volte non mi è facile ripagarli. Non posso quindi scordarmi che se oggi sto scrivendo questa “recensione” lo devo al fatto che un paio d’anni fa ne ho scritta un’altra su “Mi ricordo” e che in fin di conti è iniziato tutto da lì.

Non è semplice parlare di un libro che, come titolo, porta “Autoritratto“.  Non è semplice perché da un lato sei costretto a parlare della composizione del libro, di quali pezzi ci sono, di come sono stati disposti e dell’impatto che hanno nell’insieme dell’opera. Dall’altro sei obbligato a scivolare sulla superficie di una persona che, per quanto tu possa leggere di suo (o di raccontato), non riuscirai mai a conoscere davvero. Il primo aspetto, quello del libro è davvero interessante. Brainard, tra in tanti talenti, aveva nelle sue corde anche il collage. “Autoritratto” è, a modo suo, un collage. Ci sono pezzi di diario, fumetti, disegni, ritratti a parole di alcuni personaggio che ha incontrato, poesie, mini saggi e una recensione. C’è un ampio spettro di componimenti che, incollati assieme, danno Brainard così come lui voleva che fosse percepito all’esterno. Nonostante i pezzi si susseguano saltando da un genere all’altro, nonostante le improvvise interruzioni delle vignette o i brevi paragrafi che descrivono amici e conoscenti, “Autoritratto” è un’opera coerente e coesa. Una piacevole lettura che ci fa entrare, invitati, nella mente di una persona esplosiva.

E qui passiamo al secondo aspetto. Quello della personalità dell’autore. In un certo senso, la scelta di affiancare componimenti diversi per dare un’idea di sé quanto più completa è già un segnale di quale sia la personalità di Brainard. Joe Brainard non è una persona bidimensionale, non è un colore solo. È un arcobaleno ed è ancora qualcosa in più. È la persona che si masturba nel prato pensando a che effetto possa avere sull’erba. È quello che decide di scrivere di essere depresso perché sappiate che in quel momento è così che si sente. È il fumatore accanito, è lo sguardo poggiato sulle cose che voi non notate, è la sensibilità che si porta dentro. È qualcuno che avrei voluto conoscere pur essendo consapevole che mi avrebbe trovato ordinario e di conseguenza poco interessante.

La scoperta di Brainard passa attraverso la casa editrice Lindau, alla sua collana “Senza Frontiere” e ad una traduttrice che si è presa a cuore il nostro vecchio Joe. Si tratta di Thais Siciliano. Aveva già tradotto “Mi ricordo” e io credo che con “Autoritratto” abbia fatto un ulteriore balzo in avanti nella conoscenza di Brainard.

“Autoritratto” è uno di quei libri che fa piacere poter dire di aver letto.

Joe Brainard (1942-1994) è stato un pittore, poeta e scrittore americano. Il corpus delle sue opere include collage, assemblage, disegni e oli, bozzetti di copertine di libri e album musicali, di scenografie e costumi, fumetti ai quali lavorò insieme ai poeti della scuola di New York, poesie e prose.
Alla fine degli anni ’70 decise di non esporre più le sue opere, ma continuò a scrivere fino ai primi anni ’90, quando si ammalò e morì di AIDS.

 

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13 comments

Minoreditre 31 Marzo 2016 - 13:09

Credo che quando leggendo una recensione ti venga voglia di acquistare il libro, beh ecco, lì nasca la differenza tra Scrivere e recensire.

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senzaudio 31 Marzo 2016 - 17:05

A nome di Senzaudio la ringraziamo per il bellissimo commento. Per chi scrive recensioni sul Web è sempre difficile trovare la chiave adatta per mettere giù le proprie emozioni in relazione con il libro letto. A volte capita che lettore e libro siano in perfetta sintonia. Quelle sono le recensioni migliori.

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