João Gilberto Noll – Hotel Atlântico

by Gianluigi Bodi

Hotel Atlântico

Devo dire la verità, Gli eccentrici mi hanno abituato a libri sottili, dall’apparenza innocua, che poi ti scoppiano in mano all’improvviso. Libri che ti puoi concedere se hai un  paio d’ore di tempo da passare in sano relax, ma che hanno l’effetto di restarti appiccicati addosso per parecchio tempo. Prova ne è che ho letto questo libro circa un mese fa e sono riuscito, forse, a parlarne solo oggi.

Che cos’è che spinge il protagonista di questo libro a vendere la propria macchina scalcagnata e imbarcarsi in un viaggio senza meta attraverso il Brasile. Cosa sta facendo del suo tempo? Fugge o cerca? Sta fuggendo da qualcosa che lo insegue, sta cercando qualcosa che gli manca senza saper bene cosa sia oppure sta cercando con le ultime forze rimaste di vedere tutto ciò che non ha visto in vita sua?

Oppure, molto più semplicemente, il nostro protagonista ha deciso di farsi trasportare come una foglia al vento. Ha deciso di vivere solo nei luoghi in cui il vento lo deposita, senza cercare nulla, senza fuggire.

Quello di João Gilberto Noll può essere considerato un romanzo “on the road” con un protagonista imperfetto che in qualche modo vive in un limbo. La sua mente è incastrata in un non luogo che potremmo anche identifica con l’Hotel Atlântico del titolo. Un posto che sembra avere regole proprie e dare lavoro a personaggi persi e inquitanti. Un luogo in cui il protagonista inizia quella che a mio avviso è una caduta a spirale incontrollata, forse gestita dal fato, dal destino, fate voi.
La domanda, quella che dovrebbe definire il motivo del suo viaggio ramingo ha una risposta, diciamo quella che considero essere la risposta, che in qualche modo fa quadrare il cerchio. Quindi, non ne parlerò per evitare gli spoiler.
Vi basti sapere che il protagonista, un vecchio attore TV passato di moda, sembra avere un rapporto stretto con la morte. Dovunque vada lui la morte è a portata di mano, o è appena passata oppure sta per arrivare. E restiamo fino alla fine a chiederci chi sta cercando chi.

Traduzione di Jessica Falconi.


João Gilberto Noll nasce nel 1946 a Porto Alegre, Brasile. Negli anni Settanta si trasferisce prima a Rio de Janeiro, dove collabora con il giornale «Correio da Manhã», poi a San Paolo, dove lavora presso la Companhia Editora Nacional. Riprende gli studi di letteratura alla Faculdade Notre Dame di Rio de Janeiro, concludendoli nel 1978. Parallelamente, insegna comunicazione alla Pontifícia Universidade Católica di Rio, per poi impiegarsi nel campo della pubblicità e dell’audiovisivo. Durante i primi anni Ottanta, grazie a una borsa di studio, viaggia fra Stati Uniti, Messico ed Europa, per poi fare ritorno prima a Rio e poi, dopo diciassette anni di assenza, a Porto Alegre. Negli anni Novanta collabora con l’Universidade Federal do Rio de Janeiro e successivamente con la California University, dove insegna letteratura brasiliana come visiting professor nel campus di Berkeley. Dal 2000 riprende le collaborazioni con i giornali, pubblicando racconti sui supplementi di «Folha de S. Paulo» e «Correio Braziliense». Viaggia in Spagna, Inghilterra, nuovamente negli Stati Uniti, in Argentina, grazie a programmi di residenze per scrittori e inviti per pronunciare conferenze. Colto da un malore, si spegne il 29 marzo 2017 nella sua abitazione a Porto Alegre. Libri pubblicati: O cego e a dançarina (1980, premio Jabuti 1981); A fúria do corpo (1981); Bandoleiros (1985); Rastros de verão (1986); Hotel Atlântico (1989); O quieto animal da esquina (1991); Harmada (1993, premio Jabuti 1994); A céu aberto (1996, premio Jabuti 1997); Contos e romances reunidos (1997); Canoas e marolas (1999); Berkeley em Bellagio (2002); Mínimos, múltiplos, comuns (2003); Lorde (2004, premio Jabuti 2005); A máquina de ser (2006); Acenos e afagos (2008); O nervo da noite (2009); Sou eu! (2009); Anjo das ondas (2010); Solidão continental (2012)

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