Jean-Marc Aubert – Kurtz

by Gianluigi Bodi

Vi dico la verità. Quando ho letto il primo romanzo di Jean-Marc Aubert pubblicato da Prehistorica Editore mi sono fatto trasportare in una spirale di follia. Il romanzo di intitola “Argomentazione di Linès-Fellow” e se siete interessanti alla recensione che scrissi a suo tempo è sufficiente che clicchiate qui. Prehistorica ha un certo feeling con la follia, d’altronde sta continuando la pubblicazione dei libri di Eric Chevillard ai quali ha pure dedicato una collana ad ho intitolata, appunto, Chevillardiana.

Queste parole fanno un po’ da cappello introduttivo, servono a spiegarvi che le letture di questo editore sono molto coinvolgenti e che molto spesso hanno a che fare con l’umana follia.

Non fa eccezione il nuovo libro di Jean-Marc Aubert dal titolo “Kurtz”. A scanso di equivoci vi dico già che il Kurtz del titolo ha echi che lo rimandano sia al Marlon Brando di Apocalypse Now, sia al libro di Conrad “Cuore di tenebra”. Già questo particolare è un bel biglietto da visita per il personaggio di questo libro.

Il nostro protagonista è mediocre, asociale, anaffettivo, una di quelle persone che non spiccano in mezzo alle altre, che potresti tranquillamente vedere e poi dimenticare per sempre. Fa una vita molto ordinaria che scorre tra lavoro e casa. La sua routine però si interrompe quando incontra per la prima volta Laure. Lei diventa l’oggetto di un desiderio ardente, diventa il fulcro di un desiderio sessuale inestinguibile, un desiderio che viene rimandato di giorno in giorno e che quindi divampa sempre di più. Laure ha deciso che, per non rovinare la magia del loro incontro, il rapporto sessuale andrà consumato in una data precisa a distanza di qualche mese. Il nostro protagonista approfitta del tempo che gli è stato dato per creare le premesse di un rapporto sessuale perfetto, direi mistico. Ecco dunque che inizia un’intensa attività fisica, che cerca di depurare il proprio corpo per renderlo un tempio e quindi degno di Laure, che sistema il proprio appartamento in modo che nulla sia lasciato al caso. La ricerca della perfezione passa anche attraverso un intenso esercizio sessuale che il protagonista porta avanti grazie all’aiuto di una casa di appuntamenti. Ogni aspetto organizzativo viene esasperato e mano a mano che il tempo passa ci accorgiamo di essere davanti a un’ossessione crescente che monta nel protagonista e salta fuori dalle pagine che stiamo leggendo. Alla fine, proprio come Kurtz, lui si è perso. E la spirale che ben conoscevo, quella spirale di follia del libro precedente, qui diventa ancora più oscura e vorticosa fino a portare a un finale che ci lascia a bocca aperta.

Mi pare evidente che Jean-Marc Aubert provi un certo compiacimento a raccontare quel momento in cui la vita di una persona relativamente normale viene trascinata dentro le ripide correnti dell’ossessione e della pazzia. Non c’è nulla che non vada bene nel personaggio che vediamo all’inizio. E’ un uomo normale, forse non molto simpatico o interessante, ma tutto sommato, uno dei tanti. Eppure Aubert lo fa deragliare e quasi si diverte a osservare la sua deriva. L’autore francese sembra quasi avvertirci che anche per noi, dietro l’angolo, può nascondersi quella particolare cosa che su di noi avrà effetti devastanti.

Segnalo l’ottima traduzione di Federica Di Lella e Lorenza Di Lella.

Segnalo anche l’ottimo lavoro che Prehistorica fa con gli autori francesi. Questa casa editrice, nata ormai un paio d’anni fa, sta portando in Italia autori davvero molto interessanti.

Bio.

Stéphane Mallarmé insegna inglese in un liceo; Jean-Marc Aubert (nato a Nizza, nel 1951) fa il preside in un istituto di scuola secondaria. “È affascinante, comico, seducente come la follia”: questo fu il giudizio di Michèle Bernstein – tra i fondatori del Lettrismo – alla scoperta di Argomentazione di Linès-Fellow. Ha scritto in seguito diversi altri romanzi e raccolte di racconti – pubblicati presso alcune delle più prestigiose case editrici francesi, da Albin Michel a L’Arbre Vengeur, da Fayard sino a Seuil – consolidando così un immaginario incongruo e paradossale che non ha eguali nella letteratura contemporanea, ma che fonda le radici nella ricchissima eredità di Beckett. Finalista al premio Goncourt, ha ottenuto il prestigioso Prix De La Renaissance.

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