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Il giardino dei fiori infelici – Nicola Lucchi

by senzaudio
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Nicola Lucchi

Quando quelli di Neo Edizioni se ne sono usciti con l’idea di un concorso letterario la cosa in me ha prodotto opinioni contrastati. Ovviamente facevo il tifo per loro, ma mi sono anche chiesto se una cosa del genere potesse funzionare. In fin dei conti ci sono migliaia di concorsi letterari ogni anno e alla fine quelli che hanno davvero qualche impatto (che non vada oltre a quello sull’ego dell’autore e dell’autrice) sono veramente pochi e si possono contare con le dita di una mano, facciamo due.
Dall’inizio di questo percorso ho letto tutti i romanzi usciti dalle due edizioni del Premio Nazionale di narrativa Neo Edizioni e credo di avere abbastanza dati per poter dire che la loro scommessa ha pagato. La cosa importante di tutta la faccenda non è aver trovato dei buoni o ottimi romanzi, ma di aver trovato dei buoni o ottimi romanzi che sono perfetti per il catalogo di questa casa editrice che credo ormai di apprezzare da una dozzina di anni abbondanti (non voglio essere più preciso perché altrimenti mi accorgerei dello scorgere del tempo). Se riesci a portare avanti un’iniziativa di questo tipo senza snaturare l’identità che hai come editore per me hai già vinto.

Il giardino dei fiori infelici” di Nicola Lucchi mi è piaciuto davvero molto. Si tratta di un romanzo dai toni cupi, in cui sembra che la narrazione sia sovrastata da una cappa asfissiante. Il romanzo è costruito attorno ad una coppia di personaggi principali. Da un lato abbiamo Lucas, considerato lo scemo del villaggio ma in realtà in possesso di un intelligenza quasi ferina, dall’altro abbiamo Don Raffale, riportato suo malgrado nel paese che lo ha visto nascere e dal quale è fuggito senza guardarsi alle spalle. Il romanzo inizia con Lucas scortato dalle forze dell’ordine in una proprietà vicino a dove abita. Negli anni sono scomparsi alcuni bambini e non ci sono dubbi che la colpa sia da attribuire a Lucas. Lui stesso non ne fa mistero, ma ha deciso che parlerà e farà ritrovare i loro corpi solo se sarà accompagnato in quella che sembra essere una personale Via Crucis da Don Raffale. Scortati a breve distanza dal grasso e pieno d’ira maresciallo dei Carabinieri Lucas, pezzo a pezzo, mette assieme la storia della propria vita fino al momento della propria nascita. Solo allora, solo quando la storia sarà completamente raccontata, sapremo per quale motivo ha scelto Don Raffaele come confidente.

Il romanzo viene però narrato da un’altra voce, quella della madre di Lucas, l’unica ad averlo amato fin dal primo momento nonostante tutto, nonostante quel figlio che non sapeva piangere, che non sapeva sorridere. Un figlio contenitore vuoto che nemmeno la famiglia riusciva ad accettare, come se fosse stato l’incarnazione del diavolo. Anche la madre non è ben vista in paese. Considerata una pazza perché dice di sentire la voci, viene presa in giro anche da quelli che, segretamente, chiedono il suo aiuto per parlare con i morti. La madre di Lucas è un personaggio memorabile ed è attraverso gli spiriti con cui comunica che riesce a raccontarci del figlio e di Don Raffaele anche quando questi si addentrano nel bosco con il fine di riesumare cadaveri nascosti ai piedi di una rigogliosa vegetazione a cui Lucas sembra dare più amore e considerazione di quanto abbia mai fatto con le persone.

Quello di Nicola Lucchi è un romanzo davvero ben costruito. Non c’è un vero e proprio arco di trasformazione dei personaggi e in questo senso potremmo anche parlare di antiromanzo. “Il romanzo “Il giardino di fiori infelici” tiene incollati dall’inizio alla fine perché il lettore ha bisogno di capire qual è l’origine del male che attraversa quel bosco. Perché Lucas ha commesso quei crimini e non ha in lui il minimo senso di colpa? Perché Don Raffaele è stato coinvolto nelle confessioni di Lucas? Che ruolo ha?
Domande a cui solo leggendo potremo dare una risposta.

Nicola Lucchi, lavora come sceneggiatore ed è autore di romanzi e saggi. Tra le sue pubblicazioni per ragazzi la trilogia di Daniel Ghost e la dilogia I guardiani della memoria, entrambe edite da Gribaudo e Memorie di un boia che amava i fiori, Ediz. Illustrata (Bakemono Lab, 2020). Appassionato di storia di Hollywood, scrive di cinema per varie riviste specializzate ed è autore del volume  Il sogno del cinema – La mia vita, un film alla volta, autobiografia del direttore della fotografia Dante Spinotti edita da La Nave di Teseo (2023).

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