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Il curriculum nell’era 2.0

by senzaudio

Dopo la pubblicazione dell’articolo sulla proposta editoriale, alcuni (o meglio alcune) di voi mi hanno scritto chiedendomi altri post della stessa natura. Questo non rientrava nei piani originali, ma in redazione ci siamo detti: Perché no? In fondo siam qui per voi! E così, dato che alla proposta editoriale dovrete allegare il CV, ho pensato di darvi qualche spunto per realizzarlo al meglio.

Salva un albero!

Il CV va stampato una volta sola, prima di essere salvato in pdf (mi raccomando!) per un’ultima correzione su carta che vi permetterà di stanare anche l’ultimo refuso. E poi basta, non stampatelo più. Non portatelo alle fiere, dove sparirà in mezzo a una pila di volantini pubblicitari, brochure di tipografi e CV della “concorrenza”: in queste occasioni, un biglietto da visita è più che sufficiente (soprattutto se in cambio otterrete quello dell’editor!). E non pensiate che, se lo inviate alla casa editrice, qualcuno si prenderà la briga di stamparlo: una lettura a video e poi via nel database! Vi sembra desolante? Passo alla buona notizia: se il CV è un file e non un pezzo di carta, possiamo sfruttare tutte le potenzialità del nostro nuovo curriculum nell’era 2.0!

Tutto in un clic

Innanzitutto – ed è una cosa che io faccio sempre – possiamo inserire dei link che rimandino al nostro sito, al portfolio online, alla pagina della casa editrice in cui si può leggere un’anteprima della nostra traduzione, a un progetto al quale collaboriamo. Insomma, io uso i link per includere nel curriculum tutto ciò che è interessante ma non fondamentale, come dire: Te ne ho accennato, se ti interessa clicchi, altrimenti passi oltre. Naturalmente anche strumento va utilizzato correttamente e con moderazione. Non inserite mai il link esteso, che è tanto brutto: create dei collegamenti ipertestuali e verificate sempre che funzionino. Ed evitate di linkare la vostra pagina Facebook, semmai includete il profilo LinkedIn, se proprio volete essere social (può essere anche utile per riconoscervi visivamente, vedi sotto).

W il technicolor

Eliminato il problema della stampa, in particolare se a bassa risoluzione, ci si può sbizzarrire con colori, grafica, immagini… tenendo sempre presente che ci stiamo proponendo per una collaborazione lavorativa. Qualche tocco di colore non guasta, ma evitiamo di far assomigliare il curriculum all’invito di una festina di compleanno. Visual sì, ma con sobrietà. E realizzato da un professionista. Premesso che i curriculum in bianco e nero mi fanno un po’ tristezza, non sono una grande fan del visual CV: l’ho commissionato a un grafico e me ne sono pentita, perché è difficile da modificare. E allora ho optato per intestazione e piè di pagina colorati con dati personali e logo, il tutto realizzato da uno del mestiere: di grande impatto visivo, sobrio (alcuni visual sono decisamente “troppo”), facile da modificare, mi permette di inserire i miei dati personali e di contatto evitando il classico elenco iniziale da schedario di polizia. Un’altra alternativa, soprattutto se si è agli inizi e non si ha molto da scrivere, può essere Vizualize.me.

Un sorriso?

Tra gli elementi grafici di cui sopra, può rientrare anche una fotografia: piccola, sobria, professionale… o anche niente foto. Io nel curriculum non l’ho inclusa, però potrebbe essere un buon modo per consentire a chi legge di collegare il vostro nome a una faccia vista qualche giorno prima a un evento. È qui che secondo me entra in gioco il collegamento alla pagina LinkedIn o la foto del profilo sull’account di posta elettronica, anche se non tutti la potranno vedere. Ovunque sia, niente foto sciatte ma nemmeno photoshoppate al punto da farvi sembrare un’altra persona. E qui è meglio che mi fermi perché so di non essere la persona più adatta a dare consigli in questo ambito: la mia foto del profilo è un autoscatto da webcam (orrore!) e anche se non ho usato filtri o altre diavolerie, non corrisponde all’immagine che avete di me dal vivo dato che è quasi impossibile vedermi pettinata…

Solo qualche ultima raccomandazione: aggiornate sempre il curriculum, valorizzatevi al massimo rimanendo nei confini dell’onestà, fatelo leggere a qualcuno di vostra fiducia (e magari più esperto) e… good luck!

Commenti a questo post

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16 comments

Guida (personalissima) Alle Fiere Editoriali | Senzaudio 31 Marzo 2016 - 9:51

[…] se potevo mandare una proposta editoriale o, peggio, lasciare il curriculum. (Ho già raccontato qui che fine fanno i curriculum e qualsiasi altro materiale cartaceo consegnato alle […]

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