Paratesto:

Guardatelo in faccia, quello è l’attore che interpreta il protagonista dal libro, il suo nome è Ray Milland, guardate con quanta sofferenza fissa il bicchiere che ha in mano. Lo possiede, ne è posseduto, si fa presto a dire alcolismo.

Testo:
Primo momento. Siete inginocchiati a terra, le mani saldamente avvinghiate alla tazza del water, la testa reclinata in avanti. Fate quello che dovete fare.
Secondo momento. Siete distesi, quasi privi di coscienza sul pavimento del bagno. Con le ultime forze che vi sono rimaste vi state chiedendo perché non siete riusciti a fermarvi, perché avete continuato a bere. Pensate a quanto vi sentivate bene, a quanto sembravate interessanti e pieni di vita. Ed ora siete lì accasciati e state cercando di capire chi c’era con voi, chi potrebbe avervi visto, cosa avete fatto di sconveniente. Vi vergognate da morire, ma in fin dei conti è stata una bella serata, no? Non lo rifarete mai più, no vi ubriacherete mai più in vita vostra, fino alla prossima volta.
Giorni Perduti” è anche un po’ questo, ma è senza dubbio molto di più. Quello che ci racconta Charles Jackson è un rapporto malvagio che il protagonista ha con la propria ossessione: il bere.
E semmai avete avuto una dipendenza nella vostra vita, anche lieve per carità (la mia sono i libri) vi renderete conto che Jackson è in grado di offrirci un doloroso ritratto dei meccanismi che instauriamo per giustificare il nostro convivere con la dipendenza.
Il personaggio principale, Don, è uno scrittore di racconti, un omosessuale represso, uno che vive per l’alcol, che vive per il senso di potere che assapora ogni qual volta ha un bicchiere in mano e possiede ciò che lo possiede. E’ un romanzo che racconta la vita di una persona che prova profonda vergogna per i comportamenti che mette in atto a causa della propria dipendenza. Una persona che vive la vita solo dopo che questa gli è passata davanti lasciandosi ingabbiare da una serie di se e di ma che non portano in nessun luogo.
Quello che potreste decidervi a leggere non è un romanzo a lieto fine, non c’è redenzione, non c’è catarsi, Jackson testimonia semplicemente un periodo di cinque giorni in cui Don viene lasciato solo a New York dal fratello e annega nell’alcol, una semplice curva discendente che si è già ripetuta altre volte e si ripeterà ancora uguale a se stessa. Fino alla fine. La stessa fine che si è abbattuta su Jackson il quale inizalmente ha sempre respinto l’idea di essere lui il modello per Don, ma che poi, in tarda età e prima del suicidio ha confessato che sì, che in effetti era lui Don, era lui posseduto dal demonio dell’alcol.
Il libro merita di essere letto perché è un libro sofferto, un libro in cui la narrazione non nasconde il vero, ma lo mette in mostra. Jackson mostra un’onestà disarmante nel descrivere e affontare i problemi di Don, che sono anche i suoi.

Coordinate:

Jackson_Charles

Charles Jackson prima di pubblicare con successo “Giorni perduti” aveva pubblicato appena due racconti. E’ triste pensare che dopo aver pubblicato questo romanzo di successo si è immerso in una dipendenza combinata di alcol e barbiturici che gli procurava un blocco dello scrittore il quale a sua volta lo avvicinava alla depressione.
Grande merito a Nutrimenti per aver recuperato, rispolverato e rimesso a nuovo “Giorni Perduti” gioiello splendente della letteratura. Francamente è triste pensare a quanti altri libri siano stati perduti nelle sabbie del tempo ed è confrtante sapere che ci sono case editrici che fanno un ottimo lavoro di ricerca per permetterci di leggere romanzi quasi perduti.

Enorme merito a Simone Barillari, traduttore di questa opera. Ora, se non vi dovesse bastare il lavoro fatto per darci una traduzione impeccabile di un romanzo che a tratti fa del ritmo, della frase spezzata che imita il borbottio sconclusionato dell’ubriaco, delle mille citazioni nascoste di Shakespeare un punto cardine della sua bellezza; bene, se non vi bastasse questo vi consiglio di andarvi a leggere il saggio critico alla fine del testo. Un’opera nell’opera che fornisce una degna cornice al testo narrativo.

Jackson è Don, omosessuale represso, abbandonato dal padre in giovane età, alcolizzato, depresso e dunque suicida. All’epoca il libro fu accolto con grande successo, tradotto in una quindicina di lingue ha venduto tantissimo ed è pure stato incluso in alcune bibliografie mediche per il trattamento dell’alcolismo tanto rispondente alla realtà è il comportamento di Don.

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