Giorgia Tribuiani – Guasti

by Gianluigi Bodi

Quando ho iniziato a leggere “Guasti” di Giorgia Tribuiani mi è venuto un dubbio. Ho pensato: bella l’idea, ma ce la farà a costruirci attorno un libro che regga per 113 pagine (circa)?
Risposta breve. Sì

Risposta meno breve.

Giada ha perso il suo uomo, un fotografo di fama mondiale. Un uomo che ha dedicato la sua vita all’arte e che quindi, di conseguenza, decide di dichiarare anche la propria morte all’arte. Si fa plastinare* e come uno zombie viene esposto nei musei dal Dr.Tulp. Giada decide di rimanergli accanto anche dopo la morte, ma quello che inizialmente sembra solo un omaggio e una conclamata difficoltà a separarsi dall’amore della propria vita, a poco a poco si trasforma in altro. Giada instaura un dialogo con l’opera d’arte che è diventata il suo uomo, ma anche con un misterioso vigilante del piano di sotto, l’unico che sembra capire davvero quello che sta succedendo nella testa di Giada.

Giada che vede l’uomo che ha amato immobile e con il difetto fisico di cui si vergognava terribilmente esposto in bella mostra. Giada che, con il passare dei giorni entra nell’ossessione e la abbraccia. Lei che ha vissuto una vita all’ombra del suo uomo. Lui che non ha mai voluto sposarla. Lei che ha abbandonato i propri sogni. Lui che l’ha resa oggetto dei propri scatti. Lei che lo avrebbe voluto tutto per sé. Lui che si è dato al mondo, come quando era in vita.

I motivi per cui riflettere su questo libro sono parecchi. Al di là del rapporto tra vita e arte e su quanto l’arte a volte influisca sulle nostre vite ci sono altre linee interessanti da seguire. Il dialogo, che poi a ben vedere è un monologo, tra Giada e il corpo plastinato del suo uomo, è un lento processo di avvicinamento verso l’autoconsapevolezza. La liberazione da un fardello. Il peso del successo dell’uomo sulle dinamiche della donna. Viene da chiedersi se la sottomissione di Giada sia stata autoimposta o sia stata instillata goccia a goccia dai comportamenti egocentrici del fotografo. Donare il proprio corpo al Dr.Tulp è, in un certo senso, l’ultimo atto di questo egocentrismo. Ancora più interessante se consideriamo che il fotografo passa tutta la vita ad osservare gli altri per trovare se stesso, mentre come statua umana il suo unico compito è quello di essere osservato e studiato.

“Guasti” è una piacevole lettura perché intriga a livello intellettuale. Ci costringe a pensare a noi stessi, a cosa avremmo fatto noi in una situazione del genere. Ci costringe a chiederci quale tipo di liberazione spetta a Giada e se l’epilogo del libro è, a tutti gli effetti, un nuovo inizio per lei. Una liberazione.

 

*Da Wikipedia:

La plastinazione è un procedimento che permette la conservazione del corpo umano tramite la sostituzione dei liquidi con polimeri di silicone. Questa tecnica rende i reperti organici rigidi e inodori, mantenendo inalterati i colori. La plastinazione è stata inventata e brevettata dall’anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens.

Von Hagens espone i corpi plastinati in pose caratteristiche. Nelle mostre, intitolate Körperwelten (in inglese Body Worlds), i corpi alcune volte sono posizionati in maniera tale da ricostruire celebri opere d’arte, mentre altre volte assumono gesti atletici particolari. Infine, vi sono corpi sezionati per puri scopi didascalici. Nel fare assumere le diverse posizioni si fa estrema attenzione alla coerenza del gesto con il posizionamento dei vari elementi anatomici, in primo luogo dei muscoli.


Nata a San Benedetto del Tronto nel 1985, attualmente vive a Bologna e lavora nel campo della comunicazione. Laureata in Editoria e giornalismo presso la facoltà di Lettere e filosofia, per cinque anni è stata responsabile della sezione letteratura per la rivista di arte e cultura “Re-volver”. Da ottobre 2017 collabora con la Bottega di narrazione di Giulio Mozzi. Nel 2008 ha pubblicato la raccolta di racconti Cronache degli artisti e dei commedianti (Tespi). Guasti è il suo primo romanzo.

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