Georgi Gospodinov – Fisica della malinconia

Questo libro è uscito nel 2013, più o meno un mese dopo l’apertura di questo sito, quando l’idea di parlare esclusivamente di libri era lontana anni luce e io non avevo ancora iniziato a esplorare con occhio curioso le dinamiche dell’editoria indipendente.
Questa informazione la fornisco perché mi è utile per fare un ragionamento. All’epoca mi sono perso “Fisica della malinconia” e l’ho finalmente recuperato nel 2021, 8 anni dopo. Se tentiamo conto che in Bulgaria il libro è uscito nel 2011 posso affermare che il viaggio che questo libro ha compiuto per arrivare fino a me è durato una decina d’anni. Nel parere che mi permetto di dare sull’opera di Gospodinov, in qualche modo, entra anche il tempo.

Viene molto facile, ai giorni nostri, mettere l’etichetta di capolavoro a un libro. Non costa nulla. “Capolavoro” e “Dovrebbero farlo leggere nelle scuole” sono due delle affermazioni legate ai libri che meno mi fanno venir voglia di leggerli, quei libri. Per definire capolavoro un testo bisogna avere la capacità di guardare dentro al futuro, capire se quel libro reggerà nel tempo, capire se tra qualche anno leggerlo sarà ancora piacevole, se sarà significativo e non avrà perso il proprio smalto, se sarà ancora universale o se invece si sarà spento e sarà diventato uno di quei libri scritti bene che però non hanno retto al trascorrere del tempo.

Fatta questa ampollosa introduzione posso dire di considerare “Fisica della malinconia” un vero e proprio capolavoro. Gospodinov è un autore che non conoscevo prima di questo libro, ma sono convinto che diventerà presto uno dei miei scrittori preferiti.

Entriamo nei meandri del libro. Un narratore che possiede il dono dell’empatia, che riesce a entrae nei ricordi delle persone che lo circondano, Un narratore che quindi riesce a vedere attraverso il tempo, nel passato, nel futuro; che riesce a visitare il momento del concepimento del nonno, ma che capisce anche quale potrebbe essere la fine di tutto ciò che vediamo. Una sorta di viaggiatore nel tempo, mi verrebbe da dire. E la chiave di tutto è l’empatia, un dono che troppo spesso viene a mancare nelle persona, che porta il narratore Georgi Gospodinov a narrare una storia che riguarda lui stesso, ma che contemporaneamente riguarda un popolo, una cultura, una nazione e forse, il mondo intero nel suo presente, nel suo passato e nel suo futuro.

Eccellente e straziante la lettura che Gospodinov dà del mito del Minotauro. Creatura che nasce uomo con testa di toro perché gli Dei hanno un pessimo senso dell’umorismo; nata della passione malata di una progenie folle. La sua unica colpa è quella di essere nato. E quindi meraviglioso il parallelo con l’abbandono del narratore bambino in uno scantinato, meravigliosa l’umanizzazione della bestia che forse vuole solo essere parte di un tutto e meraviglioso l’episodio iniaziale ambientato al circo, un episodio che il narratore vede attraverso gli occhi del nonno e che sembra trascendere i sogni per farsi reale e tragico.

“Fisica della malinconia” è un libro composto di frammenti, come ricordi recuperare dalla memoria; è un libro che procede per accumulazione, pagina dopo pagina, paragrafo dopo paragrafo, il mosaico si fa sempre più chiaro e nidito e anche se il libro è pervaso da una certa malinconia (che a tratti sfocia nella dolcezza e altri nell’amarezza) molto spesso incappiamo in una sottile ironia che pervade alcune pagine e strappa un sorriso discreto (mi vengono in mente le pagine dedicate a Gaustìn.

“Fisica della malinconia” è un libro che vien voglia di leggere subito, tutto d’un fiato, presi dalla foga, ma è anche quel libro che è capace di dettare il proprio tempo, dare il proprio ritmo. E quindi quella che all’inizio è una lettura a tutti gli effetti sincopata, a poco a poi si acquieta e le parole disegnano un flusso lento da seguire con calma e dedizione. Quando un libro riesce ad imporre il proprio battito credo che ci si trovi davanti ad una scrittura che ha raggiunto una forma di perfezione purissima.

Qual è il morale della favola? A volte fa bene non inseguire le ultime uscite, fa bene spulciare nel catalogo di una casa editrice e farsi agguantare da un libro che, nonostante gli anni, continua a essere stampato e letto. Dicono che i libri non scandono mai. Io non sono completamente d’accordo con questa affermazione, tendo a pensare che alcuni libri non abbiano una data di scadenza, sono quelli che, come detto, resistono al logorio del tempo, sono stati scritti per rimanere nella storia della letteratura. Questo è uno di quei libri.

Traduzione di Giuseppe Dell’Agata.

Nato a Jambol nel 1968, è poeta innovativo e raffinato, prosatore e studioso di letteratura, oggi considerato lo scrittore più talentuoso della Bulgaria. Con il suo esordio narrativo, Romanzo naturale (Voland 2007), accolto come una vera rivelazione, ha immediatamente incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo, e ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. È tradotto in diciannove lingue.
Di Gospodinov Voland ha pubblicato la raccolta di racconti …e altre storie (2008) e il romanzo Fisica della malinconia (2013), con il quale nel 2014 è stato finalista del Premio Von Rezzori e del Premio Strega Europeo.
Quella italiana è la prima traduzione mondiale del nuovo romanzo Cronorifugio, con il quale l’autore si è aggiudicato per la seconda volta il prestigioso Premio letterario nazionale per il romanzo bulgaro dell’anno.
Di lui è stato detto: “Definito il Milan Kundera della Bulgaria per i suoi viaggi nel mondo interiore, potrebbe essere accostato anche a Friedrich Dürrenmat per la sua riscrittura del mito del Minotauro, ma a ben vedere Georgi Gospodinov è uno scrittore unico.”

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