Georgi Gospodinov – Cronorifugio

by Gianluigi Bodi

L’anno 2021 per quel che mi riguarda, sarà per sempre ricordato come l’anno in cui ho conosciuto Georgi Gospodinov e me ne sono innamorato. A breve distanza ho letto “Fisica della malinconia” e ora “Cronorifugio“, dire che si è trattato di una boccata di aria fresca sarebbe poco. Ho letto, molto di recente, commenti sul fatto che “Fisica della malinconia” fosse migliore di “Cronorifugio”, poi ho letto altri commenti che spiegavano perché “Cronorifugio” fosse migliore di “Fisica della malinconia”. Io ho letto tutto con attenzione, ma non sono riuscito a sposare nessuna delle due teorie perché, per quel che mi riguarda, questi due libri sono come il primo e il secondo tempo di un film: senza uno dei due l’esperienza rimane incompleta.

Di “Cronorfugio” ultimamente se n’è parlato molto. Gospodinov gode di una stima e un rispetto da parte degli intellettuali che quasi te lo fa invidiare, ma quando poi inizi a leggere le prime pagine di uno dei suoi libri non può fare a meno di capire che quella stima e quel rispetto sono meritatissimi e che forse sono pure sottostimati.

“Cronorifugio” viene narrato da una prima persona che ha lo stesso nome dello scrittore Georgi Gospodinov, cosa che era successa già in “Fisica della malinconia”. Il narratore vuole ritrovare un vecchio amico, quel Gaustìn le cui gesta mi avevano affascinato già nel libro precedere, una sorta di navigatore del tempo. Il narratore sa che Gaustìn è un personaggio di finzione, un personaggio di finzione che in qualche modo è scappato dalla narrazione per non sottostare più alle sue regole. Infine il narratore, per puro caso, quando oramai era convinto di non avere più speranze, riesce a trovare il suo vecchio amico che nel frattempo ha aperto una strana clinica del tempo per dare sollievo alle persona che soffronto di malattie che le portano a dimenticare il presente per rifugiarsi nel passato. Gospodinov pensa che l’idea sia geniale e decide di dare una mano a Gaustìn nella gestione di questo rifugio temporale.

Come nel libro precendente è il tempo a farla da padrone. È il tempo il vero protagonista della narrazione, il personaggio più importante e l’elemento che più di tutti dona significato a “Cronorifugio”. Il tempo che si traveste da passato, che allieta e inquieta la mente umana.
Quando a poco a poco il presente perde di significato l’unica fonte di pace sembra provenire dalla nostra giovinezza e dalla nostra infanzia. Quei luoghi in cui sembrava che il futuro fosse radioso e pieno di possibilità, quei luoghi in cui sembrava che la speranza fosse tangibile e esistesse pochi passi davanti a noi. Quando ci si rende conto che la speranza non sono non è più raggiungibile, ma forse non è nemmeno mai esistita, per sfuggire alla depressione, l’unico modo può essere quello di rintanarsi in uno spazio felice in messo ai nostri ricordi.

Ecco quindi che lo scrittore dà vita a questo sogno, questo “Cronorifugio” in cui anche chi ha avuto una vita da persona derelitta, anche chi ha tradito ed è stato tradito, ha deluso ed è stato deluso, ha la possibilità di trovare una fonte di sollievo appena prima di sparire per sempre nell’assenza di tempo.

Purtroppo, come spesso accade alle cose buone, finisce che anche chi non ne ha diritto cerchi di metterci le mani sopra, e quando questo succedere, quando ciò che esiste al di fuori della clinica cerca di appropriarsi di ciò che c’è dentro, la parte più esile patisce.

Come in “Fisica della malinconi” la scrittura di Georgie Gospodinov è perfetta. Un bilanciamento di ritmo che porta il lettore a trovare un equlibrio esemplare tra il dominare la pagine e l’esserne dominato; Gospodinov accompagna per mano il lettore pagina dopo pagine facendo in modo che il tempo che dedichiamo alla lettura di questo libro sia esattamente il tempo che serve, non un secondo in più, non un secondo in meno. Non c’è foga nelle lettura, non c’è la voglia forsennata di passare da una pagina all’altra, perché ogni pagina ha una propria personalità e un proprio valore.

A chi non avesse letto nulla di Georgie Gospodinov non posso che consigliare di affrontarlo. Io ho iniziato dagli ultimi due romanzi pubblicati, ma ora andrò a recuperare anche le altre opere uscite negli scorsi anni e pubblicate da Voland.

Traduzione di Giuseppe Dell’Agata.

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