Favole del morire – Giulio Mozzi

by senzaudio

Esorcizzare la paura della morte è da sempre prerogativa dell’essere umano, un tema estremamente complesso a cui abbiamo cercato, nel corso dei secoli, di trovare una modalità attraverso le religioni, la scienza e la filosofia e che tuttora è un argomento di conversazione senza una risposta tangibile. Se però facciamo un’analisi più approfondita e cerchiamo di capire il reale motivo nella nostra paura ci renderemo conto che il nostro problema principale non è la morte stessa ma il morire. La morte è un fatto, il processo finale di un’azione che in quanto tale genera emozioni, sia se vissuta in prima persona che da coloro che orbitano nell’esistenza di chi ci sta per lasciare o lo ha già fatto. Giulio Mozzi in Favole dal morire (Laurana Editore) raccoglie una serie di racconti che uniscono diversi generi letterari e hanno come tema collante il morire. La complessità dell’opera sta proprio nell’abilità dell’autore di spaziare con estrema disinvoltura dalla prosa al verso mantenendo sempre un livello stilistico elevato e mai banale. Non c’è parola che sembra essere casuale nella costruzione delle frasi che sono le basi di un complesso pensiero narrativo. Tutti i racconti, o pezzi come Mozzi stesso li chiamerà nella sua introduzione, hanno la capacità di creare una sorta di relazione tra i personaggi e il lettore. Nonostante siamo solo osservatori, l’autore riesce a trasportarci nell’oblio e nella confusione mentale dei suoi personaggi rendendoci partecipi dei loro pensieri e dei loro timori. Lo fa utilizzando una lingua scritta estremamente raffinata e una capacità fuori dal comune nella costruzione della frase. Come Picasso aveva un’ottima capacità tecnica e conoscenza del disegno classico così Mozzi le ha della lingua italiana e proprio come il pittore spagnolo sapeva scomporre e ricomporre un’immagine a suo piacimento rendendola comunque armonica così lo scrittore italiano riesce a fare con le frasi o le poesie.
“La bestia è la mia vita/la bestia è la mia morte./Sto attaccato alla bestia/per tutta la mia vita/fino alla mia morte./La vita è la mia bestia,/la morte mi dà alla Bestia.”

Giulio Mozzi è nato a Camisano Vicentino nel 1960. Ha pubblicato vari libri tra cui Questo è il giardino (Theoria, 1993), La felicità terrena (Einaudi, 1996), Fantasmi e fughe (Einaudi,1999), Fiction (Einaudi, 2002), Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi (Transeuropa, 2009), Sono l’ultimo a scendere e altre storie credibili (Mondadori, 2009). Consulente editoriale per Einaudi Stile Libero, ha maturato anche una solida esperienza come docente di scrittura. Su questo argomento ha pubblicato un fortunato Ricettario di scrittura creativa (con Stefano Brugnolo; Zanichelli, 2000) e da ultimo (Non) un corso di scrittura e narrazione (Terre di Mezzo, 2009). Nel 2009 ha creato la casa editrice in rete Vibrisselibri, che si va ad affiancare all’omonimo bollettino di scritture e letture.

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9 comments

“Non c’è parola che sembra essere casuale” | Favole del morire 5 Maggio 2015 - 9:36

[…] [Questo articolo di Claudio Marinaccio, che ringrazio, è apparso in Senzaudio il 4 maggio 2015.gm]. […]

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