Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Elizabeth Jane Howard – Confusione – La saga dei Cazalet

Elizabeth Jane Howard – Confusione – La saga dei Cazalet

by Claudio Della Pietà

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DEI CAZALET ?

“Non è strano ? Ogni giorno viviamo sapendo di essere sull’orlo di un baratro, eppure continuiamo a fare tutto come se niente fosse.”

Quando parliamo dei Cazalet, quando parlerete della saga dei Cazalet , dopo aver letto lo splendido lavoro di Elizabeth Jane Howard (1923-2014), parlerete sorridendo, con gli occhi illuminati, senza rughe sulla fronte e con le spalle rilassate, come state provando a fare ora. Vi verrà naturale, perché quando parliamo dei Cazalet,

parliamo di una famiglia inglese molto numerosa, benestante ma non troppo da infastidire, che vive tra il centro Londra ed il Sussex, e della quale ci vengono narrate le vicende a partire dalla fine degli anni trenta del secolo scorso, quindi tra la prima e la seconda guerra mondiale;

parliamo di una famiglia aperta, sotto tanti punti di vista, molto di più che in Italia nello stesso periodo, accogliente verso gli ospiti anche se sconosciuti, ma soprattutto al suo interno, nei confronti degli stessi componenti del grande nucleo familiare, non ultimi i numerosi domestici, dalla cuoca alle istitutrici, dal giardiniere all’autista. Una famiglia inclusiva, una famiglia certamente padronale, ma al cui vertice stanno due signori con la “S” maiuscola, un uomo e una donna che tengono le redini del gruppo con amorevole equilibrio;

parliamo di un popolo, quello inglese, evidentemente sicuro dei propri mezzi, delle proprie potenzialità, determinato, coraggioso, proattivo come si direbbe oggi.

parliamo di generazioni che passano, di figli che crescono e con lo svolgersi di centinaia di pagine, che si girano quasi da sole tanto sono la leggerezza e il piacere della loro lettura, figli che cominciano a sganciarsi e a dar vita a nuovi rami di questo grande albero genealogico. Parliamo anche di qualche innesto forzato ma benefico, e di rami nascosti e pericolosi.

parliamo di sentimenti tanto profondi da essere vissuti e manifestati con una naturalezza stupefacente, in primis a mio parere, una incalcolabile generosità, una costante apertura verso l’altro o l’altra, un bontà di fondo trasversale che non sfocia mai nel nauseante, e anche quando l’autrice riporta gesti negativi, sembra quasi che “il male” venga compiuto con una sorta di rispetto, nel tentativo di fare meno danno possibile.

parliamo delle due grandi guerre, meno della prima più della seconda, di cui vivremo alcuni passaggi insieme alla famiglia Cazalet, seduti in soggiorno ad ascoltare le notizie che diffonde la radio. Ma il tema di fondo di quest’opera non è la guerra in sé. Come scrisse l’autrice narrando la genesi del romanzo, il tema di fondo è la vita di questa famiglia, che per forza di cose deve confrontarsi con questa situazione drammatica, che permette, pur con il suo carico di tristezza, di approfondire ulteriormente lo sguardo su persone, linguaggi, situazioni e luoghi dei Cazalet.

Ormai lo avrete capito, questo romanzo mi piace molto, sono contento e triste nello stesso tempo, di averne già letto i primi tre volumi. Spero che gli amici di Fazi, a cui rinnovo i complimenti per la grande scelta editoriale, possano regalarci quanto prima il seguito delle vicende di questa famiglia.

Concludo il racconto di ciò che E.J. Howard mi ha trasmesso leggendo i suoi libri, con parole non mie, con parole di un grande, Flaubert:

“Non leggete come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi.

No, leggete per vivere.”

Ecco. Elizabeth, una donna bellissima, ci lascia un’opera bella quanto lei, un romanzo da leggere per “star bene”, come dissi nella recensione al primo volume, un romanzo da leggere per vivere.

Un grazie particolare alla traduttrice Manuela Francescon e all’artista delle stupende copertine Tom Purvis.

Buona lettura.

“Quando la gente scriveva di quel periodo, lo faceva quasi sempre in termini di battaglie combattute; la vita di famiglia restava in secondo piano. Io pensavo che sarebbe stato interessante fare il contrario. L’Inghilterra era cambiata così tanto durante la guerra, ma non se ne era scritto molto.” (E.J. Howard)

 

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