Parto con il dire che la copertina di questo libro è molto azzeccata, restituisce molto bene la sensazione di voyerismo e di inquitudine che pervade tutto il volume di Ken Greenhall.
Andiamo per ordine. “Elizabeth” di Ken Greenhall è un romanzo dalle forti tinte gotiche che a me ha ricordato le atmosfere di Shirley Jackson, ma anche di Sheridan Le Fanu.
La protagonista di questo romanzo è, appunto, Elizabeth Cuttner, una ragazzina di quattordici anni che non fa nulla per risultare simpatica, anzi, direi che l’antipatia e l’arroganza sono due dei suoi tratti caratteristici e la definiscono fin dall’inizio della storia.
Una storia che racconta lei in prima persona, ma su questo tornerò alla fine, e che mostra una protagonista quasi totalmente priva di empatia.
Cosa succede a Elizabeth? Prima di tutto, dall’altra parte di uno specchio, Elizabeth incontra Frances, quella che pare a tutti gli effetti la visione di una strega e che si scoprirà essere legata alla ragazzina da legami ben saldi. Poi comparirà un rospo grosso e rugoso e successivamente i genitori di Elizabeth moriranno annegati. E’ lei a dirvi fin dall’inizio che diventerà orfana e che la colpa è sua, ma come si materializza questa colpa è qualcosa che scoprirete solo leggendo il libro.
In ogni caso i genitori escono per una gita in barca insieme allo zio James, il fratello del padre di Elizabeth. Solo James ritornerà vivo. Qui le cose si fanno molto più torbide perché tra Elizabeth e James, uomo adulto sposato con figli, c’è una relazione sessuale che la ragazza non ha nessuna intenzione di nasconderci e che vive come una cosa normale, anzi, si bea del potere che ha nei confronti dello zio e soprattutto per lo zio non prova nulla che non sia una fredda indifferenza come se lui fosse un giocattolo nelle mani di lei. La tensione sessuale è un altro degli elementi presenti in quest’opera. Non solo però quella tra Elizabeth e Jame perché in casa Cuttner sono in molti a fare le cose di nascosto.
Elizabeth non prova amore se non per l’immagine che vede allo specchio dando il là a un narcisismo a tinte cupe.
Dopo la morte dei genitori Elizabeth viene ospitata nella casa della nonna assieme alla famiglia di James. La nonna è una donna ancorata al passato, capace di raccontare ogni giorno storie nuove e dettagliate sugli antenati della famiglia. Il legame di sangue tra nonna e nipote è molto forte e verrà scosso anche dall’arrivo di Anne, una donna ingaggiata per fare da tutrice alla ragazza. Dal momento dell’arrivo di Anne le cose precipitano, la presenza di Frances nella vita di Elizabeth si fa sempre più marcata e le tragedie si susseguono fino al traguardo finale.
All’inizio ho accennato all’uso della prima persona singolare per narrare questa storia. Da un punto di vista prettamente tecnico la scelta di Greenhall è perfettamente azzeccata. Questa voce narrante che ci racconta quanto succede a casa Cuttner e che nel farlo mostra un completo disinteresse per i fatti di sangue che accadono è il motivo per cui “Elizabeth” funziona. Fin dalla prima pagina la voce narrante di Elizabeth ci accompagna filtrando ogni avvenimento attraverso i suoi occhi e ciò in qualche modo ci costringe a chiederci quanto sia affidabile questa voce. Siamo di fronte a un narratore inaffidabile oppure ciò che vede e testimonia Elizabeth è la pura verità? L’ambiguità data da questa narrazione è il valore aggiunto perché la scelta a questo punto è tra il considerare Elizabeth una strega o considerarla pazza e a seconda di quale sarà la vostra scelta il libro avrà un tono diverso perché questa storia si può leggere in due modi diversi.
Traduzione di Monica Pareschi.
