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Egomostruoso

by Angelo Orlando Meloni

 

Colapesce dal vivo sabato 21 febbraio 2015 al Ma (Catania): semplicemente mostruoso. Anzi, e al netto dei problemi tecnici che hanno rotto le uova nel paniere durante lo spettacolo, semplicemente egomostruoso. Nuovo disco, nuova band, nuova produzione e pezzi nuovi nuovissimi. Anzi, vecchi e nuovissimi, retro-futuribili & deliziosi. Tutto esaurito, ma la sala si riempie a poco a poco. All’inizio sembrava esserci qualche dubbio, come se ci stessimo chiedendo “e adesso, maledetti italiani, cosa succederà, che ne sarà di noi”? Ma la freddezza si è sciolta subito, i dubbi scomparsi un pezzo dopo l’altro e via si finisce a cantare tutti insieme. Se questo è pop, lunga vita al pop. Colapesce è uno di quelli che non si accontenta, alza sempre l’asticella. E se tutto ciò è rischioso per l’artista, nei casi fortunati può arrecare enorme soddisfazione a chi ha comprato il biglietto del concerto. Il tour di Egomostro è appena cominciato, non sarà difficilissimo seguire il cantautore siciliano e farvi un’idea di quanto sto scrivendo.

Dopo uno show così efficace e felicemente tastieroso, giocato sul filo di una sensibilità rock che non manca di apparire qua e là attraverso la preponderante vena melodica, l’intimismo e le suddette tastierone, spero che nessuno si metta più su giornali, riviste, fanzine, blogzine e bacheche a cantare la canzone stonata che ho visto apparire in questi anni un numero di volte sufficiente perché persino un Hari Seldon possa perdere fiducia nell’umanità, buttare a mare la psicostoria e darsi alla roba pesante e alla tektonic music. Quale canzone? Quella, stonatissima, dei vecchi tempi e della grande canzone d’autore del tempo che fu. Se anche voi siete soliti cantare “un tempo c’era De Gregori”, sappiate che oltre ai maestri ci sono un sacco di altre persone che fanno ottima & maledettissima musica. E l’amico Lorenzo Urciullo, alias Colapesce, è uno di loro. Certamente, i miti con cui indoriamo la pillola e buttiamo giù il fiele delle nostre buste paga possono essere di aiuto per andare avanti. Lo so, lo sappiamo, funziona così, siamo umani. Ma tutto ciò non contribuisce necessariamente a renderci più simpatici. Oh, maledetti, maledetti italiani, maledetto me.

Commenti a questo post

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6 comments

L 23 Febbraio 2015 - 21:20

Non sono stato al concerto, perché il disco nuovo, a differenza del precedente, mi ha fatto passare la voglia di campare. De Gregori mi ha fatto sempre cacare. La recensione non è una recensione ed è scritta coi piedi. Mettersi a scrivere periodi complessi con parole ricercate non è sintomo di cultura, ma voglia di buttare fumo negli occhi.

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Egomostruoso | speraben 9 Marzo 2015 - 6:45

[…] NOTA: quest’articolo è stato pubblicato originariamente su Senzaudio. […]

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