Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi Cristò – Restiamo così quando ve ne andate.

Cristò – Restiamo così quando ve ne andate.

by Gianluigi Bodi

Restiamo così quando ve ne andate.

Le prime domande che mi vengono sono: restiamo chi? Chi è che se ne va?
Ho sperato che leggendo il libro avrei avuto le risposte che cercavo. Sono arrivate, ma sono arrivate anche tante altre domande. Quando un libro moltiplica le domande è un ottimo libro.
La prova precedente di Cristò, quel “La carne” edito da Intermezzi che tanto mi era piaciuto qui è stato bissato. Se ne “La carne” Cristò sembrava giocare con i diversi piani di realtà, con il sogno e la veglia, nel caso di “Restiamo così quando ve ne andate” il gioco cambia e resta altrettanto divertente. Questa volta Cristò agisce sul tempo e sul libero arbitrio.
Francesco lavora in un supermercato perché, in un certo senso, è costretto a proseguire la dinastia del padre. Un padre che gli aveva fatto amare il pianoforte e poi, all’improvviso lo ha messo su una strada bene più concreta. Una madre che lo chiama di nascosto dal padre perché, nel frattempo i rapporti tra genitore e figlio si sono deteriorati perché Francesco, quel lavoro al supermercato lo digerisce a fatica. Lo hanno messo a contare le monetine e ogni tanto lo mettono alla cassa perché non si possa parlare di mobbing, ma Francesco è un bersaglio.
Francesco ha un amico scrittore, un collega del supermercato, che ad un certo punto del libro si sacrifica e dà il via ad una nuova vita nella vita. Per finire, abbiamo un triangolo amoroso composto dal protagonista, da Monica e da Fatima, la ragazza poco più che maggiorenne che abita davanti all’appartamento di Francesco.
Perché ho voluto riassumere la trama? Perché vi rendiate conto che al di là degli elementi che possono costruire una trama quello che rende un libro speciale è ciò che lo scrittore fa di questi elementi.
Il libro è diviso in parti. Una parte scandita in giorni, una parte scandita in ore in cui ad agire è il “pensiero pomeridiano” e una parte scandita in mesi. C’è poi un’ultima parte che rivela a noi lettori affamati chi sono quelli del “restiamo così” e chi sono quelli del “quando ve ne andate”.
Francesco ha l’impressione che sopra di lui ci sia qualcuno, uno scrittore forse, che sta raccontando la sua vita. Gli sembra di essere parte di un libro. Anche il colpo di scena che coinvolge il collega dell’ufficio gli sembra qualcosa di studiato a tavolino. Qualcosa messo lì per il pubblico. Ma Francesco si sbaglia, anche se forse non di molto.

Cristò ha scritto un libro che racconta perfettamente gli anni in cui viviamo. E’ un manifesto del presente. Cristò è stato capace di condensare in un romanzo di poco più di duecento pagine alcune delle angosce più terrificanti della mia generazione e di quelle a venire. Le domande che pone a noi lettori sono alcune delle domande che ingrigiscono i nostri capelli. Ha senso tenersi un lavoro che non amiamo solo perché allo stato attuale di posti disponibili ce ne sono talmente pochi che non solo ti viene detto che è da malati di mente mollare quello che hai avuto la fortuna di trovare, ma ti spiegano che anche sognare qualcosa di più affine alle proprie caratteristiche è assurdo? Mi devo piegare? Mi devo adattare? Devo arrivare alla fine dei miei giorni lastricandoli di rimpianto?
E poi, siamo davvero sicuri che le scelte che facciamo siano dettate da una parvenza di libero arbitrio e non siano invece mosse che ci è consentito fare all’interno di un sistema chiuso che ci controlla? Come topi da laboratorio dentro un labirinto.
Queste domande hanno profondamente turbato i miei sonni perché riverberano qualcosa che già io possiedo dentro di me. Cristò con “Restiamo così quando ve ne andate” agisce su questi punti oscuri e li sollecita. E se fino a poco prima riuscivamo a conviverci quasi ignorandoli ora diventa impossibile.
Facciamo il tifo per Francesco, speriamo che anche se il suo destino sembra essere modificato da un’entità superiore almeno ciò che è stato deciso per lui sia qualcosa di buono. Che magari sia musica.

Detto questo mi resta da dire solo un’altra cosa. Lo stile di Cristò è eccellente. Ama giocare con diversi piani, ama mescolare reale e irreale senza darci la possibilità di comprendere fino in fondo da che parte dello spettro ci troviamo noi. Con la sua bravura rende tutto plausibile, con la sua scrittura diventa tutto vivo.


Cristò ha pubblicato quattro romanzi brevi: Come pescare, cucinare e suonare la trota, L’orizzonte degli eventi, That’s (im)possible, La carne. Suoi contributi sono apparsi su alfabeta2, Artribune e minima et moralia.

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