Google Analytics è una bella cosa, oddio, a volte mette un po’ di pressione, ma tutto sommato, se uno si abitua impara presto a conviverci. Come amministratore di questo sito mi occupo anche di controllare i flussi di traffico. Vedo quante sono state le visite giornaliere, controllo come è andato l’articolo del giorno, do un’occhiata a quali e quanti articoli di archivio sono stati movimentati e poi, alla fine, tiro le somme della giornata, della settimana, del mese.
Non sono qui per far parlare i numeri, ma posso dire che il traffico che sta generando Senzaudio mi soddisfa, soprattutto in considerazione del fatto che la tendenza è in crescita e ogni mese l’aumento è sensibile.
Fino a qui per dire che ci siamo, stiamo andando avanti, stiamo andando bene e, se Internet vuole, andremo sempre meglio.
Il punto però è un altro e per esporlo devo parlare in prima persona.

Quando ho iniziato a scrivere recensione di libri dedicandomi alle case editrici indipendenti mi è stato fatto notare da più parti che questo significava seppellire per sempre Senzaudio. Mi si diceva che parlare di libri di nicchia, pubblicati da case editrici di nicchia, voleva dire avere un pubblico scarno, inesistente. L’idea alla base di questa teoria era semplice. Parla dei grandi nomi, parla degli Scurati, dei Volo, dei Roth, parla di scrittori che la gente conosce bene e parla di case editrici importanti, case editrici che aprono megastore. Solo così ti leggerà più gente.
Vi confesso che un paio di volte sono stato molto vicino a dare ragione a queste voci insistenti. All’inizio i numeri mi sembravano bassi, non avevo idea di quanto facessero le altre testate dedicate ai libri, come potevo saperlo? In pieno sconforto mi sono chiesto se la strada che stavo prendendo non fosse quella sbagliata.
Poi c’è stata una inversione di tendenza, dall’oggi al domani la gente ha iniziato ad affluire e con loro sono arrivati nuovi collaboratori che hanno rimesso in circolo Senzaudio. Il resto è tempo presente.
E’ in tutto questo le stesse voci che prima mi spingevano a parlare di Feltrinelli ed Einaudi, visto che ormai non ci sentivo più da quell’orecchio, hanno cambiato lato e hanno iniziato a dirmi che il mio intestardirmi sulla letteratura indipendente era un modo per sminuire il lavoro delle Major editoriali. Mi dicevano, non tutto quello che esce da Mondadori è il male.
Mai pensato. Ecco, io ho cercato di dare questo ambito di movimento a Senzaudio non perché pensassi che le grandi sorelle sono Satana sotto mentite spoglie, ma perché mi sembrava più interessante e più utile parlare di chi ha meno spazio, meno mezzi. Se vogliamo è più appagante (per me) e mi mette in condizione di esplorare territori sconosciuti.
In questo ultimo periodo ho fatto una ricerca, sono andato a guardarmi i risultati di Google Analytics in quei giorni in cui qualcuno ha pubblicato recensioni di libri editi da grandi case editrici. A uno vien da pensare che se una casa come Rizzoli, come Feltrinelli o Giunti mette il tuo post nella home questa mossa debba far riversare tonnellate di utenti sul sito. Uno pensa questo e sbaglia.
L’impatto di un grande editore su Senzaudio è minimo, quasi irrilevante.
Ho pensato molto a questo dato e mi sono fatto un’idea che non so se sia corretta, ma sicuramente spiega la faccenda.

E’ vero, un grande nome, una casa editrice fanno più rumore. Ma non fanno lo stesso rumore ovunque. I grandi scrittori sono conosciuti, a che serve esplorarli qui da noi? A che serve ad un lettore che conosce già Roth venire a sentire cosa abbiamo da dire noi sul suo ultimo libro?
Ulteriore considerazione. Pennac ha il suo seguito di lettori e pure il suo seguito di critici. I lettori sanno perfettamente dove trovare le critiche agli autori che amano. I lettori che conoscono Pennac non hanno bisogno del mio parere su di lui, sanno già tutto su Pennac, a che gli servo io? Se proprio hanno intenzione di leggere qualcosa di “critico” nei suoi confronti vanno altrove, dove abitano i grandi nomi della critica.
Succede che condividi il post in quelli che credi essere gli ambienti giusti e fioccano i “Like” al link, ma se vai a vedere i dati, quei cento “Like” diventano dieci ingressi al sito e spesso quegli ingressi sono una toccata e fuga. Entro, vedo chi siete, non mi sembrate degni, esco. I “Like” dovrebbero servire, al pari delle condivisioni dei pezzi, a far arrivare la nostra voce sempre più lontana. Eppure, nel caso delle recensioni ai grandi editori, la nostra voce arriva lontanissima, ma in pochi ci ascoltano.
Ma con le case editrici indipendenti le cose sono un po’ diverse. Loro fanno scouting di autori. I lettori fanno scouting di “critici”. Se ti servono notizie, critiche, recensioni sul primo libro pubblicato in Italia da uno scrittore argentino contemporaneo le cose si fanno difficili. Ecco che allora passano di qui, passano e ritornano, ritornano perché ormai sanno che se una cosa è di nicchia a noi piace, se una cosa è fuori del grande circo a noi piace ancora di più.
Tornando alla questione dei “like” e delle condivisioni. In questo caso i “Like” sono meno, le condivisioni anche, eppure, la nostra voce, pur non arrivando lontanissima, viene ascoltata. La gente entra, legge il pezzo e si fa pure un giro nei dintorni. Si siede in salotto e si mette comoda, come a casa propria.
Ecco dunque che un libro di una piccola casa editrice siciliana fa più rumore di un pezzo sull’ultimo di Eco.
Si crea una rete, un passaparola, come una palla di neve che rotolando si ingrossa. Esce il pezzo, lo fai notare all’autore, alla casa editrice, a chi può essere interessato, usi Facebook e Twitter, spammi un po’ in giro rischiando di perdere i pochi amici che ti sono rimasti, ma poi la gente arriva, immancabilmente. Non sono più semplici utenti, diventano amici che passano sotto casa e ti chiedono un consiglio su cosa leggere. Che danno valore alle tue opinioni anche se a volte quello che scrivi non ha nessuna base critica solida ma è solo dettato dalle emozioni provocate dalla lettura.
Arrivano nuovi lettori, arrivano nuovi collaboratori che a loro volta ampliano le nostre cerchie e portano altri nuovi lettori. Ogni membro di Senzaudio ha il proprio pubblico, la propria claque.
Da qualche mese a questa parte questo circolo di amici sta aumentando sempre di più e siccome più siamo e meglio stiamo spero che continui ad aumentare ancora per un bel po’ di anni.
Poi, su Senzaudio ognuno può parlare dei libri che vuole, non c’è un obbligo che vincoli i collaboratori a scrivere per forza di case editrici indipendenti, l’unico vincolo è che parlino di libri che gli sono piaciuti, sia Indie che Major.

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