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Bastaddi – Intervista a Stefano Amato

by Angelo Orlando Meloni

images-3“I mafiosi non possiedono umanità. Sono dei maniaci che da secoli trattano i siciliani come schiavi, sfruttandoli e ammazzandoli. Sono animali ignoranti e analfabeti al servizio di boss che odiano la Sicilia e amano solo il potere”, così il tenente Ranieri, al comando dei Bastaddi scanna-picciotti nell’omonimo romanzo (pubblicato da Marcos y Marcos) di Stefano Amato. Wow. Più chiari di così… Come nel bellissimo  The devil’s rejects/La casa del diavolo (tanto per rimanere in ambito cinematografico) forse è giunto il momento di far patire un po’ d’orrore e paura a chi orrore e paura ha seminato per anni, ed ecco quindi a voi l’adattamento in salsa sicula del celebre Bastardi senza gloria di Tarantino.
 Noi di Senzaudio abbiamo fatto due chiacchiere sulla vita, l’universo, le cover e tutto quanto con l’autore.

Stefano, come ti è venuto in mente di fare una cover (come la chiami tu stesso) del film di Tarantino? In genere sono i registi a “citare” (si dice così) i romanzi e gli autori di fumetti a “citare” (si dice sempre così) i registi. Gli scrittori invece stanno di lato a far da tappezzeria alle feste. Ma stavolta…
Stavolta ho fatto l’operazione inversa, ho tratto un libro da un film – quella che in gergo si chiama “novelization”. Solo che mentre di solito una novelization è un’operazione di marketing collegata al film a cui si riferisce, in Bastaddi ho cambiato ambientazione e periodo storico, scrivendo in questo modo una storia che, pur restando fedele a quella del film, è anche per certi aspetti completamente diversa. Spesso la chiamo “cover” perché come operazione mi ricorda quella che facevano e fanno tuttora alcuni cantanti nostrani, quando prendono una canzone straniera e la coverizzano cantandola però in italiano e con un arrangiamento diverso. Come mi sia venuto in mente è difficile dirlo: perché ci vengono le idee? Da dove arrivano? Chi ce le manda? Mistero. Sappiamo solo che ogni tanto compaiono, e se sono quelle giuste – quelle per cui valga la pena impiegare mesi a metterle in pratica – le seguiamo a testa bassa, rimandando a dopo domande quali “ha senso farla questa cosa?”

Che accoglienza sta avendo il romanzo? Sei soddisfatto del risultato e del lavoro che hai fatto?
Sì, sono soddisfatto del lavoro che ho fatto, e anche del lavoro che hanno fatto alla Marcos y Marcos sia nella cura del testo che del libro come oggetto (la copertina mi piace moltissimo). Il romanzo mi sembra che sia accolto bene, anche se forse è presto per dirlo.

Stiamo tutti a interrogarci sulla fine delle possibilità espressive della letteratura, ma poi arrivi tu e scombini le carte. Non ti senti di aver aperto una finestra? Ho il sospetto che presto da quello spazio cercheranno di passarci in molti e dovremo fare la fila per flettere i muscoli e gettarci nel vuoto (cit.)Non pensi che con questo libro potresti aver spalancato le porte dell’inferno?
Può darsi. Ho come l’impressione però che i film di Tarantino si prestino più di altri a un’operazione del genere. Perché è un’operazione pop, se vogliamo, e anche i suoi film lo sono. Inoltre un film come Bastardi senza gloria parte già come una citazione dichiarata di altri film, penso a Quella sporca dozzina e Dove osano le aquile (oltre all’omonimo film di Castellari). E poi sarebbe anche ora che il libro scendesse dal piedistallo in cui trova. Libri che sono riscritture di altri libri ce n’è in abbondanza, libri tratti da film no: perché? Boh.

Il tuo precedente romanzo (Il 49esimo Stato) era un’ucronia, ambientato in Sicilia, questo una riscrittura tarantiniana, sempre ambientata in Sicilia, che va a creare un altro “cosa sarebbe successo se”. Non mi starai diventando uno scrittore… fantasy?
Perché no! A parte gli scherzi, mi piace molto questo “super potere” della scrittura e della fiction in generale: la potenzialità di poterle sparare talmente grosse da cambiare la realtà. E come tutti i super poteri mi sembrerebbe uno spreco non usarlo. Poi magari un domani scriverò un romanzo ultra realistico, chi lo sa, ma per ora la tentazione di giocare con gli eventi, i destini politici, perfino con le leggi della fisica, è troppo forte.

 

 

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