Perché i libri costano?

Qualche settimana fa, Eris edizioni, una casa editrice specializzata in graphic novel, ha reso noti in un post su Facebook i costi sostenuti per la realizzazione di un suo libro (nella fattispecie un fumetto), scatenando un’ondata di commenti e di domande. Ne abbiamo ripresa qualcuna, provando a dare una risposta. Va da sé che questo è solo il nostro punto di vista e siamo aperti ai contributi di editori e altri componenti della filiera. Per farvi un’idea dei costi medi di un libro, potete leggere questo articolo e anche quest’altro, un po’ datato ma esaustivo.

Leggendo i commenti, una delle domande che ricorre più spesso è: se la distribuzione incide quasi del 60% sul prezzo di copertina, perché gli e-book non costano il 60% meno? Domanda lecita da parte di un lettore, ma prima bisognerebbe chiedersi: perché la distribuzione incide così tanto?

Per semplificare, possiamo dire che la distribuzione e la promozione di libri in Italia è di fatto monopolizzata da un unico grande soggetto che controlla il terzo gruppo editoriale italiano e ha recentemente stilato un’intesa con un’altra grande casa editrice italiana, nota per le sue librerie di catena… Insomma, in una situazione del genere, è facile capire perché i costi siano alti e fortemente svantaggiosi per le piccole case editrici, i cui titoli generalmente vendono meno copie,  ammortizzando di meno i costi di produzione. Mi rendo conto che, da lettori, siamo interessati soprattutto al prezzo finale, ma capire i meccanismi che regolano i costi del libro ci aiuta a capire le ragioni del loro prezzo. La precisazione, dunque, era necessaria.

Ma torniamo ai nostri e-book. Prima di tutto occorre precisare che, se anche i libri digitali non hanno bisogno di essere distribuiti fisicamente, restano comunque le spese per la promozione del libro e per l’acquisto dello “spazio” nelle librerie on-line, librerie che trattengono una percentuale, spesso consistente, del prezzo di vendita. In sostanza, gli e-book possono costare meno dei libri cartacei, dal momento che non ci sono le spese di stampa, ma ciò non significa che il loro prezzo possa essere ridotto fino ai 1,99€. O meglio, qualcuno se lo può permettere: i grandi editori che possiedono una propria libreria on-line oppure Amazon quando decide di fare una campagna di sconti, puntando tutto sulla quantità di libri venduti.

Ecco, il nocciolo del discorso ruota proprio intorno al concetto di quantità, concetto che può essere fatto proprio solo dai grandi colossi editoriali, i quali riescono ad abbattere i costi di stampa e di distribuzione sfornando più copie (non tutti si possono assumere questo rischio imprenditoriale, indipendentemente dalle previsioni di vendita), beneficiando così di un’economia di scala. Sempre facendo leva sul concetto di quantità, i grandi editori possono indire una campagna di sconti sul prezzo dei libri che i piccoli editori non si possono permettere.

Dunque niente sconto del 60% nemmeno quando si comprano i libri direttamente dal sito della casa editrice?

Alcuni editori offrono un leggero sconto (certo non del 60%!) quando si acquista direttamente dal sito, ma va ricordato che in questo caso l’editore si accolla le spese di spedizione e di imballaggio, oltre a dover pagare il dipendente che si occupa fisicamente di tale spedizione. Più facile ottenere uno sconto alle fiere editoriali (a proposito, siete pronti per Più libri più liberi?) ma ricordatevi che anche in questo caso l’editore ha dovuto spedire i libri fino al luogo fiera, pagare lo stand e il viaggio e il pernottamento per sé stesso e per gli eventuali dipendenti… Insomma, quando chiedete uno sconto, ricordatevi di tutti questi fattori!

Alle domande sulla percentuale delle vendite spettante ad autori e traduttori, lascio che siano altri a rispondere. Vorrei, invece, fare una precisazione: trattandosi di un post dedicato esclusivamente ai costi materiali del libro, si è ragionato in termini puramente economici, tralasciando il fatto che il libro è anche, e soprattutto, un prodotto culturale (del resto, non saprei cosa aggiungere a questa analisi di Pietro del Vecchio). Va da sé che, se costi e ricavi fossero distribuiti più equamente e certi piccoli editori di qualità avessero una maggiore ricavo dalle vendite, potrebbero permettersi scelte editoriali più coraggiose. E se autori e traduttori fossero pagati di più, avrebbero modo di lavorare con ritmi più rilassati, concentrandosi sulla qualità e lasciando ad altri il problema della quantità, che come abbiamo visto è il nodo principale. Ma, questa, è un’altra storia.

Commenti a questo post

Tags: ,

24 Responses to “Perché i libri costano?”

  1. […] un fumetto, scatenando un’ondata di commenti su Facebook. Dopo aver affrontato l’argomento in questo post, abbiamo deciso di intervistare Anna Matilde Sali, editor e co-fondatrice di Eris edizioni. […]

  2. […] su Senzatraduzioni riparte la discussione sui costi per la produzione di un libro, inaugurata con questo articolo e proseguita con l’intervista a Eris edizioni (e con i commenti sotto il post). Oggi, […]

Leave a Reply