1977 – David Peace

by Claudio Della Pietà

Eccomi. Si riparte, si continua, siamo sempre in Inghilterra alle calcagna di David Peace e non è passato molto tempo da quando ci siamo lasciati.
Siamo nel 1977, e come vi avevo raccontato per 1974, che spero di avervi convinto a leggere, sembra sempre oggi, 2016. Sembra non sia cambiato nulla nella sostanza delle cose.
Diciamolo con coraggio. Non è cambiato un cazzo.
Ma tutta un’altra cosa è il tempo cronologico, e così ci ritroviamo ancora una volta immersi in una violenza nauseante, pesante, indifferente a tutto e a tutto, e siamo anche orfani di un personaggio mica da poco, un elemento coraggioso, determinato, che ha fatto una scelta ben precisa, conscio delle conseguenze a cui sarebbe andato incontro.
Chissà se i suoi compagni di sventure avranno lo stesso coraggio ?
L’inizio di questo volume non regala grandi speranze. La rampa di salita alle montagne russe sembra troppo lunga, impegnativa. I carrelli si fermano troppe volte, fanno pause, e sono tentati di lasciarsi trascinare indietro dall’inerzia del caso. O è il peso degli eventi a tirarli giù?

“C’è qualcosa di strano cazzo…..e se non stai molto attento ti ritrovi incasinato per tutta la vita…..Che cazzo c’è rimasto da incasinare ?…”

Secondo me, in questa tappa della quadrilogia, c’è un fantasma. Ebbene sì, io lo chiamo così. E’ un vero fantasma, con un vestito bello, sgargiante, non il solito bianco, perciò non farete fatica a notarlo, una presenza inquietante che appare e scompare, sapiente, borioso, invadente, inopportuno, schifoso.
Sarà lui a invertire le parti rispetto a 1974 ? Invertirà i ruoli, ammesso che possa succedere ?
Cambiano i nomi dei protagonisti principali, ritroviamo
qualcuno a noi ben noto, cosa che talvolta sembra rassicurare e altre volte sgomenta, e se in 1974 l’imprevedibilità non la faceva da padrona, dopo tre anni si rifà alla grande.
Non posso quindi dilungarmi oltre. Toglierei piacere ai più coraggiosi che decideranno di affrontare questa nuova storia.
Nel frattempo io mi calo nel “1980”, e vi penso mentre tornate indietro nel tempo a verificare se è vero ciò che ho descritto.
Siamo a metà percorso e temo qualcosa di importante, definitivo.
La scrittura di Peace è fantastica, magistrale, e raggiunge punti di vero e proprio delirio passionale.
Vi consiglio caldamente di leggere David Peace. Se poi non saremo più amici, amen. Cazzo.

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