Home Inchiostro Fresco - Recensioni di libri letti da Gianluigi Bodi XXI Secolo – Paolo Zardi

Fin dalle prime pagine ti pare di aver trovato un libro che valga la pena di essere letto. E’ tutto ancora un po’ nebuloso, ti immagini che non sprecherai il tuo tempo, ma non sai ancora quanto possa valere questo libro. Di solito aspetti l’ultimo punto, la fine di tutto, per tratteggiare un bilancio dell’esperienza di lettura.
Ed invece, in una pagina che poteva sembrarti come le altre, arriva una frase che per te non è come le altre: Esistere richiedeva una dedizione totale.
E allora click, boom, kaboom, Shazzan.

Non leggetelo prima di andare a dormire. Non lo fate. “XXI Secolo” non ha nulla di consolatorio. Vi mette di fronte uno specchio e vi costringe a guardarvici dentro. Paolo Zardi vi farà comparire davanti un mondo che fino ad oggi era solo una presenza latente persa in qualche angolo del vostro cervello. Credevate fosse un incubo ed invece era l’evoluzione della realtà che state già vivendo.

Un uomo, venditore di filtri per acqua, deve far fronte ad una tragedia personale generata all’interno tragedia stessa che è vivere nel XXI Secolo. La moglie ha un Ictus e finisce in coma, lui è costretto, con l’aiuto della madre anziana e della sorella ad accudire i due figli. Come se non bastasse, scopre che la moglie aveva un segreto. Come se non bastasse sembra che il mondo abbia deciso di rompersi definitivamente. Questa la trama in breve. Ma raccontarvi la trama non rende giustizia ad un libro che va letto e affrontato con coraggio. Un libro che ad ogni pagina infila sempre più in profondità un coltello nel costato.
Paolo Zardi scrive con cattiveria, scrive per tenerti lì, ti appoggia una mano sulla spalla in maniera decisa e ti obbliga a guardare l’abisso. Il venditore di filtri d’acqua siamo noi, ognuno di noi. Siamo noi nel momento in cui siamo o saremo costretti a difendere ciò che abbiamo di più caro.
“XXI Secolo” è un incubo vivido dal quale potremmo non risvegliarci mai.

Per Paolo Zardi la fine del mondo non è uno scenario futuro, per lui ci siamo già dentro la fine del mondo, è iniziata senza che ce ne accorgessimo, perché stavamo aspettando guerre mondiali, carestie globali, invasioni aliene. Siamo stati troppo stolti per accorgerci che eravamo già finiti.

Ho l’impressione che a Zardi, scrivere XXI Secolo sia servito anche per esorcizzare una paura che tutti i padri dovrebbero avere, quella di lasciare ai figli un mondo morto, di non essere in grado di proteggerli. Zardi è stato capace di incastonare una vicenda personale dentro una cornice di devastazione morale che non ha nulla di artificiale. Tutto ciò che leggiamo ci sembra vero, perfino logico.
La domanda che mi pongo da quando ho finito il libro è: cosa riuscire a fare io quando le cose arriveranno a questo punto?

Ah, sì, XXI Secolo è candidato al premio Strega. Ma di questo ne parleremo più avanti, se sopravviveremo al XXI Secolo.

Già per il solo fatto di pubblicare Zardi Neo Edizioni ha tutta la mia stima. Poi, approfondendo il catalogo, vi renderete conto che questa piccola casa editrice ha tutte le carte in regola per essere una bella realtà editoriale. Partendo dalle copertine di Toni Alfano per arrivare alle persone che lavorano sul testo.

Paolo Zardi, nato a Padova nel 1970, ingegnere, sposato, due figli, ha esordito nel 2008 con un racconto nell’antologia Giovani cosmetici (Sartorio). Successivamente ha pubblicato le raccolte di racconti Antropometria (Neo Edizioni, 2010) e Il giorno che diventammo umani (Neo Edizioni, 2013), spingendo molti a definirlo il miglior scrittore italiano di racconti vivente. Suoi il romanzo La felicità esiste (Alet, 2012) e il romanzo breve Il Signor Bovary (Intermezzi, 2014). Ha partecipato a diverse raccolte di racconti (Caratteri Mobili, Piano B, Ratio et Revelatio, Hacca, Psiconline, Galaad, Neo Edizioni) e suoi racconti sono stati pubblicati su Primo Amore, Rivista Inutile e nella rivista Nuovi Argomenti. È il primo autore italiano ad essere stato tradotto e pubblicato dalla rivista Lunch Ticket dell’Università di Antioch (Los Angeles) con il racconto “Sei minuti” in Antropometria, con la traduzione di Matilde Colarossi. Cura il seguitissimo blog grafemi.wordpress.com.

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