Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. La voce della verità – Vindice Lecis

Paratesto:
Immaginate la voce di uno spettro, qualcuno di estremamente distante da voi eppure così vicino. Qualcuno che non ha il compito di spaventarvi a morte con rumore di catene e lenzuola fluttuanti. Uno spettro che vi spaventa dicendovi la verità. Credevate che il fascismo fosse la strada da percorre per il successo ed invece…sbagliavate. La voce della verità ha qualcosa da dirvi.

Testo:
Trasmissioni radio Eiar, ora la conoscete come RAI, le venti e venti, inizia il notiziario. Siamo nel bel mezzo del ventennio fascista. Il notiziario, come del resto tutto quello che vi circonda è controllato dal fascismo. Quello che esce in radio deve essere approvato dagli stati maggiori, ma in effetti non servirebbe nemmeno perché chi parla a quel microfono è completamente assoggettato alla dottrina fascista da non discernere più il vero dal falso. Non mette in dubbio nemmeno per un secondo la bontà del modello Mussolini…e nemmeno buona parte della gente a casa.
Alle venti e venti inizia la trasmissione radio, un telegiornale del tempo che serviva a trasmettere principalmente i bollettini di guerra rendendo partecipi gli italiani del successo che Italia e Germani a braccetto stavano mietendo in tutta Europa. Nessuno aveva fatto i conti con lo spettro. Da una base segreta perduta chissà dove partivano trasmissioni radio clandestine. La voce dello spettro raccontava la verità che gli italiani non conoscevano.
Lo spettro era Luigi Polano, sardo morto nel 84 a pochi mesi dal segretario del suo partito, quel PCI che a capo aveva uno dei politici più amati di sempre, Luigi Berlinguer. E un segreto se l’è portato nella tomba, quello del luogo da cui partivano le trasmissioni pirata. Polano era un fervido oppositore del fascismo, lui e la moglie hanno dedicato la vita alla causa del comunismo sia in Italia che in Francia e Russia.
“La voce della verità” è un romanzo storico, Vindice Lecis si basa sulle documentazioni raccolte negli archivi dello stato e sulle visite agli eredi del Polano. Racconta un pezzo di storia d’Italia, un raggio di luce nel buio in cui abbiamo vissuto per troppo tempo. Un episodio che deve essere raccontato e ricordato perché è emblematico di cosa possa fare un uomo per perseguire un ideale.
Ho davvero apprezzato questo libro, per molti motivi, principalmente perché ha messo in luce un fatto che non conoscevo. Una piccola parte della storia italiana che immagino molti non abbiano la fortuna di conoscere. Lecis mi ha tolto dall’ignoranza e pur immaginando che ci sia un po’ di finzione letteraria in quanto scrive, lo ringrazio per avermi messo addosso la curiosità di saperne di più di questo eroe italiano che ha speso tutta la sua vita per un’ideale e per dare agli italiani una possibilità di scelta.
Un altro motivo, più personale, lo ammetto, è stato quello legato ai miei ricordi. Il ricordo di mio nonno che mi raccontava di come era riuscito a costruirsi una piccola radio con la quale poteva ascoltare le notizie. Ricordo che mi parlava spesso di quella volta che gli era giunta all’orecchio la notizia dello schianto dell’aereo che traportava il Grande Torino, ma poi non ricordo altro. E forse, in quella mancanza di ricordi miei c’è tutta la colpa della giovinezza che ha la presunzione di sapere già tutto e di non avere bisogno del passato. Quindi devo ringraziare ancora Lecis per avermi fatto rendere conto che non passiamo mai abbastanza tempo ad ascoltare le persone.
Gli italiani, con lo spettro, hanno avuto modo di ascoltare.

Vindice Lecis

Coordinate:
Vindice Lecis è uno scrittore che non conoscevo per cui sono molto felice di avere letto il suo libro. Fa sempre piacere la sensazione di aver incontrato qualcuno da tenere (narrativamente) sotto controllo. Non me ne voglia lo scrittore se per scrivere qualcosa su di lui mi limiterò a ricopiare il testo presente nel sito web della casa editrice. Preferisco non parlare a vanvera delle persone che non conosco abbastanza bene. La trovo una forma di rispetto, al contempo, mi piace fornire a chi legge questo post qualche indicazione in più.

 

Vindice Lecis è nato a Sassari nel 1957. Giornalista, da più di trent’anni lavora per il gruppo editoriale l’Espresso. È autore di numerosi romanzi storici e saggi sulla politica italiana del Novecento e sulla storia antica della Sardegna, tra cui La resa dei conti (2003), Togliatti deve morire (2005), Da una parte della barricata (2007), Le pietre di Nur (2011), Golpe (2011), Buiakesos: le guardie del Giudice (2012), Il condaghe segreto (2013).

Ancora una volta Nutrimenti pubblica un libro di ottima qualità. E’ una bella storia raccontata bene. E’ molto di più di quanto capita di trovare normalmente tra gli scaffali delle librerie ai giorni nostri. La cosa interessante, in questo caso, non si tratta del solito polpettone sentimentale di introspezione in cui lo scrittore guarda solo a se stesso. Stavolta abbiamo, finalmente, qualcuno che racconta un episodio della nostra storia uscendo dai canoni dall’autobiografia. Quindi, un applauso.

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