Semplicemente Senna

by senzaudio

“Non esiste curva dove non si possa sorpassare”

“Tu dov’eri? Cosa stavi facendo?”. Ci sono eventi che segnano la storia, rimanendo impressi nella memoria collettiva, e che lasciano un ricordo in ognuno di noi. Sappiamo esattamente dove eravamo, cosa stavamo facendo l’11 settembre del 2001, così come molti di noi sanno dare una risposta a queste domande quando si parla del 1 maggio 1994, il giorno in cui Senna morì. Sono passati venti anni da quel weekend in cui la Formula 1 riabbracciò la morte, ma un evento così traumatico sembra essere sempre vicino.

In questi giorni si moltiplicano i ricordi del pilota brasiliano – senza dimenticare mai Ratzenberger, l’altro pilota che morì a Imola – e credo abbia poco senso aggiungerne un altro, perché, quando si parla di una persona che rappresenta un proprio mito, si finisce sempre a parlare di sé.

Forse la tragica storia di Senna trova senso alla fine, nei tre giorni di lutto proclamati in Brasile, nel fiume umano che accompagnò il suo feretro una volta rientrato definitivamente a casa. Perché Ayrton era un simbolo vivente, non era un semplice pilota, e non solo per i brasiliani. Non bisogna trasformarlo in un santo, in uomo puro, buono, umile, che ha vissuto in un mondo di arrivisti, affaristi come quello della Formula 1.

Senna era estremamente coraggioso, in ogni curva cercava un pertugio, uno spazio in cui infilare la sua macchina per effettuare un sorpasso. Arrogante, sì, come quando si vendica con Prost sbattendolo fuori dalla pista, conquistando così il titolo mondiale. Un fenomeno sul bagnato, un uomo che aveva nella propria auto una appendice del proprio corpo. Senna correva rischiando, si lamentava se gli altri provavano ad effettuare quella stessa manovra che aveva fatto lui. Competitivo, giù la visiera, nessuno amico. Lui e la sua macchina, lui e la velocità, lui e i record, lui e i sorpassi. Ci metteva la passione nella guida, non era un freddo calcolatore: piaceva e spaccava per questo. Per la sua arrogante bravura.

Era un fenomeno, era un uomo semplice, molto religioso, non condizionato dalla fama raggiunta. Ha fatto del bene, e continua a farlo grazie alla sua fondazione, ma non era santo. Era semplicemente Ayrton Senna. Un pilota coraggioso. Un mito dell’automobilismo.

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