Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Scomparsi – Mary McGarry Morris

Paratesto:
Non so più che parole usare, ma vi assicuro che ad un certo punto della vostra vita di lettore imparerete a conoscere anche le copertine. Vi basterà un colpo d’occhio e capirete chi l’ha creata. O almeno succede a me con le copertine firmate Ifix di Maurizio Ceccato. Ci sono affezionato, forse perché sono la porta d’ingresso ad alcuni dei più bei libri che ho letto nell’ultimo anno.
L’immagine di copertina è stata presa dal sito di Federico Novaro. Sito che vi consiglio caldamente di andarvi a vedere. Novaro, tra le altre cose, fa dei veri e propri servizi fotografici ai libri. http://www.federiconovaro.eu/home/

Testo:
Se dovessi citare un aspetto che mi ha colpito di questo libro, senza pensarci un secondo, direi la scrittura. Senza ombra di dubbio. Che poi, non dovrebbe essere questo il fulcro di un libro? La scrittura? La capacità di creare una storia partendo dalla materia informe a nostra disposizione? Nel caso di Mary McGarry Morris (la tentazione di scrivere d’ora in poi MMM è tanta) e del suo “Scomparsi” la scrittura è fedele alleata di una storia molto particolare. La scrittura evoca la desolazione di una storia che vede come protagonisti un uomo qualunque (anche meno di qualunque), Aubrey Wallace; una donna fatale che risponde al nome di Dotty e Canny, una bambina che chiama gli altri due mamma e papà, ma che non assomiglia a nessuno.
Quella tra Aubrey e Dotty è una relazione nata sotto una stella che definire strana sarebbe un eufemismo. Dotty compare all’improvviso e con la sua vitalità malata travolge tutto e tutti generando una serie di eventi che, attraverso l’inconto con il pericoloso criminale Jiggy e la sua famiglia disfunzionale portano ad un epilogo tragico.
“Scomparsi” è un libro che su di me ha avuto un effetto particolare. Non mi capita molto spesso di pensare, mentre leggo, a dei personaggi che stanno di fuori alla trama principale. Mentre leggevo le peripezie del terzetto male assortito e dei personaggi che a mano a mano andavano ad incontrare, io mi chiedevo, vagando in una sorta di trama parallela (non so quanto voluta dall’autrice) come stava proseguendo la vita di quelli che in qualche modo erano stati “toccati” dal passaggio di Aubrey e Dotty. Che ne era della moglie e dei figli di Aubrey? E i genitori di Dotty, gli amici, i parenti? E soprattutto, i veri genitori di Canny? E quale era il vero nome di Canny?
Domande, tantissime domande, domande collaterali, pensieri che servivano a puntellare e a rendere ancora reale questa storia di fuga e desolazione dell’animo.
E’ impossibile descrivere l’impatto emotivo di alcune delle pagine che ho letto, la fragilità percepita nel leggere di Canny con la febbre, di Dotty e Aubrey che si cercano e si respingono, così diversi eppure nati con lo stesso disagio di non appartenenza ai luoghi che hanno imparato a chiamare casa.
Mary McGarry Morris è una penna davvero intensa, che ha l’abilità di imprime in noi delle vivide sensazioni utilizzando uno stile lineare e privo di manierismi. Usa una scrittura pulita che, a strati, dona tridimensionalità ad una storia che molti scrittori potrebbero trattare in modo banale.

Coordinate:
Fa sempre molto piacere andare a ritrovo a spulciare in un catalogo che prima non avevi mai visitato. Quando una casa editrice ti irretisce con un paio di libri poi hai la tentazione di andare a scavare più in profondità. Capita quindi che vai a visitarne il sito internet per informarti delle pubblicazioni meno recenti, degli autori che hanno nella loro scuderia e capita pure che nelle bancarelle dell’usato ti salti all’occhio un libro che prima non ti avrebbe fatto suonare nessun campanello. Con Playground Libri ora è così. E’ diventata familiare, un elemento nuovo e fresco della mia libreria, uno di quegli amici che magari non vedi per un po’ ma che ti da la sensazione di non essere cambiato mai.

Mary McGarry Morris (1943)
Nata nel Connecticut e cresciuta nel Vermont, ha esordito nella narrativa con Scomparsa, cui sono seguiti A Dangerous Woman, Songs in Ordinary Time, Fiona Range, A Hole in the Universe, The Lost Mother, The Last Secret e Light from a Distant Star.

 La traduzione impeccabile è di Antonio Bischioso a cui va dato atto di essersi messo completamente al servizio di questo libro mantenendo, passatemi il termine, inalterata la purezza del testo originale.

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