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Il volto ritrovato – Wajdi Mouawad

written by Adriano Fischer 5 luglio 2017
Wajdi Mouawad

Il volto ritrovato è un testo fulminante. Autobiografico, evidentemente, perché Wajdi Mouawad, scrittore poliedrico, rilegge la sua vita, gli anni in cui, causa lo scoppio di una  guerra civile, è costretto a fuggire dalle sue paese natale. Il Libano. Sradicato brutalmente dalla sua casa, dalla sua vita, il piccolo Wahab, con la famiglia, si trasferisce in un paese lontano. A questa frattura improvvisa e lacerante dalle proprie origini, dalla propria lingua madre, dalle proprie montagne corrisponde però uno smarrimento identitario. Il nuovo mondo cui è stato costretto a vivere gli è totalmente estraneo. Inizialmente, infatti, non riconosce più la sua camera, quel luogo della casa dove trascorreva più tempo.

L’incubo non s’arresta. Volta per volta il piccolo Wahab non riconosce più la sorella, non più la madre. Lo smarrimento assume le dimensioni di un’oppressione, di una paranoia persecutoria. I volti che lo circondano sono esseri che sanno e che pretendono ma lui non li conosce, non riconosce quella gente.

L’unico modo che il bambino Wahab ha di sconfiggere i suoi mostri è quello di scappare via. Il suo peregrinare è lungo, sofferto, periglioso, ma ha una catarsi grazie alla quale riesce a ritrovare le sue origini, la sua terra, il volto di sua madre.

Guardo il ventre di mia madre, quel ventre che si allunga e si distende per le ultime volte della sua breve esistenza. Guardo il suo ventre. Non molto tempo fa, c’ero dentro. Lei mi ha portato dentro e mi ha partorito cacciando le stesse urla che ora l’agonia le strappa dalle viscere, e siccome io ho conosciuto le sue viscere, per un attimo divento fratello dell’agonia. La vedo morire. Vedo il suo ventre morire. Non c’è più niente che possa farmici entrare di nuovo, farmici ritornare. La storia è ormai vecchia. Ho la sensazione che, assistendo alla sua morte, assisto anche alla mia nascita. Stop! È adesso. Mia madre muore.

Il volto ritrovato, non a torto, può essere definito come un romanzo di formazione in cui l’impasto narrativo risulta ipnotico e magnetico.

Nato in Libano nel 1968, si è trasferito prima a Parigi e poi a Montréal a causa della guerra scoppiata nel paese natio. Artista poliedrico, Mouawad è al contempo scrittore, drammaturgo, regista e attore. In Francia e nel Québec è considerato uno degli autori di teatro contemporanei più importanti degli ultimi anni. Lo spettacolo Incendies è stato riadattato a film, ottenendo la candidatura all’Oscar come miglior film straniero nel 2010. Il volto ritrovato è il suo esordio letterario. Nel 2015 Fazi Editore ha pubblicato il romanzo Anima.

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