Home Inchiostro - Recensioni di libri indipendenti e non. Don’t Look Back in Anger – Stone Temple Pilots

Don’t Look Back in Anger – Stone Temple Pilots

by Gianluigi Bodi

Se, una delle tue migliori amiche è Courtney Love e se, lei, dico lei, ti prega di farti ricoverare in una clinica per disintossicarti dalla droga allora, caro amico mio, stai proprio messo male.
Per te il rock è più di uno stato mentale, tu lo incarni, tu sei l’icona del sesso, droga (tanta) e Rock and Roll. E ci aggiungiamo pure l’alcol per essere sicuri.
Gli Stone Temple Pilots (STP) sono un gruppo Grunge/Rock che inizia la propria attività nel 86 dalle parti di San Diego. I primi movimenti li fanno sotto il nome di “Mighty Joe Young”, poi lo cambiano in quello attuale perché evidentemente la casa discografica ne capiva più di loro e con quel nome non c’era verso che sfondassero.
La band suona bene, pure dal vivo, ma il mondo discografico è lento e pachidermico, ci mettono un bel po’ per arrivare al loro debutto nel mondo della musica.
Bisogna infatti aspettare il 92 per veder uscire sugli scaffali “Core”. Ed è subito successo. Nonostante, nello stesso periodo, un altro gruppo di Seattle abbia la capacità di accentrare attorno a sé tutto quanto riguardi la musica Grunge: I Nirvana.
Eppure, gli STP tengono il colpo e il merito, oltre che della bravura dei musicisti è della voce di Scott Weiland. Uno che potrebbe uscire a farsi una serata con Axl Roses e trovarsi a doverlo portare a casa per metterlo a letto. Scott ci mette tutto quello che ha, una voce profonda, sofferta, che prorompe in scatenate manifestazione di rabbia. Ai giovani piace, parla la loro lingua, ha sempre una sigaretta in bocca e lo sguardo di quello che nel momento in cui lo guardi sai già che è altrove con la testa.
Gli anni 90 sono i loro anni.
Come detto, “Core” vende parecchio, nonostante Scott affermi di averlo scritto da sobrio. Rimane l’album più venduto della band a riprova del debutto strepitoso a cui avevamo assistito e a discapito del fatto che alcuni dei critici del tempo li avessero definiti come un sottoprodotto del Grunge dei Nirvana.
Tanto per rendervi conto della schizofrenia degli anni 90 vi basti sapere che nel 94 gli STP sono stati nominati miglior Band esordiente dai lettori del Rolling Stone Magazine e Peggior Band esordiente dai critici. Non fa una piega, giusto?
Nel 94, dopo un paio di tour a supporto dei Rage Against the Machine e dei Megadeath, si fiondano in studio di registrazione e danno vita a “Purple”. “Interstate Love Song” viene programmata nella radio sino alla noia e quando inizia a scemare l’effetto novità prodotto dall’album ecco che arriva un film. “Il Corvo”. I produttori prendono una delle canzoni degli STP e la mettono in una delle migliori colonne sonore mai prodotte. La canzone “Big Empty” è quasi una ballata, una struggente melodia accompagnata dalla voce sofferente di Weiland. Le vendite dell’album riprendono quota. Gli Stone Temple Pilots sono all’apice e quindi era tempo di scendere.
Weiland si fa arrestare per possesso di eroina e cocaina, si dichiara non colpevole, il gruppo si scioglie, lui ne forma un altro senza molto successo e dopo questo periodo di stallo ritornano tutti in studio per registrare il terzo album. “Tiny music…Songs from the Vatican Gift Shop” viene preso a bordate dai critici. La tossicodipendenza di Scott ha raggiunto livelli preoccupanti e nuoce al gruppo e alla sua vena creative. Scott è preso talmente male che non si riesce nemmeno a promuovere l’album degnamente e il tour è tutto un singhiozzo di date annullate e rinvii. E’ qui che Courtey Love lo prega di farsi curare. Segno che il fondo è a portata di mano. Nel periodo in cui Weiland prova a staccare la spina il resto della band prende una strada propria formando i “Talk Show”, ma essendo un’esperienza deludente si sciolgono subito. Anche Weiland ha un progetto tutto suo “Twelve Bar Blues”, ma niente di che. Messo di fronte alla possibilità di scegliere la sua strada creativa Weiland sembra incapace di scegliere ciò che è meglio per se stesso. L’album non rende giustizia alla carica energetica di Scott.
A noi interessano gli anni 90, per cui, l’atto conclusivo del decennio è N°.4. Un album che alterna momenti buoni a pessimi e che in un certo senso segna la fine del percorso degli STP.
Per completezza di informazione, nel 2003 esce Shangri-La Dee Da il cui pregio migliore è il titolo. Il gruppo ritorna a sciogliersi.
Dopo il classico periodo di stasi ecco che le parti si riavvicinano. Sono i giorni nostri. Tra il 2008 e il 2012 ci sono degli abboccamenti, dei contatti non ufficiali, delle mezze voci. Pare che nel 2013 esca un album nuovo degli STP, lo dice Scott Weiland in persona. Dice che gli altri hanno scritto le parti strumentali e che lui dopo deve registrare le parti vocali.
E’ tutto vero, oddio, tutto, quasi tutto.
Nel 2013 esce il nuovo album degli STP, ma non proprio. Il fatto è che prima di far uscire l’album, gli STP fanno uscire Scott Weiland dal gruppo, di nuovo, per quella che potrebbe essere l’ultima volta (a quanto ci è dato sapere).
E l’album? L’album esce, si chiama “Out of Time” ed esce a nome degli STP Chester Bennington, il cantante che, nel frattempo, una sera ad un concerto aveva dichiarato di essere diventato il nuovo cantante degli STP. Aveva anche detto ai suoi fan che non avrebbe lasciato il suo gruppo precedente, quindi, i Linkin Park erano salvi.

Commenti a questo post

Articoli simili

Leave a Comment

Questo sito usa cookies per darti la miglior esperienza d'uso. Acconsenti all'uso cliccando il tasto "Accetta" o cambia le tue impostazioni cookie.