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Christian Rovatti – Corpi estranei

written by Adriano Fischer 13 aprile 2017
Christian Rovatti

Corpi estranei

Il profilo di Ivan Navi lo conosco benissimo ed è per questa ragione che il romanzo l’ho letto, in poco meno di due giorni, come se avessi avuto davanti pagine della mia stessa vita. Ed è quello che, immagino, direbbe qualsiasi quarantenne che si trova incastrato in quella critica fase di adultolescente, neologismo che ho apprezzato molto leggendo la postfazione.

Ivan è un musicista che insegna chitarra a dei ragazzini in una scuola di periferia del bolognese. A seguito di un brutto litigio con Maria, approfitta della separazione per fare il punto della situazione. Un punto soffertissimo perché ci si sente in quel precario equilibro che porta a misurare ogni passo intrapreso, avendo la sensazione angosciante che l’eventuale passo sbagliato sia l’ultimo e che non esista più la possibilità di tornare indietro. Per sbagliare meno, per sbagliare diversamente.

Come, infatti, gli ricorda il suo boss, il direttore della scuola, i quaranta sono l’età in cui non ci si sente così vecchi da buttare la spugna ma neppure tanto giovani da perdere altro tempo e rimandare certe decisioni importanti.

E Ivan è uno di noi che cerca qualcuno con cui parlare, con cui chiarire questa impotenza, questo horror vacui che lo isola tanto da sembrare essere l’unico a porsi questi interrogativi. Per questo, in un primo momento, chiederà aiuto al dottor Birra, uno psicanalista con cui avrà dei contatti preliminari il quale gli spiegherà la cruda verità, ovvero che la psicanalisi non aiuta a star meglio, aiuta invece a sapere vivere e affrontare meglio il fardello della vita.

Ivan è un eroe borghese del nostro tempo, di questi ultimi vent’anni, quei ragazzi, perché sì, la classe ‘78 è giusta definirla così, che non accettano e non digeriscono come la società si sia evoluta. Ai suoi tempi, la generazione di cui faceva parte, indossava magliette dei Nirvana, dei Megadeth, dei Queen of Stone Age, degli Ac/Dc, dei Rage Against Machine, dei Metallica. È cambiata la musica, è cambiata chi l’ascolta e i risultati li abbiamo davanti gli occhi.

Adesso, l’unico obiettivo è mettersi in mostra aldilà del contenuto, anzi il contenuto è stato svuotato del suo significato, e tutto ciò che prima era intimo, riservato, profondo, è stato reso pubblico, tangibile, condivisibile.

I social network rappresentano il nostro declino generazionale. Facebook capeggia quest’armata con milioni di persone in competizione a chi mette in mostra il culo più ammiccante e senza rendersi conto di non valer di più di quella merce che troviamo esposta sui banconi dei macellai.

Maria è il motivo più importante del suo conflitto interiore.

Questa separazione, non si sa se definitiva o transitoria, è stata fortunosa perché ha dato modo a Ivan di porsi quegli interrogativi che la meccanica quotidianità aveva sommerso, l’oggidiano borghese senza rischi, piatto a tavola, quel giusto di vita mondana, preoccupazioni quelle giuste, di solito vezzose e salottiere.

Sarà questa quotidianità, infatti, il motivo tracimante; è questa a prevalere sul rapporto? È così determinante da non potervi rinunciare perché altrimenti dietro l’angolo c’è un’esistenza solitaria e rancorosa? Maria è una necessità, un bisogno o un desiderio? e se alla fine si scopre che innamorarsi non è uno stato d’animo ma un processo di decisione, qualcosa che si concretizza nel tempo, che si raggiunge dopo innumerevoli prove, sacrifici? E se quella consumata frase “ti amo” non fosse altro che la sigla finale di questo tormentato processo? Ed è possibile trovare un compromesso tra un amore che rende schiavi e una libertà che rende soli?

 

Christian Rovatti, classe 1978, è un musicista, insegnante di musica e scrittore bolognese. Dopo gli studi al liceo scientifico decide di fare della musica il proprio mestiere principale, laureandosi in batteria presso il Conservatorio di Musica di Bologna. Presidente dell’Associazione culturale Musicisti di Bologna, all’intramontabile passione per la musica affianca da sempre l’amore per la scrittura, che lo conduce a pubblicare nel 2014 il suo romanzo d’esordio, Comodo Buco Addio (Giraldi Editore).

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