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Capelli Struggenti di Franz Krauspenhaar

written by Alessandra Piccoli 29 maggio 2017
Capelli struggenti, Franz Krauspenhaar, Marco Saya,

Capelli struggenti

Momenti intimi, il primo blocco di questo libro inizia con i versi di questo testo:

“Mamma io sono già morto
e vorrei approfondire il futuro”.

C’è un universo amaro in queste due righe che introduce un libro denso, talmente pieno di rappresentazioni che va letto sicuramente almeno due volte; la prima di pancia, la seconda per apprezzarne il talento nell’accostare e incastrare parole, suoni e immagini e quindi tutta la poesia contenuta.

Alcuni testi sono dei cortometraggi bilanciati, potenti, mai pesanti, altri sono brevi, sincopati, necessari in poche battute.

Parole come lame di precisione, Franz è un funambolo narrativo e dell’accapo: qualità rare in una persona sola. Queste poesie sono sconvolgenti, ti tirano il fiato, ti stringono i fianchi.

I temi della morte, del suicidio che “salva gli insalvabili”, della decandenza mentale e fisica sono centrali. Così come il lento consumarsi, mentre il poeta fa da spettatore a se stesso, e guarda i propri capelli struggenti, titolo meraviglioso della raccolta, “ricordi di cose cadute, esalate, spinte all’incontrario”.

Franz nella sua scrittura onirica, a tratti allucinata, preferisce di gran lunga la disperazione all’angoscia che dice: mi dà noia. Nel testo “Dispera” riesce a dare un corpo a tutto questo, una donna con cui fare l’amore che ha i polsi tagliati.

La solitudine unita all’idea matura o forse maturata che non esista l’amore ma soltanto l’amare, lo trascina all’incontrario nelle delusioni bambine. È difficile non lasciarsi incatenare, soffocare da questo vortice che ci fa da specchio, perché il poeta lo fa col talento di chi usa oggetti quotidiani, odori, sapori, cibi e si sa che nulla possiamo contro la più ancestrale delle memorie in dotazione all’uomo.

Vorrei dirvelo con queste parole di Franz:

L’Ultima birra

L’ultima birra la tieni a distanza sul tavolo,
la dosi, centellini, risparmi, è l’ultima,
come è l’ultimo quarto d’ora, il respiro,
come è l’ultimo rantolo disteso a terra
prima della morte. È l’ultima birra di te
reattore, agente, subdolo poliziotto
d’un mondo ancor più distorto, perverso,
i tuoi stivali neri anche d’estate, il tuo
sfollagente. L’ultima birra è un domani
che non avrà mai luogo, è l’ultima pigione
da pagare. Muori, e serba con te ricordi
a caso, come sciolti dalla bocca di un pazzo,
da un ubriaco, da un film di fantascienza.

 

Franz Krauspenhaar (Milano, 1960) ha pubblicato finora 9 romanzi, 1 saggio narrativo e cinque libri di poesie, tra cui questo. Tra i romanzi ricordiamo Le cose come stanno (Baldini & Castoldi, 2003) , Era mio padre (Fazi, 2008 Pre­mio Speciale Palmi per la Narrativa 2008), L’inquieto vivere segreto (Transeu­ropa, 2010), Le monetine del Raphael (Gaffi, 2012), Grandi Momenti (Neo, 2016). Ha pubblicato poi nel 2013 gli ebook Il subentrato e La bella moglie, due brevi romanzi noir per Lite Editions. In poesia ricordiamo Franzwolf (Torino Poesia – Marco Valerio Editore 2009), Effekappa (Zona, 2011), Biscotti Selvaggi (Marco Saya Edizioni, 2012) e Le belle stagioni (Marco Saya Edizioni, 2014). Ha fatto parte per quattro anni della redazione del blog Nazione Indiana, e ha cofondato i blog La poe­sia e lo spirito e la webzine Tornogiovedì. Scrive di letteratura, arti e costume per varie testate.

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